I Martedì Critici

“A Roma apre Palazzo Merulana. Intervista a CoopCulture”, di Massimiliano Tonelli

Artribune, 6 maggio 2018

A lungo annunciata, l’apertura di Palazzo Merulana, “cuore pulsante” della Fondazione Claudio ed Elena Cerasi, sta per trasformarsi in realtà. Dall’11 maggio, il palazzo ospite del rione Esquilino farà scoprire al pubblico la raccolta della famiglia Cerasi e una serie di eventi espositivi. Di questo e di molto altro abbiamo parlato con Letizia Casuccio, direttore generale di CoopCulture, che, insieme alla famiglia Cerasi, ha costruito il progetto Palazzo Merulana.

Dopo l’apertura di Musia e in attesa dell’arrivo della Fondazione Alda Fendi, a Roma apre un altro importante centro culturale totalmente privato. In realtà le “mura” dove trova spazio Palazzo Merulana sono pubbliche, comunali, ma versavano in stato di rudere da anni. Poi un accordo pubblico-privato ha sbloccato le cose: in cambio dell’utilizzo per alcuni decenni, una società privata (la SAC, storico brand delle costruzioni romane: hanno realizzato anche il Maxxi a Roma o il nuovo Teatro dell’Opera di Firenze) ha riqualificato, ricostruito, restaurato. Alcuni anni di lavoro hanno portato a un risultato esteticamente di gran pregio: la scelta, di concerto con la Soprintendenza, è stata quella di ricostruire il vecchio palazzo dell’Ufficio d’Igiene com’era-dov’era. Se n’è ricavato uno spazio museale di 2000 mq con quattro piani e roof top e, a fianco, una palazzina per uffici che andranno in locazione e che permetteranno all’operazione di reggere dal punto di vista economico. Nel corso del cantiere la famiglia Cerasi (storici proprietari di SAC), e in particolare Claudio ed Elena, hanno deciso di affidarsi per la gestione dello spazio a Coopculture. Con la direttrice Letizia Casuccio abbiamo approfondito alcuni aspetti del nuovo spazio che aprirà all’angolo tra Via Merulana e Via Labicana il prossimo 11 maggio.

Come è nato il rapporto con la famiglia Cerasi e come si è sviluppato in questi mesi? Come vi siete “incontrati”?
Mi ha cercato Claudio Cerasi, era il mese di dicembre del 2016. Non ci conoscevamo, mi voleva parlare del suo progetto: rendere fruibile la sua collezione e voleva da me un consiglio. Abbiamo fatto passare le festività natalizie e rimandato l’incontro al nuovo anno.
In quell’intervallo di tempo ho ripensato molto a quella telefonata, mi ha incuriosito la voce gentile e determinata di Claudio, mi sono informata sulla collezione, sulla famiglia Cerasi, sull’azienda di famiglia, sul restauro del Palazzo e il 16 gennaio del 2017 ci siamo incontrati nel suo studio di Via Barnaba Oriani. Immediatamente abbiamo costruito una relazione basata su un grande rispetto per le storie, tanto diverse, delle nostre aziende e delle nostre vite. Ci ha accomunato fin da subito l’amore per l’arte e l’amore per la nostra città.

In che modo avete lavorato insieme a livello di “governance”? Voi di CoopCulture siete la “direzione” e la famiglia Cerasi, semplificando all’estremo, è la “presidenza”? Quanto tempo avete impiegato a progettare il tutto?
Palazzo Merulana ha una governance molto semplice: la Fondazione Cerasi dispone della collezione, CoopCulture programma le attività culturali e gestisce i servizi al pubblico. Condividiamo il programma: a noi di CoopCulture l’onere di gestire al meglio gli spazi, alla Fondazione Cerasi quello di mettere a disposizione l’immenso patrimonio artistico. Non c’è una sovrastruttura comune, c’è una ferma volontà di condividere un progetto comune. Il progetto è stato redatto da CoopCulture e presentato alla Fondazione Cerasi nella primavera del 2017, negli incontri si è arricchito di idee e di valori comuni. Il progetto di gestione è quindi divenuto parte integrante degli accordi fra CoopCulture e Fondazione Cerasi.

È andato tutto liscio o c’è stato qualche momento di incomprensione rispetto alle visioni e ai progetti? Su quali punti importanti avete trovato convergenze totali e su quali questioni, invece, una parte ha dovuto “convincere” l’altra?
Progetti come Palazzo Merulana si portano avanti solo se c’è la massima concordia e una totale condivisione degli obiettivi, non è un progetto profit né per la Fondazione, che ha messo a disposizione della città un enorme patrimonio artistico, né per la SAC, l’impresa della famiglia Cerasi, che ha restaurato lo stabile restituendo alla città un bene comune destinandolo alla pubblica fruizione, tantomeno per CoopCulture, che ha il compito di rendere sostenibile la gestione del Palazzo, promuovendo al contempo un progetto con una forte connotazione sociale. Ci ha guidato l’amore per Roma: fare qualcosa di bello e di vivo per questa città e per i romani.

Questa di Palazzo Merulana sembra essere una sfida piuttosto inedita per una entità come CoopCulture? Rispetto a tutte le vostre attività questa come si colloca? Quali sono le differenze e le affinità con le tante altre cose che fate a Roma e non solo?
CoopCulture da anni si sta orientando verso la gestione integrata degli spazi culturali. Enti locali e privati ci chiedono molto spesso consigli, pareri e proposte per la gestione del patrimonio culturale. Noi di CoopCulture ci siamo strutturati per sostenere progetti chiavi in mano, lo facciamo con la prudenza e con i valori che ci contraddistinguono: conti economici in ordine, rapporti di lavoro corretti, promozione di reti locali con cittadini, associazioni e altre imprese, affinché gli spazi culturali diventino un moltiplicatore di ricchezza culturale, economica e occupazionale. L’esempio della nuova gestione del Museo del Mare nel Castello di Santa Severa è uno degli esempi virtuosi.

Il contenitore di Palazzo Merulana è straordinariamente importante, il contenuto offerto alla città dalla famiglia Cerasi è importante allo stesso modo, ma la somma di questi due elementi equivale all’ennesimo museo. Quale valore aggiunto metterete all’interno del palazzo dal punto di vista espositivo? Ci saranno ad esempio mostre temporanee?
Stiamo lavorando a una programmazione molto interessante di mostre di arte contemporanea. Le prime due saranno inaugurate entro il 2018, saranno mostre che dialogano con la collezione e con la città, progetti performativi, non solo espositivi. Non anticipiamo molto di più perché ci stiamo ancora lavorando.

Quale sarà (e quanto sarà significativo anche in termini di mq) e dove sarà collocato rispetto ai vari piani del palazzo lo spazio dedicato alle mostre temporanee?
Le mostre saranno distribuite su tutti i livelli, dal piano strada alla terrazza, l’idea è proprio quella di far dialogare la collezione permanente con i progetti espositivi temporaneamente allestiti.

Il vostro progetto sembra puntare molto a dar spazio alle associazioni del territorio. Per certi versi sembra che il palazzo si trasformerà in una sorta di “casa” delle realtà impegnate e sociali dell’Esquilino. Questa apertura, di per se inedita e positiva, non rischia in parte di essere fuorviante e trasformare un museo in una sorta di centro civico? Come gestirete questo rischio?
Trasformare il museo in centro di interesse civico e la nuova frontiera è per noi un obiettivo, speriamo di esserne capaci. I musei da molto tempo stanno tendendo all’apertura a nuovi pubblici, ospitando eventi che avvicinano i cittadini all’arte. Palazzo Merulana non vuole essere un luogo da visitare e da attraversare ma da vivere, costruendo legami duraturi, venendo incontro a esigenze di pubblici differenziati, del tutto integrato nella comunità.

La vostra intenzione appare quella di creare uno spazio culturale del tutto nuovo a Roma e non solo. Quali sono i vostri riferimenti internazionali? A quali spazi a livello mondiale avete pensato e guardato?
Non ci sono degli esempi completamente sovrapponibili a Palazzo Merulana, che è un edificio recuperato da soggetti privati con un project financing, che ospita in pieno centro cittadino una bellissima collezione privata e che propone un programma orientato alla valorizzazione culturale del territorio, instaurando partnership con realtà locali, aziende private, strutture pubbliche senza ricevere finanziamenti pubblici.
Gli esperimenti più simili sono a Parigi la Gaîté Lyrique, che è però a gestione pubblica, o il Matadero di Madrid, che non ospita però una collezione permanente. In Italia la gestione più simile è quella del Mare Culturale Urbano di Milano, anche quello spazio è frutto di una rigenerazione urbana operata da privati con un project financing o anche la Fondazione Pistoletto, che ha un programma culturale finalizzato alla rigenerazione culturale e sociale del territorio e, come Palazzo Merulana, ospita una collezione permanente. Ma le forme di gestione degli spazi culturali sono quasi sempre molto diverse fra loro.
Oggi la sostenibilità delle organizzazioni museali è determinata dalla necessità di abbinare al valore delle collezioni la capacità di sviluppare processi innovativi che prevedano il coinvolgimento diretto di una pluralità di attori a partire dai cittadini, non più solo fruitori ma protagonisti dell’offerta culturale sviluppando collaborazioni e reti.

Come è andata la scelta di chiamare questo posto Palazzo Merulana piuttosto che Fondazione Claudio ed Elena Cerasi?
Il progetto di gestione scelto dalla fondazione Elena e Claudio Cerasi e CoopCulture guarda al di là dello spazio espositivo dedicato alla collezione, lo spazio è stato progettato per accogliere attività ed esperienze molto diverse, Palazzo Merulana ci sembrava il modo migliore per rappresentare questa complessità, oltre al fatto che chiamare lo spazio con il nome di una strada così nota aiuterà nell’identificazione.

Parliamo dello staff che lavorerà nella struttura e per la struttura. Quante persone, di che professionalità, di che provenienza?
Palazzo Merulana si avvarrà della collaborazione della struttura di CoopCulture, con tutte le sue molte professionalità. Il palazzo avrà comunque un team dedicato per la gestione delle attività culturali, delle attività legate al food e agli eventi, bookshop e biglietteria, accoglienza e guardiania.

Insomma, creerete anche lavoro qui?
Sono previsti a regime venti nuovi posti di lavoro.

Oltre al team parliamo anche del comitato scientifico? Selezionato come? Con quali caratteristiche? Con quale commitment?
Il comitato scientifico si compone di tre membri, Monique Veaute, Fabio Benzi e Francesco Cochetti. Monique Veaute si occuperà dell’ideazione di mostre in ambito contemporaneo, Fabio Benzi della valorizzazione della collezione permanente, a Francesco Cochetti il compito di proporre strumenti di audience development. Il comitato scientifico fa capo a CoopCulture, come tutta la gestione, ma la scelta dei tre membri, come qualunque altra scelta, è stata condivisa con la Fondazione Cerasi.

Per creare uno spazio davvero aperto alla città (lo dimostra ad esempio il nuovo caffè del Maxxi aperto sulla strada come a richiamare all’interno avventori che auspicabilmente si trasformino in visitatori), la funzione della ristorazione è fondamentale. Cosa avete pensato in questo senso? Avete affidato la gestione a qualche ristoratore professionista o l’avete tenuta all’interno dell’organizzazione? L’interessante progetto gastronomico che avete approntato al Castello di Santa Severa potrebbe considerarsi un banco di prova rispetto a ciò che proporrete a Palazzo Merulana?
Ci abbiamo pensato tanto sia noi di CoopCulture che la Fondazione. Abbiamo deciso di non avere una brigata di cucina fissa, interna o esterna che sia. Abbiamo preferito allestire una cucina bellissima e altamente professionale per darla in uso di volta in volta a professionisti del food diversi. Questo ci consentirà anche di sperimentare progetti nuovi anche per far aderire la proposta gastronomica ai tanti eventi che saranno ospitati nel palazzo. La buvette del museo invece avrà una gestione CoopCulture che si avvarrà di una speciale collaborazione con Illy e di partner che garantiranno una selezionata fornitura di prodotti della tradizione gastronomica romana e laziale di grandissima qualità.

Qualcuno parla di piccolo risorgimento culturale dell’Esquilino: i nuovi progetti all’ex Zecca, gli interventi su Bernini alla chiesa di Santa Bibiana sono solo gli ultimi esempi di un rione in difficoltà ma comunque ricco di opportunità. Ma nessun risorgimento può esistere senza effetto rete tra i protagonisti: come vi ponete in questo network?
In effetti dopo la chiusura del Museo di arte orientale Giuseppe Tucci, si è cominciato ad assistere a una inversione di tendenza con progetti che possono portare molto allo sviluppo culturale e sociale del territorio. In questo quadro Palazzo Merulana ha l’ambizione di divenire l’hub culturale del quartiere. Lo spazio si presta e il quartiere ha bisogno di un luogo dove incontrarsi e condividere esperienze e progettualità.
Il rione è molto vivace e alcune delle attività culturali del territorio rappresentano eccellenze nel panorama culturale romano. Abbiamo censito e incontrato più di cinquanta associazioni, comitati, luoghi di produzione culturale, teatri, librerie, gallerie, case editrici, che cercano di contribuire con lungimiranza e senso civico al miglioramento complessivo del rione, ma anche scuole, università centri anziani. Un tessuto sociale e culturale ricco e vitale con il quale è importante dialogare e fare rete, sviluppando sinergie e progetti articolati in grado anche di attrarre capitale privato. Noi li abbiamo incontrati ragionando con ognuno sulle possibili iniziative da sviluppare congiuntamente con il duplice obiettivo di aiutare l’implementazione delle loro attività e di creare un offerta che risponda alle esigenze di pubblici sempre più differenziati. L’idea è di sperimentare processi partecipativi e di network con ciò che abbiamo intorno per esportare, in un secondo momento, un modello virtuoso di collaborazione a tutto il tessuto associativo della città.

Il vostro desiderio di radicarvi nel rione, infine, non potrà prescindere dal rapporto con le comunità straniere…
L’Esquilino è il rione del centro storico con un’alta concentrazione di cittadini stranieri e negli anni è diventato anche un laboratorio dove vengono sperimentate forme avanzate di convivenza sociale. Valorizzare questa peculiarità del territorio è stato uno degli obiettivi primari del progetto di Palazzo Merulana condiviso con la Fondazione Elena e Claudio Cerasi.
Un esempio per tutti, MA.te.MU, il centro di aggregazione giovanile del CIES che sorge proprio all’Esquilino e che svolge già da otto anni sul territorio numerose iniziative con ragazzi di tutte le culture e provenienze. Progetti in cui la creatività diventa strumento di inclusione sociale con cui vogliamo collaborare organizzando assieme eventi che ridefiniscano il ruolo del Museo, attraverso una nuova funzionalità degli spazi e delle attività, come soggetto mediatore di dialogo di linguaggi diversi, favorendo la costruzione di città più inclusive e resilienti. Abbiamo inoltre incontrato le associazioni e i rappresentanti delle diverse comunità migranti per avviare con loro, dopo l’inaugurazione, quello che sarà un progetto innovativo per la città di Roma, targato Palazzo Merulana, chiamato “Spaziosenzaconfini”, come luogo aperto alle comunità e ai ragazzi di seconda e terza generazione, con un ricco programma di iniziative che vada dalle letture, alla musica, dalle mostre ai laboratori, e perché no, anche alla gastronomia delle loro culture d’origine, facendo emergere ciò che già si muove nel contesto cittadino e realizzando ciò che ancora manca in un panorama multiculturale degno di una grande capitale europea.

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