ARTE E NATURA ALLA TEGIA. Il Bando scade il 25 marzo

Il circolo de la Comezadura Francesco Guardi e l’amministrazione comunale di Commezzadura (TN) intendono valutare la realizzazione di un parco d’arte all’aperto, in quota, in località Tégia, funzionale a rappresentare la storia del sito e gli aspetti più caratteristici del sito stesso, come seguito meglio specificato.

Tipologie di opere ammesse alla selezione

Sono ammesse sculture figurative o astratte e installazioni, realizzate con diversi materiali che possono essere ritenuti in sintonia con un ambiente naturale di alta quota (legno di larice, pietra, ferro, lamiera…).

Le opere devono possedere caratteristica di durabilità.

Le opere dovranno rappresentare un aspetto tra quelli a seguito elencati.

Compenso economico

Ogni artista può proporre il compenso economico da lui ritenuto più opportuno per l’opera che intende realizzare. Il compenso dovrà includere: materiale necessario per la realizzazione dell’opera, realizzazione dell’opera, spese di trasporto fino al comune di Commezzadura, eventuali spese di vitto e alloggio qualora l’opera venisse realizzata in sito. L’opera diverrà di proprietà del comune di Commezzadura.

Il compenso economico richiesto sarà oggetto di valutazione da parte della commissione e potrà incidere sulla scelta dell’opera.

Scadenza consegna proposte

Le proposte devono essere inviate entro il 25 marzo 2021, a mezzo posta elettronica, al seguente indirizzo mail: info@ambios.it

Le proposte dovranno contenere:

– scheda di candidatura compilata;

– bozzetto dell’opera che si intende proporre;

– curriculum vitae dell’artista;

– un portfolio fotografico di almeno 3 opere già realizzate dall’artista, al fine di valutare la qualità di lavori precedentemente realizzati.

Ciascun artista potrà presentare più proposte per più siti tra quelli elencati, a propria discrezione.

La selezione delle opere avverrà entro il 10 maggio 2021. La commissione potrà selezionare sino un massimo di 10 opere, a discrezione della commissione stessa, sulla base della qualità delle proposte pervenute e dei compensi economici richiesti.

L’invio delle proposte non obbliga in nessun modo l’amministrazione comunale a scegliere le opere, qualora queste fossero considerate non soddisfacenti.

Richiesta informazioni

info@ambios.it

Tempistica di realizzazione delle opere

Le opere potranno essere realizzate nello studio dell’artista e quindi consegnate a proprie spese, oppure in altro luogo ritenuto opportuno. Le opere dovranno essere consegnate presso il Comune di Commezzadura (TN) entro il 2 luglio 2021, salvo proroghe concesse dall’amministrazione comunale.

Le opere verranno trasportate in località Tégia e messe a dimora a cura dell’amministrazione comunale.

DESCRIZIONE DEL SITO E ASPETTI CHE POSSONO ESSERE RAPPRESENTATI CON LE OPERE D’ARTE

La località Tégia si trova a circa 1800 metri di quota, nel comune di Commezzadura (TN).

La località si caratterizza per la presenza di diversi larici secolari, alcuni dei quali possiedono forme del tutto particolari. Alcuni sono già morti, ma anche da terra mostrano caratteristiche di eccezionalità.

Il toponimo Tégia (scodella, pentola) fa riferimento alla conformazione del sito: una dolce conca erbosa circondata da larici secolari.

Il sito è percorso da alcuni sentieri che permettono piacevoli escursioni in alta quota.

Aspetti che possono essere rappresentati con le opere d’arte. Possono essere rappresentati i diversi elementi che compaiono nelle relative aree tematiche.

Pastore di capre e pecore nel sito

La zona era frequentata da capre e pecore, che venivano portate in alpeggio con il sopraggiungere della prima erba. I gruppi erano composti da circa 40 capi, più capre che pecore. Il pascolamento avveniva fino a ottobre. Ai capi era vietato pascolare nelle zone adibite alla fienagione e nelle zone in prossimità delle malghe (destinate alle vacche). Per queste ragioni, le capre e le pecore pascolavano poco sopra la Tégia, anche in zone impervie. Solo dopo che la fienagione era avvenuta e solo dopo che le vacche erano scese a valle era loro concesso pascolare nelle zone adibite a quegli scopi.

I capi erano di proprietà degli abitanti di Mestriago, che li affidavano ad un pastore per la stagione estiva.

Durante la notte, il pastore, poteva dormire nelle baite presenti in zona o in rifugi di fortuna. I capi restavano sempre all’aperto.

Il pastore era vestito con pantaloni di fustagno, duri e rigidi, spesso rattoppati. Aveva una giacca a maniche lunghe di tela grossa o di velluto. Era marrone o grigia. Aveva poi una berretta.

La giornata di lavoro cominciava al mattino e durava sino la sera. Si camminava tanto, bisognava seguire le capre in continuazione. Quando pioveva ci si rifugiava sotto gli abeti o altri alberi.

Dalle capre e dalle pecore si ricavava il latte, perlopiù ad uso personale. A fine vita venivano utilizzate per ricavare carne.

La lana che si ricavava dalle pecore veniva perlopiù utilizzata per uso personale. Le donne in grado di filare la lana erano diverse in paese. Chi non era in grado di farlo effettuava una sorta di baratto, dava tanta lana da filare in cambio di lana già filata.

 

Pastore di mucche nel sito

Durante la stagione estiva, gli abitanti del posto (ma venivano anche da paesi vicino, tipo Rabbi) affidavano le proprie vacche a un pastore del posto. Questo, con l’aiuto di un ragazzo (vacarol), portava le vacche in quota (erano circa 60-70 capi). Erano vacche da carne, da cui non si ricavava il latte. Il pastore portava con sé solo una vacca da latte, per ricavare il formaggio per proprio uso personale. Oppure usava quel latte per ricavare il burro o per preparare una particolare minestra.

Prima, nel mese di maggio, ci si appoggiava alla malga Cortina, ad una quota inferiore. Dopo il 20 giugno, fino la fine di agosto, quando l’erba alla malga Cortina era terminata, le vacche venivano portate alla malga delle Plazze (malga di riferimento per il sito della Tegia). La distanza tra la mala delle Plazze è la Tegia è di circa 1 km, ragione per cui le mucche pascolavano nelle vicinanze del sito.

Ci si alzava verso le 7.30, si portavano le mucche al pascolo e si rientrava verso le 12.30. Nell’ora del caldo i capi venivano “rinchiusi” dentro lo stallone della malga, per evitare che venissero assaliti dalle mosche. Poi verso le 15 le si riportava al pascolo, per rientrare alla sera, verso le 19.30. La giornata dipendeva comunque dalle condizioni meteo. Durante la giornata, i capi venivano sorvegliati attentamente.

Il pranzo lo preparava il pastore, era perlopiù costituito da polenta o patate.

Con l’arrivo degli anni ’60-‘70, queste attività sono cessate.

La caccia nel sito

Il sito era zona di caccia per caprioli e lepri. Nelle vicinanze ci poteva essere anche qualche cervo.

Finita la caccia, ci si fermava nel sito per il pranzo, a base di pane, formaggio o lucanica (salsiccia).

Per la caccia alla lepre si utilizzava un fucile a pallini, per il capriolo la carabina o canna rigata.

Ogni cacciatore aveva il proprio appostamento.

L’appostamento era spesso sugli alberi, e poteva essere anche sopra i larici. Era costituito da una sorta di poggiolo in legno di larice. Lo si raggiungeva grazie ad una scala si saliva a 3-4 metri di altezza.

L’abbigliamento del cacciatore consisteva in una giacca di velluto, pantaloni di loden, un cappello “tipo tirolese con la piuma. Se era particolarmente freddo si poteva usare anche un berretto.

La zona era particolarmente adatta per la caccia grazie alla visuale aperta che possedeva. Con il passare degli anni, e la crescita di nuove piante, la visuale è progressivamente diminuita.

La cacciagione era per uso personale. Terminata la caccia ci si spartiva quello che si era cacciato tra i cacciatori.

Alla Tégia, per il capriolo, si andava a caccia dalla prima domenica di settembre sino al 20 ottobre. La caccia alla lepre iniziava un po’ dopo.

Per la caccia alla lepre ci si serviva dei cani.

La fienagione nel sito

Il sito, durante l’inizio dell’estate (solitamente da metà luglio ai primi di agosto), fino la seconda metà degli anni ’60, veniva utilizzato dagli abitanti del posto per la pratica della fienagione. La zona, grazie alla sua caratteristica “aperta”, si prestava ottimamente allo scopo. Alcune parti erano di private e altre di proprietà comunali. Chi possedeva le proprie proprietà si recava a effettuare lo sfalcio in esse, mentre le parti comunali venivano suddivise in zone e, ogni anno, si assegnavano le parti ai diversi residenti che ne facevano richiesta. Le parti pubbliche venivano assegnate mediante sorteggio.

La zona della Tegia era utilizzata da cinque o sei famiglie.

Nel sito sono presenti alcune zone più pianeggianti che venivano utilizzate da alcune persone (che non possedevano una propria baita) che si recavano per la fienagione per piantare le proprie tende per alcuni giorni. La tenda era familiare, ognuno aveva la propria. Alcune famiglie possedevano invece una baita privata che funzionava da valido punto d’appoggio.

Le tende venivano portate su dal paese. Di solito erano colore cenere.

Una di queste tende era costituita da un grosso telo di camion che era stato prelevato da un camion lasciato lì durante la guerra.

Prima di iniziare la fienagione, solitamente, si saliva un paio di giorni prima per portare la spesa e preparare la tenda.

La pratica della fienagione poteva coinvolgere tutta la famiglia, se l’uomo di casa tagliava il fieno con la falce la moglie e qualche ragazzo più grande davano la mano con il rastrello. Prima di portare a valle il fieno mediante un apposito carro (broz) si aspettavano alcuni giorni al fine di farlo seccare.

L’abbigliamento consisteva in un paio di braghe di velluto, spesso con alcuni rattoppi, una camicia, una canottiera e un cappello di paglia.

Chi stava su per più giorni, talvolta, poteva realizzare dei fuochi alla base dei larici per scaldarsi o per farsi da mangiare. Di questi fuochi alla base dei larici restano ancora oggi alcune tracce.

Durante la primavera poteva capitare che qualche famiglia si recasse sul posto per effettuare la pulizia dei prati adibiti alla fienagione. Essendo un’area aperta non era tuttavia soggetta a grandi lavori, semmai era sufficiente togliere qualche ramo caduto con il vento o con la neve.

Due o tre volte nel corso dell’estate, durante il periodo della fienagione, nel sito veniva realizzata una festa campestre. Dal paese, verso le 21, saliva una persona con la fisarmonica, che rimaneva a suonare fino circa le 23. Alla festa partecipavano solitamente 15-20 persone (chi si era recato alla Tégia per fare il fieno ai quali potevano unirsi anche i pastori). Le persone che vi hanno partecipato ricordano la presenza di alcune ragazze che ballavano.

Miti e leggende

Le leggende dell’Europa settentrionale che parlano di larici sono confinate nelle regioni alpine.

Spesso, il larice viene descritto come la dimora dei Saligén (i benedetti), una razza di esseri graziosi simili agli Elfi, che vivono all’interno delle montagne. Questi esseri sono buoni con gli uomini e con gli animali. La loro società e loro dimore invisibili sono una specie di realtà parallela che ricorda quella degli irlandesi Tuatha Danaan.

Inoltre, si racconta che in diverse parti delle Alpi siano spesso stati visti ai piedi di larici gli spiriti chiamati Salgfraulen (fanciulle benedette) vestite di bianco o d’argento, come le cime delle montagne, intente a cantare le più dolci melodie che a volte si potevano sentire fino in fondo alla vallata.

Eventi che hanno dato forma ai larici

Diversi larici presenti in zona sono policromici, ovvero con il fusto principale diviso in più figli. Quasi tutti lo fanno ad una altezza abbastanza vicina al suolo, ma non così ridotta da potere essere attribuita al morso delle capre. Questa forma caratteristica viene riportata dalla letteratura specifica quale preciso effetto delle valanghe. La valanga, infatti, stronca la cima di una pianta e la cima viene sostituita da o più dei rami o delle gemme esistenti, assumendo l’aspetto a candelabro.

Tali valanghe si sono probabilmente originate in un lontano passato, in condizioni più impoverite di vegetazione rispetto quelle attuali.

Attraverso la dendrocronologia si è riusciti a ricostruire parte della storia dei larici della Tégia.

Gli alberi, guardandoli, ti raccontano le difficoltà che hanno incontrato durante la loro vita, e gli anni difficili per i larici, in cui crescevano poco, erano anche difficili per le popolazioni di quel tempo. Le loro forme raccontano del loro rapporto con il tempo atmosferico e con l’uomo.

I larici sono cresciuti nella prima metà del 1500. Nei primi decenni (fase 1) si sono accresciute con grande difficoltà (in media 0,75 mm all’anno), poi, per quasi un secolo (fase 2), si sono sviluppati velocemente (in media 4,4 mm all’anno). Raggiunta una certa altezza ed una età di circa 100/120 anni, in un inverno particolarmente freddo e nevoso, verso il 1680, una valanga polverosa stroncava il giovane bosco all’altezza di circa 2-3 metri dal suolo. I Larici hanno così dato vita a nuove cime con i rami a disposizione.

Le analisi dendrocronologiche hanno confermato, intorno alla seconda metà del 1600, una sorta di fase 3, ovvero di un periodo di nuovo rallentamento nella crescita, con anelli molto vicini tra loro a delimitare una parte interna cariata, che potrebbe indicare un evento traumatico (ad esempio la rottura del tronco) che non solo ha rallentato l’accrescimento, ma ha anche favorito l’ingresso dei funghi agenti di marciume.

Quindi è stata individuata una sorta di fase 4, una crescita accettabile (circa 3 mm all’anno), avvenuta per circa cento anni.

Alcuni dei rami cresciuti sono però stati prelevati dagli abitanti della zona per realizzare palanchi (tronchi d’albero tagliati sul posto utilizzati per allestire la base di un piccolo carro funzionale a trasportare a valle il fieno durante l’estate), senza che le piante morissero. Questo ha contribuito a realizzare nuove forme, come in una sorta di idra dalle 7 teste. L’uomo, con il suo modo di portare a valle il fieno, può quindi avere contributo a dare forma a questi larici. Le loro forme sono state influenzate anche dall’uso particolare del territorio.

Qualche altra valanga o qualche fulmine o colpo di vento ha complicato in seguito ulteriormente le cose, caratterizzando i singoli individui nelle sembianze.

In qualche larice sono state individuate delle tacche utilizzate dall’uomo a modo di scala, in altri dei segni di fuoco alla base (le testimonianze, già illustrate, hanno dato conferma a tale pratica funzionale a scaldarsi o a preparare da mangiare durante il periodo estivo in cui il sito veniva frequentato dagli abitanti di Commezzadura per la pratica della fienagione o dell’alpeggio).

Negli ultimi 100 anni, a causa del naturale invecchiamento e delle ferite, le analisi dendrocronologiche hanno individuato una sorta di fase 5; hanno ovvero visto come l’accrescimento sia stato piuttosto lento, in media 1 mm/annuo. Alcuni dei larici sono quindi morti terminando il loro processo di accrescimento

Le particolari forme dei larici

I larici presenti in zona presentano forme del tutto particolari. Tali forme possono ispirare la realizzazione di sculture simboliche o esemplificative. Molto particolare e caratteristica è la forma a candelabro.

SCHEDA DI PROPOSTA OPERA D’ARTE (è possibile la candidatura di più proposte, nel caso compilare più schede)

Nome:

Cognome:

Indirizzo:

Titolo dell’opera:

Dimensioni opera (altezza, larghezza, profondità):

Aspetto che si è voluto rappresentare tra quelli in elenco:

Descrizione dell’opera (max. 5 righe):

Materiali impiegati:

Modalità di fissaggio al suolo:

Dove verrà realizzata l’opera:

a) opera realizzata in studio e quindi trasportata già terminata

b) opera realizzata in parte in studio e in parte in loco

c) opera realizzata in parte in loco

Compenso richiesto per la realizzazione dell’opera, inclusi materiali ed eventuale trasporto degli stessi (incluse spese di vitto e alloggio qualora l’opera venisse realizzata in loco):

Allegati obbligatori:

– Bozzetto dell’opera (nel caso in cui si volesse inviare un bozzetto tridimensionale contattare info@ambios.it)

– Curriculum vitae dell’artista

– alcune (3/4) foto di opere già realizzate

About The Author

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.