L’ipostasi dell’Arte Contemporanea

di Bruno Ceccobelli

 

Magritte (1950 circa)

Come è possibile che, per essere ultramoderni, si debba essere retro-futuristi? In questo articolo l’artista Bruno Ceccobelli, nel suo excursus storico, ci edotta sul fatto che sì l’arte è solo filosofia, una saggezza gnostica che regna fuori dal tempo, ma chiarisce anche l’idea che la qualità di un tempo non abbia bisogno di riprodursi come novità progressiva e rivoluzionaria, per essere contemporanea.

 


…Voi vi divertite con noi

E vi rubate tra voi

In questo mondo di ladri (ooh, ooh, ooh)

In questo mondo di eroi (ooh, ooh, ooh)

Voi siete molto importanti (ooh, ooh, ooh)

…Hey (hey) in questo mondo di santi

Il nostro cuore è rapito

Da mille profeti e da quattro Cantanti…*

Siamo dentro il Tempo della Miseria intellettiva (vedi come tutto viene demandato alle I. A., si fa avanti il pensiero cieco), applicato dai dominatori delle Tenebre, gli Arconti, i governatori dell’oblio; costoro rubano il tempo alle coscienze radiose, sono ladri di sogni e di idee: ladri di luce, ladri di immagini, ladri d’arte, ladri di verità, ladri di felicità.

Gli Arconti dominano i cieli del caos, per vivere rubano perché non hanno l’anima; menti in ombra, primitive furbe e ignoranti avvezze solo all’uso della forza fisica, senza vergogna, ma con maschere di correttezza… istituzionale.

Vergogna, un concetto questo e una parola che da almeno cento anni non ha più senso nel nostro stato intimo, ridotto dal mondo razionalista, relativista e materialista al deserto dei Tartari.

Del senso e del valore morale gli Arconti, necrofili pronti al furto d’identità, hanno fatto tabula rasa, abolendo il senso del rimorso verso l’Alto e l’Altro, infangando il senso basilare della vita intesa come gratitudine.

L’ipostasi dell’arte è la sua sostanza interna (non la sua forma fisica o le sue dinamiche mercantili) la sua intrinseca gnosi illuminante e purificante, la Bellezza.

Ecco a tal proposito che il poeta Ungaretti distillò in una goccia di miele splendente, “M’illumino d’Immenso”, questo stato di grazia che ci dona la “bellezza”, risuona insieme a noi con tutto l’Universo e ci comprendiamo.

Il “pensiero della luce”, formalizzato dalle mani del Salvatore, è l’occhio della luce dell’artista, espressione del sacro.

Ecco perché abbiamo bisogno di immagini Sacre!

La bellezza del creato rivelata dall’arte ci rende sicuri “colmi calmi”… l’arte ci purifica, ci responsabilizza al bello, alla pace.

Il mestiere degli artisti che lavorano con la “luce” è il mestiere della felicità, tutti gli altri mestieri dei nostri sistemi sociali ci possono anche offendere, ricattare, sfruttando le nostre incertezze, le debolezze limitate dalle nostre necessità decadenti.

Ulteriormente l’arte è più di un mestiere, per gli artisti figli della Luce è una filosofia e per quelli umanamente più consci e originali, una “religione”.

In Picasso, genio cleptomane visivo e in tutta l’arte contemporanea del XX secolo, c’è stata veramente una rottura rivoluzionaria con l’arte del passato? Quegli artisti avanguardisti ci hanno veramente “battezzati” di nuova luce? O hanno derubato i veri tedofori?

 

Picasso ”Guernica” 1937

 

Paolo Uccello ”Battaglia di San Romano” 1435 circa

 

Paolo Picasso disse di essere debitore per il Cubismo a Paolo Uccello, infatti, al Louvre, ci fu una mostra con i due artisti messi in comparazione dopo cinquecento anni, l’uno con Guernica e l’altro con una delle tre pale della battaglia di San Romano, quella parigina… chi fu il gratificato?

Allora, facciamo una vera ricerca retroavanguardista a volo d’aquila, sul rubare con gli occhi, per svelare tutti i veri rivoluzionari contemporanei a partire dal Cinquecento e rispettiamo l’estetica primigenia senza tempo.

Secondo voi, dopo il Rinascimento Europeo, con quei fantasiosi pittori geniali a contare da Pieter Bruegel il vecchio (1525-1569) a Pieter Bruegel il giovane artigiani del quotidiano dal senso avulso (1564-1638), da Giuseppe Arcimboldo (1526-1593) l’alieno che dipinge a uno psichedelico Hieronymus Bosch (1453-1516), pittori da considerare ancora contemporanei a noi, mi domando onestamente: ha senso dopo quattrocento anni riscoprire un’avanguardia, ora celebrata come Surrealismo, che ci stupisca e ci illumini più di quella originale?

 

Pieter Bruegel il vecchio ”Superbia” 1557

 

Pieter Brueghel il giovane ”Parabola dei ciechi” 1568

 

Giuseppe Arcimboldo ”L’estate” 1580
Hieronymus Bosch ”Il Giardino delle Delizie Terrestri” 1480 (dettaglio)

 

 

Dall’inizio del Cinquecento fino al Seicento si dispiega il Barocco, descritto dagli storici dell’arte della classe di Roberto Longhi che lo descrivono, scippandone il vero senso, come retorico, teatrale, bizzarro, capriccioso, irreale: una pittura di atmosfera, vista plasticamente “oscura”, sottintesa come lugubre messa in scena, ed ecco quindi la loro definizione inappropriata di Tenebrismo, che piuttosto chiamerei Crepuscolarismo perché formatosi nella severa fede cattolica, nell’epoca della Controriforma; una corrente artistica, certo drammatica, rappresentata da alcuni capiscuola del “verismo” ineccepibili, a partire dal Caravaggio fino al Ribera, ma con eccezioni di autori visionari spirituali.

Credo che quei pittori atmosferici crepuscolari diedero un nuovo valore metafisico alla “luce” e al suo espandersi nello spazio infinito (vedi anche le nuove radici nelle posizioni scientifiche di Giordano Bruno e di Galileo Galilei), infatti possiamo ammirare delle rappresentazioni sacre dipinte con scene rigorose ed esigenti come fu la loro rinnovata fede intesa come salvifica.

Nelle loro opere appaiono colori silenziosi con minime luci direzionali su sfondi mistici ombrosi, ma intimi e piatti (oggi diremmo opere Minimal…); dipingevano alla maniera opposta delle nostre scapestrate avanguardie ottocentesche e novecentesche come per esempio il nostro Impressionismo: tutte pennellate esteriori solo d’azione, soggetti nel sole en plein air, tanto “taccheggio” pittorico chiassoso con quell’evidenza carnosa del colore, una propaganda per la nascente civiltà delle macchine veloci.

Ecco dunque nel Cinquecento il primo movimento pittorico Metafisico moderno fra gli artisti spirituali creatori per eccellenza: prendiamo lo spagnolo Francisco de Zurbarán (1598-1664) che dipinge il silenzio e il pittore fiorentino Cecco Bravo (1601-1661) che dipinge con la luce e non con i colori George la Tour (1593-1652) che dipinge con il buio, Frans Hals (1580-1666) dipinge lo scorrere quotidiano, vediamo nelle sue opere il primo realismo sociale, Claude Lorrain (1600-1682) pittore dei crepuscoli, Johannes Vermeer (1632-1675) il primo vero pittore impressionista.

 

Francisco de Zurbarán ”Eracle separa i Monti Calpe e Abila” 1634

 

Cecco Bravo ”Angelica e Ruggiero” 1660

 

George la Tour ”La maddalena penitente” 1635

 

Frans Hals ”Bambino che ride” 1627 circa

 

Claude Lorrain ”Capriccio costiero” 1634 circa

 

Johannes Vermeer ”Ragazza con cappello rosso” 1667

 

 

Ma se volessimo tracciare una linea ipotetica di un’arte contemporanea Progettuale Concettuale, senza futili alterazioni cognitive mercantili, partirei da Monsù Desiderio (1593-1620) creatore di mondi ultra terreni passando per Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) con le sue costruzioni ansiose del potere, andando fino al XX secolo troveremo l’artista attuale più intrigante del Disegno Programmato prima della computer graphics Maurits Cornelis Escher (1898-1972) l’ambivalenza quantistica dell’autosimilarità nella dimensione frattale.

 

Monsù Desiderio ”L’inferno” 1622

 

Giovanni Battista Piranesi ”Il ponte levatoio” 1749

 

Maurits Cornelis Escher ”Relatività” 1953

 

 

Ricordiamoci che la realtà (ombra-disegno-potere) e l’arte (luce-immortalità-coscienza) non sono leggibili scientificamente in stilemi frammentabili, ma appartengono ad un campo unico di possibilità in continua trasformazione esperienziale.

Secondo questa visione le opere d’arte non appartengono a un’epoca definita, ma coesistono in multipli stati di significati sovrapposti di consapevolezza; le avanguardie invece sono state lette in una progressione che sembrava stilisticamente evolutiva e però sono state una modulazione continua di forme in potenza già esistenti e persistenti nella matrice universale della passata Storia dell’Arte…

In questo senso il concetto contemporaneo non indica il nuovo, ma il “sempre attuale”, le avanguardie, proprio perché materialistiche, hanno coltivato l’illusione di un “progresso” artistico formale dove tutto poteva nichilisticamente essere arte… mettendo in atto un furto semplice.

Le loro finte rotture stilistiche (spaccate con scasso) del passato  erano perfettamente “inquadrate” e codificabili perché assimilabili e sospinte dalle logiche economiche culturali dominanti del capitalismo.

Gino De Dominicis diceva: <<L’arte non evolve, arte come stato permanente dello spirito creativo>>.

L’Arte Trascendentale metafisica astratta ci riporta nel Pleroma delle origini ancestrali dell’arte, l’arte della pienezza nel Regno della Luce, il regno della coscienza, così l’arte che modifica le ombre sociali rapinatrici e salva le anime.

* “In questo mondo di ladri”, parte della canzone del cantautore Antonello Venditti, del 1988.

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