
L’artista Bruno Ceccobelli si trasforma in cinofilo della storia dell’arte facendo delle incursioni tra estetica e politica e tra etica e cinismo. Illustrandoci alcune mancanze dell’arte delle avanguardie ragiona su come certe pratiche estetiche abbiano alimentato la sfiducia intellettuale di una parte dell’Arte Contemporanea.
Ma c’è anche una politica cinica? Sì, soprattutto!
Erdoğan, anfitrione del Summit NATO di Ankara nel 2026, regala come cadeau di fine riunione, a ciascuno dei 32 membri delle rispettive nazioni, una pistola di produzione turca con inciso nome e cognome dell’ospite, corredata di sei proiettili d’oro.
Ora si può fortemente sospettare che Erdoğan, artista dell’ancien régime, faccia ancora parte dei dadaisti islamici dello scorso secolo.
I pensatori greci detti cinici, partecipi della filosofia dei cani che abbaiano ai loro padroni, rifiutavano qualsiasi convenzione sociale; ancora oggi i “cinici” hanno un tipico atteggiamento anarchico come quello dei molti para-rivoltosi più recenti, dalla rivoluzione francese in qua.
Auspicano, contestano, sfrontatamente con slogan, ecco per es. Diogene di Sinope, antenato di Donald Trump, a chi gli chiedesse perché lo considerassero un cane rispondeva: <<Perché scodinzolo a chi mi dà qualcosa, abbaio a chi non mi dà nulla, mordo i malvagi>>; per loro le regole del pudore e del decoro, proprio delle loro epoche, erano un vivere male, si fidavano solo di un ritorno alle regole naturali, quali quelle del buon selvaggio tipiche dell’Emilio di Jean-Jacques Rousseau.
L’Arte Cinica, oltre a inneggiare alla bruttezza come valore estetico sovversivo, è un’antiestetica sprezzante che in realtà si comporta come un’arte cieca e sorda.
Se è vero che la sofferenza umana, dettata dall’indifferenza verso l’altro (sfruttamento, ingiustizie, soprusi, torture, guerre), scatenata dai desideri più bassi (vanità delle vanità), distribuisce i più crudeli strazi a catena… allora perché contrapporre ad essa, gareggiare e rivaleggiare con la meschinità del mondo raccontandola o illustrandola in arte? Ottenendo e assommando l’una all’altra, alimentandola?
Premesso che ognuno vede quel che crede, io per esempio, sono un fazioso dell’arte spirituale cioè della Bellezza e della Grazia.
Per me, chi crede che opera d’arte sia il suo prezzo è un disturbato mentale ed è inutile che vada dallo psichiatra.
Sarebbe come dire che il prezzo economico o la finanza “creano” l’opera d’arte più bella che pria… oppure che l’amore dato dalla propria madre possa essere scambiato per una “dolce” somma!
Ci sono molti maniaci delle classifiche, molti gli ossessivi compulsivi, molti i cleptomani e i bugiardi bulli cinici guerrafondai, questi sono dei fottuti egoici…, dovremmo vietar loro costituzionalmente di parlare e comprare “arte”, tanto non la capirebbero mai… nati deboli con alcuni deficit cognitivi.
Gli ignoranti per vocazione sono più pericolosi degli avidi, così i burocrati più ignoranti governano il mondo con una loro subcultura-legge della giungla-; gli ignoranti sono i traditori dello Spirito e della cultura dell’etica, tutti personaggi esistenzialisti senz’anima e con la paura della fatica nel costruire valori significanti… sono loro medesimi dei distruttori…
La Bellezza è benessere, cioè eticità.
Il XX° secolo è stato definito, per via delle due guerre mondiali, il “Secolo Breve” ma anche il “Secolo degli Orrori”.
Ora lungi da me effettuare un improvvisato revisionismo storico o un giudizio individuale sul XX° secolo, sui suoi singoli artisti geni o demoni nel loro passato, il mio focus è sulla materia delle loro opere, il loro risultato, il loro valore finale.
Opere d’arte che devono reggere alla prova finestra dei secoli, dunque opere determinate da vicende miserabili di tempi malsani, ma di certo tangibili radiografabili testimonianze di come alcuni pennelli cedettero alle condizioni sfavorevoli subendone i fenomeni avversi, oppure reagirono veramente e orgogliosamente con poetiche rivoluzionarie e dipinti come quelli di Malevič o Mondrian o dei nostri fratelli De Chirico.
Ma è logico chiedersi da spettatori o da protagonisti attuali se combattere il male con il male, o il brutto con il brutto, se sia meglio arrendersi e sprofondare negli abissi dell’immondo e fare allora della “cronaca” figurativa, oppure ribellarsi, combattere e costruire il bello e il giusto indistruttibile partendo dalla Pistis Sophia?*
Queste alcune frasi di due geni materialisti artisti del Novecento come Pablo Picasso (1881-1973) e Francis Bacon (1909-1992).

Picasso: <<Dipingevo sette opere brutte per fare risaltare le tre belle>>, insomma per Pablo il brutto non era contrario del bello, ma un’altra forma di verità che esaltava il bello.
Elogiava il rimanere bambini, per dipingere come bambini, collezionava l’arte rituale africana o della papuasia o la schizofrenica “Art Brut” come ispirazione; certamente orizzonti culturali da tenere a memoria per la gestalt e per la mitologia simbolica antropologica, ma questi reperti istruttivi erano utilizzati per soddisfare i suoi vanitosi e remunerati scandali pittorici e per giustificare la distruzione della sfruttata e vituperata cultura violenta dell’Occidente.
Allora l’arte diventa veicolo politico fazioso da parte di una determinata visione esistenziale nietzschiana materialistica della storia canaglia.
L’opera picassiana “Les demoiselles d’Avignon” del 1907 che rappresentava le prostitute di un bordello di Barcellona (con donne fatte a pezzi e con forme grottesche), fu da Pablo tenuta nascosta per molto tempo, e fu esposta solo nel 1916 e comunque fu considerata immorale e scandalosa dalla critica e dagli amici più sodali come Matisse, che la marchiò come uno scherzo.

“Testa di donna (Fernande)”, scultura del 1909 del periodo cubista picassiano ispirerà l’Antigrazioso ritratto della madre di Boccioni del 1912 e il futuro “L’Antigrazioso (o Bambina)” del 1916 nell’opera di Carlo Carrà.


Lo scandaloso cinismo delle guerre tanto elogiate dai Futuristi certificò gli scandalosi e disarmonici formalismi delle avanguardie**, votate ad essere ridotte a semplici e povere cronache adeguate ai tempi infami.
Francis Bacon amava pitturare masochisticamente la parte oscura dell’animo umano fra emozioni sguaiate: paure, tabù, ossessioni con deformazioni dei corpi umani ridotti, purtroppo, ad ammassi di carne.
Figure sfuocate o cancellate nelle facce e negli arti ridotte a mostri; l’artista inglese dichiarò: «Dipingo la brutalità dei fatti» esprimendo negli sfondi desolanti dei suoi soggetti scarnificati o macellati, gabbie e tinte piatte, solitudine, incomprensioni; disse anche «Ma che cosa vi aspettavate che mi mettessi a dipingere rose rosse nel secolo degli orrori»
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Non si può salvare il mondo, ma lo si può consolare o lo si può ossessionare ancora di più, cosa sia meglio, scegliete!
Il mondo capitalista sarà più contento se siete pittori che “abbaiate come cani”, visti cioè come schiavi che semplicemente fanno scena, buffoni di corte che sbraitano in fondo ad un salotto e che smaniano per farsi vedere protestando con veemenza mentre vorrebbero terrorizzare il padrone, ma in fondo con gesti consoni a quegli spiriti immondi che li nutrono.
L’assurdo non comprende il normale, in genere la maggioranza dell’umanità è assurda!
Poi ci sono i saggi che sono i normali con il buon senso e che sentono la necessità di sacralizzare, dare significato alle cose, alle azioni e ai fenomeni naturali, rendendoli evidenti e gentili attraverso la bellezza della poesia, senza agi.
Nella psico-geografia delle regioni-ragioni non nazionalistiche, ma quelle delle ipotesi immaginative, c’è anche una nazione estetica della nostra coscienza illustrata.
La Repubblica dell’Arte, una Democrazia Divina popolata solo da artisti creativi e costruttivi, non ha turisti, non tecnologia, non possono entrare collezionisti guardoni, ladri di anime, saprofiti, mitomani e frustrati.
La Repubblica dell’Arte è governata dalla luce della Grazia, ed è la più civile fra le nazioni globali, perché ogni opera è una devozione alla Gioiosa Coscienza Universale.
Lì si vive in una quarta dimensione, fuori dal tempo saturnino, ci si scambiano, barattandole, opere d’arte astratte metafisiche, non ci sono “poteri” se non quello del bello spirituale… uguale fra gli uguali, non ci si parla… solo simbolica telepatia amorosa.
N.d.a. Questo articolo nasce in contrapposizione ad un altro articolo uscito su ArtsLife a firma di Brunello Montagnese dal titolo “Mostri d’autore” in un commento all’esposizione “Bellezza e Bruttezza nel Rinascimento” alle Gallerie d’Italia a Milano
*Pistis Sophia: Fede e Sapienza è anche il titolo di un vangelo gnostico scritto in lingua copta probabilmente nella seconda metà del III secolo denominato Libro del Salvatore… La sophia è l’anima travagliata che viene salvata dalla Luce del cristianesimo.
**Avanguardie: a tal proposito vi faccio presente un’intervista del celebre regista Werner Herzog: