
In un panorama di post-futuro fallimentare perché consegnato totalmente ai reparti più avanzati delle A.I., è possibile, oggi, elaborare una critica quantistica favorendo così un’opportuna chiarificazione sulla Metafisica Spirituale presente nella Storia dell’Arte passata e prossima? Questa è la scommessa posta dall’artista Bruno Ceccobelli.
L’artista Fausto Melotti in una sua intervista televisiva del 1984 racconta che l’amico Lucio Fontana, celebre per le sue “fessure” su tela, nel suo studio di Milano aveva appeso alla parete, in alto, un cartello con scritto: Sono un Santo.
Gli artisti e gli artigiani ricercatori sperimentali missionari sono santi perché colleghi amici e allievi di Dio, difatti lavorano volontariamente in pace, chiusi nei loro studi (le loro chiese), solo per costruire, strutturare, incarnare un’opera di salvezza.
Gli artisti, esercitando il proprio capolavoro, non fanno proprio male a nessuno; fedeli alla loro “devozione” etico-estetica ma sempre sulle nuvole, ça va sans dire, non possono scioperare, ricattare, truffare o fare le guerre e soprattutto non vendono l’anima al diabolico*.
Ogni opera finita è come fare un piccolo miracolo su se stessi, infatti è l’opera che cambia l’operatore, il capolavoro rende immortale l’artefice, lo farà rinascere storicamente e socialmente come ideale e mito, (Miguel de Unamuno docet**) per di più nell’immediato un capolavoro realizzato rende salutare il presente dell’artista.
Molto spesso, nella narrazione “alternativa”, rispetto alla nostra Storia dell’Arte classica si dice che il vero Spirito dell’Estetica sia la Bellezza, che nelle epoche è sempre Contemporanea cioè “moderna” (termine cinquecentesco che vuol dire “nuovo”); ma un segno lasciato dai cavernicoli è contemporaneo a chi?

Non contemporaneo certo a me povero mortale, invece coincidente e sincrono solo con Lui, l’Eterno!
La classica critica d’arte è stata storicamente e di continuo una nomenclatura aristotelica e illuminista cioè biografie e innovazione fatte per datazioni e formalismi stilistici… materialismo puro… invece è verificabile che l’Arte Metafisica Spirituale astratto-iconica voglia per sua natura una “lettura” teoretica, vale a dire autenticamente strutturata su intuizioni qualitative temporali e devozionali.
Ed è pur vero che “ancora” non esiste una valida critica d’arte quantistica accessibile, cioè capace di comprendere nei secoli i simboli e le ragioni sinergiche di un’Arte e di uno spirito Trascendentali sottovalutati fino ad ora; è auspicabile e possibile invece una lettura critica comprensibile, solo se, simile concettualmente ai precetti della fisica quantistica***.
In arte, ora, per evadere dal reale conformismo dei nostri stantii tempi standardizzati, occorre esaminare due esempi comprovati di artisti ispirati da gesti, segni e configurazioni spirituali cosmiche e quantistiche; nati nell’Ottocento, quasi tra loro coetanei, uno americano: l’Universalista Walter Russell (1871-1963), l’altro italiano: lo Spazialista d’origine argentina Lucio Fontana (1899-1968).

Walter Russell, un esteta missionario ingegnoso e di ampie vedute, per lo più autodidatta, era dotato di una grande abilità estesa a tutti i campi là dove la sua ricerca spirituale-scientifica lo indirizzava.
Walter un esoterico, utopista, profetico, vicino alla Teosofia, ebbe grandi fortune e successi sociali; come pittore e scultore “realista”: realizzò poi grandi commesse statali come architetto e imprenditore, fu apprezzato soprattutto come insospettabile chimico-cosmologo.
Nel maggio del 1921 Russell rimase in coma in uno stato di coscienza simile ad una estasi trascendentale, affermava di essere stato illuminato da Dio per 39 giorni, in quello stato gli fu rivelato il segreto della creazione divina, consentendogli la comprensione delle leggi naturali; quelle sue dichiarazioni di allora trovano oggi riscontro nella fisica quantistica, nella cosmologia e nelle neuroscienze…
Autore di una teoria unificata delle leggi dell’universo, mettendo insieme scienza, arte e spiritualità scrisse e illustrò vari testi teorici contemplativi: tra cui “The Universal One” e “The Secret of Light”.

Nelle sue teorie considera la luce come amore e elettricità, elementi sempre presenti nella natura e nell’umano come correnti bipolari di energie, scoprendo così delle verità sconvolgenti nel poter equilibrare tali punti focali con la creatività, portando amore e pace nelle varie discipline umane; perciò dipinse delle tavole artistiche dimostrative con figurazioni astratte concettuali avanzatissime, rispetto alle avanguardie artistiche del Novecento e dell’Opitcal-Art.


Walter, in Virginia, nel 1948, a Swannanoa, insieme alla sua seconda moglie Lao, fondò l’University of Science and Philosophy sviluppando una personalissima filosofia della Nuova Era°°*; Russell, uomo elegante ed affascinante, si rivelò anche diligente musicista, nonché mostrò al pubblico americano per primo la sua abilità come ballerino di pattinaggio figurato, divulgando questa disciplina che divenne moda.
«L’elettricità è la forza che muove l’universo ed è la manifestazione della luce».
«La luce è la chiave per comprendere l’universo».
Sosteneva che la materia non fosse solida ma luce cristallizzata dalla nostra coscienza e tutto quello che vediamo, compreso il nostro corpo, sono vari composti di schemi di luce più o meno rarefatti e che la gravità cosmica derivi da pulsioni e repulsioni elettriche comprese fra momenti di quiete… tesi molto vicino alle formulazioni della Meccanica Quantistica.
«L’universo non è una macchina morta e inconscia, è un sistema vivente e cosciente».
«L’unico scopo dell’uomo sulla terra è manifestare il suo Creatore. Non ha altro scopo».
«Ogni pensiero e azione di chiunque influenza tutti».
Walter Russell, già famoso in vita, è stato nel suo paese paragonato a Leonardo da Vinci, per le curiosità scientifiche e per il suo metodico impegno poliedrico e mistico.
In chimica per es. predisse una nuova tavola periodica degli elementi e di isotipi che, secondo lui, erano basati su cicli di spirali e ottave musicali, calcolati non sul peso atomico, ma sul suono e suoi intervalli di quiete… così anticipò la scoperta di nuovi elementi transuranici come il tecnezio e isotopi come il promezio, deuterio, trizio, nettunio e plutonio; in questo campo fece anche altre previsioni su nuovi gas, ma dagli esperti ritenute impossibili… forse.


Lucio Fontana nasce a Rosario in Argentina da italiani: la mamma attrice e il papà un apprezzato scultore; Lucio, per gli studi elementari si trasferì in Italia, a Varese, preso parenti, poi seguendo i suoi talenti proseguì speditamente verso l’Accademia di Belle Arti di Brera.
Partecipò alla prima guerra mondiale con onore, fu medaglia d’argento, tra il 1922 e il 1927 tornò a Rosario dove fu attivo con il padre nelle commesse di monumenti veristi, nel 1927 tornò a Milano per diplomarsi al corso Accademico del maestro simbolista figurativo drammatico, il virtuoso scultore Adolfo Wildt.

Dal 1940 ad Albisola, alla fornace di Giuseppe Mazzotta, si dedicherà per lunghi anni alla ceramica facendo molte sculture colorate espressioniste e barocche, anche di grande formato, attività già intrapresa con il padre a Buenos Aires; ed è che da quella tecnica plastica, concretizzerà l’idea dei buchi e tagli che poi porterà sulle tele.
Nel 1946 a Buenos Aires, insieme ai suoi studenti firma il Manifesto Blanco nella sua Accademia Altamira e a Milano, un anno dopo, firmerà il primo Manifesto dello Spazialismo e nel 1951 il “Manifesto tecnico dello spazialismo”, oltre al quarto “Manifesto dell’Arte Spaziale”.
Sono manifesti e concetti sul vuoto auspicando un’Arte Spaziale: “lo sviluppo dell’arte tetradimensionale in un’unità fisico-psichica”, “che superasse la materia”, “l’opera non è eterna come oggetto, ma come gesto e idea”.

Lucio (nomen omen) disse che l’opera deve integrare il vuoto dello spazio fisico, al suono elemento del tempo, al colore elemento dello spazio e della luce; auspicò la sua ricerca nell’etere anche attraverso dei mezzi televisivi… famosa fu la struttura luminosa al neon spaziale realizzata nel 1951 per la IX Triennale di Milano.


Ricordo il suo enorme successo: le tele ovali monocrome “sforacchiate” un ciclo iniziato dal 1963 dal titolo: “La fine di Dio”; nella metafisica Trascendentale la bellezza è luce; una intelligenza misericordiosa.
Con Lucio la visione di Dio non è più antropomorfa come nella Scivias°**, fa un patto con l’eterno per sconfiggere l’oscura morte e si mani-festa in quelle opere d’arte iconiche astratte prettamente concettuali ispirate ad una qualità ascesa, emanata dalla luce ultraterrena.
Fontana passò dalla passione per la carne della materia-creta ad un salto in alto, un salto esistenziale nel vuoto, una sublimazione astratta essenziale peculiare di chi fa un gesto eroico, un taglio etico, uno squarcio di speranza nell’avvenire, una ferita-distacco oltre le apparenze superficiali, esorcizzando così i valori deleteri della società del consumo e del consenso.
Walter Russell ha riproposto una tradizione mistica neoplatonica fatta di grafici e teosofie che avanzano da quel genio inventore di Leonardo da Vinci, passando per teologi alchimisti come Robert Fludd (1574-1637) e Jacob Böhme (1575-1624), fino a Emanuel Swedenborg (1688-1772).


Lucio Fontana emulò buchi e tagli figurati già ancor più tragicamente dai pittori classici moderni: il taglio-fessura di Piero della Francesca (1412-1492) nella veste della Madonna del Parto, nella superficie-pelle del Cristo prospettico di Andrea Mantegna (1431-1506), con i buchi nella carne del Cristo crocifisso di Matthias Grünewald (1475-1528), nella Grande Macelleria di Annibale Carracci (1560-1609), in Caravaggio (1571-1610) con il dito di Tommaso nel costato del Cristo.





Ho tracciato il percorso di due santi esteti ottocenteschi, straordinari, sconvolgenti, eclettici, che pur eccellendo, all’inizio del loro mestiere, in un’arte figurativa anche monumentale, sia Russell (leonardesco e visionario con diagrammi sacrali), che Fontana (il quale decretava la fine della figurazione con i suoi buchi e i tagli spaziali), improvvisamente, sbalzati fuori dal loro tempo, si votarono allo spirito della luce, con grazia contemporanea.
Questi sono i segni luminosi artistici primari illuminanti: gesti, materie e concetti, confermano sostanze emotive che da sempre hanno voluto trascendere l’umano nell’osare, rassomigliare all’Universale.
Occorre, “nel tempo” dimensionale, negli sguardi dei critici d’arte uno zelo chiarificatore a favore di una “lettura quantistica” della Storia dell’Arte; una visione devozionale nel rituale del “contemporaneo” sulla santità estetica compresa e compressa nei misteri fluttuanti della nostra mitologia artistica.
L’arte è produrre mondi, mondati da brutture.
*Diabolico: l’oscura potenza dei desideri terreni, il nostro inconscio istintivo è la nostra ombra da ridisegnare con la Luce della Coscienza.
**Miguel de Unamuno: (1864-1936) filosofo scrittore e politico spagnolo rettore per molto tempo dell’Università di Salamanca, ha scritto molto sulla spiritualità cristiana… mi riferisco all’incantevole libro “Agonia del cristianesimo” del 1936.
***Fisica Quantistica. Ora un piccolo salto quantistico, un riassunto esistenziale quantico: l’universo è un oceano di energie vive e coscienti e comunicanti. Tutto vibra olisticamente, sinesteticamente e sincronicamente, non esiste un pieno né un vuoto, anche il tempo e lo spazio sono il fluire perché il Tutto e l’intero mondo sono distorti dalle gravità delle masse. Dal macro cosmo delle stelle giganti, ai massicci buchi neri, alle più piccole particelle come gli atomi o gli elettroni o i quark, non esistono come forme strutturate e composite, ma essi all’opposto sono da considerarsi delle nuvole di possibilità organizzate in correnti di onde dette “stringhe”. Tutto è māyā, illusione! Ora anche noi (e intendo tutti i nostri destini karmici) siamo, con la nostra vita, in un singolo frame di un infinito film dal titolo “Di Tutto in Tutto”… quel film contiene il nostro passato presente e futuro in una sovrapposizione quantistica: contemporaneamente, istantaneamente pensate ora che da questo film, che ha avuto molto successo, si producano ed escano altre versioni di noi: cioè lo stesso interprete, con altre opportunità (concepite con una misteriosa e potentissima A.I.), mostrerà queste altre nostre potenziali “vite” filmiche. Queste “pellicole” con infinite lingue e dialetti in contemporanea, ci riversano specchianti in mondi paralleli di moltissimi altri colorati multiversi. E voilà che sognerete le infinite scelte possibili, ma non colte, però disponibili e accessibili ad altri destini vissuti da altri noi. Non vi ricorda niente del nostro Dio cristiano? Onnipresente, Onnisciente, Onnipotente in ogni luogo, eterno e buono… Senza parlare poi dell’Entanglement che vorrei solo riassumere con un mio aforisma: “Si nasce Unici, ci si ritrova Gemelli”!
°°*Nuova Era: Walter Russell artista filosofo, che mi fu segnalato dall’artista alchimista milanese Manuel Koss, fu considerato folle da molti scienziati a cui aveva inviato i suoi report sulle sue scoperte nessuno rispose… solo uno ne rimase scosso: Nikola Tesla, il quale lo pregò di segretare le sue scoperte perché l’umanità non era pronta per quelle rivelazioni. Eh sì! Un grande artista è anche un grande scienziato!
°**Scivias (Scito vias Domini – “Conosci le vie del Signore”): opera scritta da Santa Ildegarda di Bingen composta tra il 1141 e 1151, ove descrive le sue “visioni” celestiali.