Una diversa temporalità. La doppia personale a Roma dell’artista SALVATORE SAVA

di Giulia del Papa

ROMA

TRAleVOLTE – FONDAZIONE FILIBERTO E BIANCA MENNA

Fino al 7 febbraio 2026

A cura di Antonello Tolve e Stefania Zuliani

Una diversa temporalità è la doppia personale in corso a Roma di Salvatore Sava, a cura di Antonello Tolve e Stefania Zuliani allestita presso la sede romana della Fondazione Menna Binga e presso la sede dell’Associazione TRAleVOLTE.

Il duplice progetto espositivo vuole, da una parte, presentare al pubblico romano la produzione dell’artista salentino dal 1995 al 2025 e, dall’altra, dar conto dell’ultima ricerca dello scultore vissuto a stretto contatto con il dramma della Xylella, che ha afflitto le campagne e gli ulivi della sua terra.

Attivo a partire dai primi anni ’80, Sava ha affrontato in un primo momento la pittura per poi passare alla scultura e ad una ricerca vissuta intimamente a contatto con i materiali naturali e di recupero. Sottolinea Antonello Tolve “Offrendo racconti che assorbono al loro interno l’universo poetico della natura, Sava propone complessi plastici aperti all’ambiente circostante (dedicati alla terra, al vento, alla luna e la sua luce), con l’idea di trasformare il contesto sensoriale in un simbolo emotivo, in un dispositivo capace di ricucire lo strappo tra l’artificio e l’ecosfera, di ammorbidire gli attriti tra l’io e il mondo, finanche di annullare le distanze tra l’esistenza umana e la sua humboltiana continuità naturale.

La mostra allestita presso gli spazi della Fondazione Filiberto e Bianca Menna, che presenta un’antologica di lavori dal 1995 al 2025, restituisce il senso di una foresta di opere, in cui immergersi e attraversare, per saggiare un racconto di ampio respiro attraverso quelle materie e memorie che si traducono in segni e linee sinuose volte a collegare l’esistenziale con l’essenziale. Il percorso di Sava (analizzato da studiosi del calibro di Luciano Caramel, Giuseppe Appella, Paolo Bolpagni, Massimo Guastella, Marina Pizzarelli, Toti Carpentieri, Carmelo Cipriani e Rosella Ghezzi) ha come punto di riferimento l’utilizzo di materiali “naturali” come il ferro e la pietra leccese, di cui sono testimonianza opere come Scavando scavando. Germogli (2016) uniti a materiali di recupero, evidenti già nelle composizioni I fiori del Colle di Aurio della fine degli anni ’90. Come indica Caramel già nel 2001, l’artista utilizza materiali di recupero nel rispetto dei segni del tempo e dell’azione dell’uomo, quasi presagendo le preoccupazioni e le denunce dei futuri disastri ecologici. Tale atteggiamento è significativo di una rimeditazione sui materiali e sui modi della scultura, per cercare quella mediazione tra la memoria storica della scultura contemporanea e quella della tradizione di manufatti agricoli, che possa da una parte esaltare le qualità della cultura materiale, innervandola dei portati dell’arte contemporanea, e liberare quest’ultima dalle restrizioni autoreferenziali che spesso la denotano e la limitano. “Di qui una scultura fatta una volta di più di brani tratti dalla realtà, e quindi carichi di ricordi (quotidiani, trattandosi di ready – made prelevati da manufatti elementari e aderenti a un tono basso inconiugabile con i precedenti non solo dadaisti, ma con quelli medesimi delle più prossime esperienze dell’arte degli anni Cinquanta-Sessanta), che Sava assembla avendo ora come obiettivo, seppur non esclusivo, la logica interna della forma.” (ndr. L. Caramel, “Alla ricerca dell’equilibrio”, 2001).

Il polimaterismo che caratterizza tutta la sua ricerca, tenta fino agli ultimi esiti di riportare la “scultura vicino alla vita, di renderla sensibile e comunicativa, di farla parlare al cuore e alla mente dell’uomo di oggi, interpretandone le angosce, i turbamenti, le ambiguità” (ndr. P. Bolpagni, “Una via per la scultura oggi”, 2022).

Uomo e artista immerso nella realtà rurale della propria terra, Sava percepisce con immediato acume il portato della scellerata azione umana e per questo gran parte della sua opera è ispirata alle forme organiche di certi fiori o piante velenose, se non alle stesse strutture molecolari di virus e batteri che l’artista traduce in sculture dalle forme sinuose e fluide, dai colori fluorescenti che si innervano da terra e che si muovono o tintinnano.

Accanto a questa, l’esposizione allestita nei locali dell’Associazione TRAleVOLTE dà conto dell’ultima fase di ricerca dell’artista, strettamente collegata al dramma della Xylella che da anni affligge le campagne e gli uliveti leccesi. Sava, che nella fase più acuta dell’infestazione da Xylella ha affiancato al lavoro artistico quello di coltivatore di ulivi, ha documentato e trasposto nella propria ricerca quei tentativi di arginare l’azione del virus e la difficoltà di cura delle piante. Difficoltà causate non solo dal patogeno, che ha ucciso ettari di coltivazione, ma anche dall’azione delle autorità locali, che hanno impedito in una prima fase quel che poi si è rivelato salvifico per molte piante secolari. L’innesto, tecnica complessa da realizzare su arbusti imponenti come gli ulivi, è stata infatti una felice intuizione di alcuni coltivatori, tra cui Sava, che a dispetto di quanto veniva loro imposto, nella cura quotidiana dei propri alberi hanno seguito quell’istinto atavico della conoscenza perpetrata dall’esperienza, riuscendo così a salvare parte delle piante.

È proprio l’innesto, dunque, ad innervare la ricerca attuale dell’artista, che come sottolinea Tolve “misurandosi con il generoso e caratteristico spazio architettonico di TRAleVOLTE, crea innesti costruttivi (l’innesto per lui è parola d’ordine creativa) portando alcune sculture preesistenti che diventano per l’occasione episistemi d’un complesso plastico totale e totalizzante”. A parete grandi immagini fotografiche testimoniano il lavoro dell’innesto sugli ulivi secolari, mentre germogli fluorescenti vivificano, una struttura che si erge nello spazio della volta a mo’ di albero, come rinato dalla malattia. A fianco, l’installazione di tre maestose radici a terra poste su lastre di pietra leccese simboleggiano la vita che non ce l’ha fatta.

A proposito della relazione che Sava ha instaurato negli anni con la pietra leccese, uno dei suoi materiali d’elezione, vale la pena ricordare le sue parole scritte a proposito del ciclo Fiori di pietra: “andavo alla ricerca dell’equilibrio e mi cimentavo di trovarlo nelle forme più svariate. Mi accorsi allora che le pietre naturali contenevano nelle loro sagome scolpite dal tempo un grande equilibrio. Erano perfette. Nel loro aspetto irregolare e casuale avevano trovato l’armonia col resto del mondo naturale. Ne presi coscienza e meditai. Con umiltà e rispetto ne scelsi un po’, dialogai con i loro silenzi, le posi su piedistalli di ferro e ne esaltai le caratteristiche forme vissute. […] Le Pietre – fiore rappresentano l’ultima testimonianza di una nobile cultura fatta di onestà, lavoro e tanto amore. […] Questi sassi li ho voluti sottrarre ad un probabile lifting eurotecnologico con tanto di presentazione in abito da sera in cui non credo sarebbero stati contenti, dopo aver visto i loro simili lasciarsi morire, stanchi per i molti traumi da deficienza umana subiti.”

A guardare il suo lavoro e ascoltare i suoi racconti, Sava sembra rappresentare l’artista che innerva la propria arte del lavoro, della storia e della cultura in cui è immerso. Le tematiche ambientaliste, che nello specifico per lui sono rappresentate dai drammi subiti dalle coltivazioni del suo territorio, non sono prese come ideali da sbandierare lontani dal proprio vissuto. Al contrario, innervano la sua arte proprio perché direttamente vissute, consentendo all’espressione artistica di divenire l’altra faccia di un lavoro e di una ricerca che scava nella volontà di reagire alle criminose e scellerate azioni umane.


Salvatore Sava

Una diversa temporalità

A cura di Antonello Tolve e Stefania Zuliani

1# TRAleVOLTE APS

Piazza di Porta San Giovanni, 10 – Roma

11 dicembre 2025 – 31 gennaio 2026

Info: www.tralevolte.comtralevolte@gmail.com

Orari di apertura: dal lunedì al venerdì, ore 16:00-19:00

2# Fondazione Filiberto e Bianca Menna

Via dei Monti di Pietralata 16 – Roma

12 dicembre 2025 – 7 febbraio 2026

Info: www.fondazionemenna.it – +39 089254707 – 340 1608136

Orari di apertura: dal lunedì al giovedì, ore 10:00-13:00 (o su appuntamento)

 

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