I Martedì Critici

La ricetta del vicesindaco “La città non è un museo spazio alla cultura viva”, di Mauro Favale

Fonte: La Repubblica, 14 novembre 2017

«Nel mondo, Roma è conosciuta per il suo patrimonio storico e archeologico: se digiti su Google “Cultural life in Rome”, le immagini che ti appaiono sono il Colosseo e i monumenti più famosi. Ecco, se il patrimonio archeologico della capitale viene concepito solo come merce turistica allora diventa un limite per la città». Luca Bergamo, vicesindaco e assessore alla cultura, un passato da uomo di sinistra, oggi “adottato” dai 5 Stelle, lo dice in una frase: «Roma non può essere come Venezia», città-cartolina invasa dai turisti. «Bisogna puntare sulla produzione culturale contemporanea».

Come?

«L’esempio può essere portare la “realtà aumentata” ai Fori: quello sì che è un processo produttivo ad alto valore aggiunto».

Indicatori e classifiche internazionali dicono che Milano supera Roma in molte categorie: merito di Expo?

«Il recupero di Milano è iniziato con il sindaco Albertini, molto prima di Expo. La spinta dei grandi eventi produce effetti positivi se si inserisce in un contesto strutturato. Qui a Roma noi stiamo creando il contesto».

Pentiti di aver detto no alle Olimpiadi?

Quei soldi avrebbero potuto fare comodo?

«Non sarebbero stati soldi per Roma. Perché un evento di quella portata possa produrre benefici alla città dev’essere governato dalla città stessa. Qui c’era la proposta di un evento appiccicata sopra l’assenza di una vera progettualità. Non si fanno così le cose perché poi ne beneficiano sempre pochi».

Se Milano vola, Roma arranca: quando è iniziato il declino della capitale?

«Con il sindaco Alemanno. Il suo governo è stato nefasto. Ma gli errori di impostazione c’erano già prima: è stata favorita una dimensione di marketing, concentrando l’immagine della città su operazioni di comunicazione a scapito del consolidamento di una vivacità di base. Per usare uno slogan, era più distribuzione che produzione».

Siamo destinati ad operazioni di piccolo cabotaggio?

«La Formula E all’Eur è un grande evento di portata internazionale, parla di innovazione, sostenibilità ambientale, ricerca con un contenuto di modernità molto forte».

Al cambiamento di percenzione della città manca un concreto miglioramento dei servizi: voi siete in carica già da un anno e mezzo e l’inversione di rotta tarda ad arrivare.

«I servizi devono migliorare per tutti, cittadini e turisti. Prendiamo l’illuminazione: se organizzi un grande concerto al Circo Massimo e non lo illumini adeguatamente che differenza fa? Potresti essere ovunque».

Cosa manca a Roma per essere come Milano? Soldi? Tempo a disposizione?

«Manca un’interlocuzione col governo che riconosca la natura della capitale».

Leit motiv condiviso da tutti i sindaci.

«Ma è un dato di fatto: non è un problema di soldi una tantum ma di un patto tra capitale e Stato. Questa città è un luogo di cultura e conoscenza: il 50% della ricerca è qui. Milano produce tecnologia e finanza ma non ha quello che ha Roma».

Come fare, allora, per rilanciare l’immagine della capitale?

«Dobbiamo ricominciare a raccontare una città diversa, che non è, appunto, solo il suo patrimonio archeologico. Nei giorni scorsi ho partecipato alla plenaria del World Culture Summit di Seul, un incontro riservato agli assessori alla cultura delle più grandi città del mondo. Rientrare in queste reti è fondamentale anche per capire cosa fanno altrove».

E cosa fanno?

«Sulle strategie culturali siamo avanti. Da un punto di vista fattuale, invece, ancora no perché altrove, da New York a San Francisco, sono anni che lavorano sulla riqualificazione. Qui andiamo avanti di emergenza in emergenza. E poi bisogna parlare con Google».

Cioè?

«Adesso, a Roma, ci sono 100 eventi culturali in contemporanea. Non è possibile che l’algoritmo del motore di ricerca metta in alto solo e sempre Colosseo e monumenti. Questa settimana partirà “The road to grand Tour” di Google che verrà lanciato a Roma. Si comincia con una serie di incontri in 8 biblioteche. Intanto, però, ragioniamo con Google su come ponderare gli algoritmi, fondamentali strumenti di formazione della percezione ».

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