Da Platone a Jean Baudrillard contro i simulacri

di Bruno Ceccobelli

È urgente dimostrare alla prossima umanità quantistica una “novella” Storia dell’Arte, così da non abbandonarla alle attuali narrazioni estetiche fossilizzate nel formalismo stilistico e legate ad una filologia razionalistica dimostrandosi funzionali ad un simulacro del potere capitalistico. Ne è convinto l’artista Bruno Ceccobelli che intende difendere le opere d’arte metafisico-astratte come fondamentali archetipi spirituali e nostri simboli sacrali.

 

  • Il mito della caverna, Platone

 

Te Deum, Pacem in terris.

L’odio, le guerre, le violenze sono i simulacri del materialismo ateo, laddove l’umanità è scambiata con la merce.

A tutt’oggi molta critica d’arte crede che tutti gli artisti producano le opere d’arte per venderle ed avere del successo, non tutti per fortuna, altri all’opposto creano per avere una partecipazione linguistica “riservata” con il soprannaturale, una specie di individuale estasi coloratissima, una effusione sensuale metafisica, una mistica segreta!

Platone (428-348 a.C.) il noto filosofo greco era contro la “pittura” mimetica della sua epoca (e faceva bene!), tali rappresentazioni di figure naturali, belle o brutte che siano state, erano considerate comunque imperfette (vedi il mito della caverna), di una realtà imperfetta, e fuorvianti, rispetto ad un realtà ideale desiderabile per una vera conoscenza, anche se, sapienza invisibile e astratta.

Jean Baudrillard (1929-2007) filosofo politologo francese criticò aspramente tutto: la nostra società e soprattutto la politica, l’economia, la pubblicità e infine la Pop Art che imitava la realtà, edulcorandola.

Jean contestava i tecno-media che, attraverso la loro versione dei simulacri, rendevano la realtà più vera del reale, creando così un’iperrealtà: una vera e propria impostura, in questo affine al filosofo e sociologo francese Guy Debord (1931-1994), avvalorando così la tesi di quest’ultimo sulla “Società dello Spettacolo”.

Baudrillard spiegò molto bene l’inganno con la sua critica feroce al sistema dell’arte contemporanea tanto che ne fece un libro dal titolo “Il complotto dell’Arte”; in realtà non ce l’aveva solo con la Pop Art, che aveva definito il “delitto perfetto” di una cultura reclamistica capace solo di annoiarlo, ma in toto condannava «Un’arte di consumo che non dà illusioni né verità».

L’arte e la cultura del Novecento in generale, dice Baudrillard: «Hanno fallito applicando un asservimento culturale decorativo al potere capitalistico; le masse indifferenti sono sempre più influenzate da banali simulacri mediologici sempre più funzionali…» soprattutto se slogan sintetizzati (vedi il successo dei Meme Tic-Toc); essi svolgono una “Strategia del Vuoto”, un vuoto psicotico a perdere, finalizzato a non dover capire, ma “guardare per dimenticare” (è il famoso lavaggio del cervello)…

 

  • Pop Art, Roy Lichtenstein

Nella post-modernità come ci dice Baudrillard, con l’uso dei simulacri s’intende quindi alludere ad una iperrealtà o alla post verità delle fake news.

Il linguaggio pop costruito strumentalmente come retorica e maschera sociale della descolarizzazione; un simulacro a volte appare come un potere prevedibilmente repressivo e a volte come intrattenimento di una stupidità dozzinale.

In realtà le leggende sui misfatti devianti dei simulacri storici per noi occidentali cristiani sono antichissime: iniziano nel XIII secolo a.C. con il profeta Mosè; mentre il condottiero degli israeliti era sul monte Sinai ad attendere i comandamenti da Yahweh, durante la sua lunga assenza, il popolo giudeo, confuso, iniziò ad adorare un vitello doro, cioè un idolo, un falso simbolo.

Perciò Mosè, sceso dal monte Sinai con i dieci precetti scolpiti in pietra, avvedendosi delle irriverenti profanazioni si adirò e distrusse il vitello d’oro poiché lui stesso stava consegnando al suo popolo le tavole delle Leggi di un nuovo Dio Trascendente, non rappresentabile e apprezzabile ancor più del vitello e più dell’oro, proprio perché inaccessibile, così da mettere in funzione la sublime Immaginazione.

 

  • Il vitello d'oro, Damien Hirst

 

Più tardi, circa 1300 anni dopo, la stessa “scena” epica si ripeté con l’apostolo Paolo in visita ad Atene, dove trovò una città con bellissime statue e architetture e una decina di templi aulici dedicati ai vari dei, ma lui, l’apostolo di Cristo, indignato li evitò e andò ad adorare un semplice altare eretto al Dio ignoto…, dimostrando che il vero Dio è Astratto.

I geni (o i Bodhisattva 1, per l’oriente) appaiono senza tempo, né legati ad uno spazio geografico preciso, nascono ovunque, al modo dei vagabondi dello spirito, considerati pure “folli di Dio” o cavalieri del nulla, visti e concepiti come dei fuori classe, mostri sacri, fuori registro, molto vicini alla follia e alla santità.

Quasi sempre queste vite speciali, segnate da estro extra, si presentano provati da un corpo troppo fragile 2 per sopportare il loro Spirito di Luce.

Due di questi geni ottocenteschi, campioni artistici “straripanti” e “cagionevoli”, sono Goethe e Redon, moderni romantici.

«Mehr Licht!» «Più Luce» disse in punto di morte Johann Wolfgang von Goethe, talento olistico tedesco (1749-1832 ): filosofo, poeta, drammaturgo, critico d’arte e musicale, nonché pittore.

«Nato morto a mezzo giorno» questo ci narra lo stesso Wolfgang nel libro “Poesia e Verità”; una levatrice inesperta, estrasse un corpicino violaceo asfittico che si riprese solo dopo lunghi massaggi col vino sul muscolo cardiaco.

Goethe passò una vita affettiva piuttosto travagliata tra lutti famigliari e suicidi di poeti amici: ebbe un fratello morto a sette anni e una sorella, Cornelia, di un anno più giovane, affezionatissima al suo Wolfi, ma che lui spesso derideva per la sua ricercata indipendenza femminista; l’intima consanguinea morì a ventisei anni, al suo primo parto; si sposò in seguito con Christiane Vulpius, la coppia ebbe un figlio August e altri quattro che morirono quasi subito; Cristiane morì cinquantenne di una rara malattia e l’unico loro figlio, August, decedette due anni prima della morte del poeta.

Il futuro letterato della Weltliteratur 3 (letteratura mondiale) visse poeticamente nel pieno gli anni dello “Sturm und Drang4 (Tempesta e Impeto) movimento centrale del Romanticismo Tedesco che precorreva di cent’anni, con alcune similitudini “passionali”, quella carica eversiva nichilista del nostro Futurismo.

Goethe, a diciannove anni, forse per eccessi mondani, si ammala, ha uno sbocco di sangue e viene curato, senza capirne la causa, nella sua villa di campagna, dalla madre e dalla sorella per lunghi mesi, in quel periodo ha crisi religiose e si avvicina a varie confessioni cristologiche.

Inizia la sua carriera come poeta e poi passa ai romanzi; a 25 anni il primo successo: “I dolori del giovane Werther 5” poi il romanzo delle passioni umane: “Le affinità elettive” e ancora il suo lungo capolavoro: “Faust”, la rivelazione della luce dell’antichità nel gran tour artistico: “Viaggio in Italia”.

Finisco abbreviando con il citare un saggio scientifico filosofico importante soprattutto per noi pittori, la discussa “Teoria dei Colori” 6.

  • Teoria dei Colori, Goethe

 

Goethe iniziò a dipingere da adolescente semplici paesaggi pastorali, fino a finire nella maturità con dei “Paesaggi Anemici” (come direbbe Mario Schifano) anticipando di centocinquanta anni la Pop Art.

 

  • Paesaggi anemici a confronto, Mario Schifano e Goethe

 

Infatti, Wolfgang, clamorosamente chiaroveggente, si misurò con una pittura umorale monocroma 7; non so se consapevole o no, sta di fatto che Andy Warhol, nel 1982, omaggiò questa innovazione, riproducendo il ritratto di Goethe, eseguito nelle campagne romane nel 1787 dal pittore Tischbein, in una serie di serigrafie, unendo visivamente, forse, due mondi diacronici, di luce.

 

  • Fig. 8 Goethe, Andy Warhol

 

Presi nell’arte da un segno di Luce (fisiologico come direbbe Wolfi), scambiamoci un segno di Pace.

Bertrand-Jean Redon, il più grande e misterioso simbolista dell’Ottocento conosciuto come Odilon Redon (1840-1916) fu un incisore e pittore francese; a sei anni soffrì di crisi epilettiche, venne portato in pellegrinaggio alla Madonna di Verdelais varie volte, la sua guarigione rientrò nei casi miracolosi avvenuti in quel luogo.

I medici prescrissero ai suoi genitori, a causa della sua fragilità psicologica, di evitare qualsiasi “sforzo celebrale” e così iniziò gli studi molto tardi, nel frattempo, lontano dai suoi famigliari si perse nella proprietà di campagna fantasticando in solitudine confinato nei boschi e nelle vigne custodite dallo zio.

I genitori volevano che studiasse architettura, ma non superò gli esami d’accesso; a quindici anni iniziò a studiare privatamente la pittura con il paesaggista romantico Stanislas Gorin, ma ben presto per incapacità relazionali lasciò il suo atelier.

A vent’anni gli fu favorevole l’incontro con l’incisore simbolista esoterico, Rodolphe Bresdin e fu conquistato dalla grandezza di Dürer e di Rembrandt, inoltre si appassionò ai romanzi di Edgar Allan Poe e ai saggi di Charles Baudelaire al quale dedicò con grande abilità un album di litografie in bianco e nero e disegni in carboncino, iniziando così il suo Période noire dal titolo “Dans le rêve”.

 

  • Odilon Redon, Il polipo deforme galleggiava sulle rive, una sorta di ciclope sorridente e orribile, 1883 e Sant'Antonio, 1889

Odilon, disilluso dal reale visibile, va alla ricerca dell’invisibile reale come un medium va a caccia dei propri fantasmi nell’oscurità; ebbe un grande amore per la botanica… lo studio della natura fu fonte di copiose fantasie.

Amò appassionatamente la musica di Richard Wagner, Bach, Beethoven e Schumann; le sue opere simboliche sono, in effetti, sinergie sinestetiche tra mito e suono, difatti lui stesso si definiva convintamente un peintre symphonique.

Nella sua maturità, nel 1890, nei suoi soggetti pittorici appaiono deflagrazioni di colori teneri pastello policromatici, segni veloci come chimere sonore dentro atmosfere lunari o solari, soprannaturali.

Odilon è un mago del colore umorale, nelle sue tele si palesano improvvise visioni oniriche: seducenti occhi vaganti, ritratti melanconici, oscuri mostri, sfuggenti animali e insetti alati, minia archetipi e miti greci con inaspettati contrappunti morfologicamente eleganti, incentrati sul libero fluire del colore.

 

  • Odilon Redon, Apparizione, 1905 e Alberi su sfondo giallo, 1901

 

Pertanto, il grande Redon, “instabile” bambino e pittore autodidatta, all’età di trent’anni fu nondimeno primo precursore postmoderno (di circa cinquant’anni), sia come Surrealista nei soggetti rappresentati, sia praticando un’Astrazione Informale nella stesura degli sfondi dei suoi quadri.

L’ignoranza è il simulacro feticcio della divina sapienza, la burocrazia è il simulacro delle leggi del cuore, gli agi sono i simulacri della nostra salute psicofisica.

I signori dei simulacri sono toujour pop, sono “possessori” dello stile, creativi che vanno di moda, che definirei voyeur poligrafi: <<Facile copiare, difficile inventare>>, solo i creatori sono i “geni” fattivi!

Ingegni “lampanti” tali perché si consumano donando le loro vite, lottando contro le incomprensioni sociali e nel superare i propri limiti… senza fini di lucro.

Questi artisti, poeti “solisti”, quelli che storicamente si dicevano presi dall’Umor Nero, spesso sono cagionevoli, con vite brevi 8, disturbati, depressi, forse etilici o dediti alla droga… sì insomma imprevedibili, ma incomparabilmente divini!

Presentiamo allora questa Storia dell’Arte Quantistica dell’Anima, svolgimento: ci furono, ci sono e ci saranno artisti cosmici Bodhisattva che se pur malati, schizofrenici o malvisti, comunque sempre innovativi e preveggenti, perché oltre ai tempi e alle convenzioni.

Artisti da me ricercati, perché non citati nelle classifiche della storia dell’arte ufficiale, sciaguratamente mummificata nelle mode atee; costoro, viandanti controcorrente, anche se disadattati, dissociati, discriminati e scordati dal mercato, poiché ingegni “vasti” ed eterogenei appartengono all’altra storia universale del bello sensibile, come sacro.

Contro i simulacri del potere, per la sacralità individuale.

Tutti adepti della Teologia della Bellezza.

Il Messaggio è finito, andate in Pace!

 

 

1 “Bodhisattva”: nel Buddhismo sono esseri illuminati semidivini che per pietas si reincarnano per aiutare gli altri.

2 “Fragile”: a proposito, voglio qui ricordare, l’istruttivo saggio su arte e disagi, testo del critico d’arte e curatore Roberto Gramiccia, con la collaborazione di Ginevra Amadio, “Teoria della Fragilità”(Alla ricerca di un potere nascosto) ed. Diarkos.

3 “Weltliteratur” vocabolo tedesco coniato da Goethe nel 1827 tradotto in “letteratura mondiale”, per descrivere lo spirito civile delle arti e delle scienze legate alle tradizioni dei popoli.

4Sturm und Drang”(Tempesta e Impeto): titolo e contenuto ispirato dal testo letterario di Friedrich Maximilian Klinger Der Wirrwarr (La confusione), che nel 1776 diede origine a discussioni e a vari apporti tra gli intellettuali dell’“Età di Goethe” per il futuro movimento conosciuto come Romanticismo Tedesco.

5 “I dolori del giovane Werther”: romanzo di Goethe del 1774 che tratta le vicende “avverse” di Wolfgang e che divenne molto popolare, fu stampato due volte; nella seconda ristampa dovette modificare il finale, perché nella prima versione il giovane Werther si suicida per amore, scatenando nei lettori, purtroppo, una moda di suicidi.

6 “Teoria dei Colori”: saggio scientifico e psicologico di Goethe sulla colorimetria, del 1810, scritto in un ventennio; anticipava la cromoterapia e confutava le tesi materialiste, meccanicistiche e atomiste di Isaac Newton espresse nel testo “Opticks” scritto nel 1704. Wolfgang descrisse che nel fenomeno corpuscolare della luce i colori assommati proiettati da un prisma cristallino, non formerebbero una luce bianca, ma che tutte le varietà dei colori deriverebbero da un effetto dell’interazione tra la luce e l’oscurità… e sono contenuti nel color magenta. Goethe era filosoficamente neoplatonico e accoglieva la nozione dell’Idealismo Tedesco <<è il soggetto che fa essere l’oggetto>> e considerava il colore dal punto di vista qualitativo fenomenologico cioè psicologico, morale, estetico ed emotivo individuale (secondo Goethe <<la scienza doveva uscire dalla poesia>>), distinguendo due qualità principali del colore: la polarità caldo e freddo e il colore fisiologico, una reazione mentale che proietta nella visione anche i colori complementari.

7 “Monocroma”: l’intento della pittura monocroma di Goethe si basava sulla sua ricerca innovativa per stabilire accostamenti di colori fisiologici complementari.

8 “Vite brevi”: voglio ricordare il romantico saggio dello storico e critico d’arte Flavio Caroli “Trentasette- il mistero del genio adolescente” ed. Oscar Mondatori, vite brevi di geni morti giovani, tra questi molti artisti!

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