“Rizomi. Carta inesatta di un lavoro 1981-2021” . La residenza di JACOPO BENCI

Jacopo Benci, “La méthode à embrasser néant”, 2020

ROMA

MESIA SPACE, Largo Mesia, 3

Dal 6 al 30 aprile 2021

Inaugurazione martedì 6 aprile ore 17.30

dal martedì al sabato, ore 12.00 – 20.00
nei giorni di giovedì e sabato sarà presente l’artista
Jacopo Benci aderisce al progetto “Connessioni” portando a Mesia Space la sua pratica di studio.

Il titolo scelto per il suo intervento — “Rizomi (carta inesatta di un lavoro, 1981-2021)” — indica che senza obiettivo predeterminato, e procedendo in maniera rizomatica, l’artista tesserà connessioni fra materiali, forme, pensieri sedimentati nell’arco di quattro decenni del proprio lavoro, interagendo materialmente e virtualmente con l’ambiente e con le persone che lo attraverseranno.

Come scrivevano nel 1976 Gilles Deleuze e Félix Guattari: «qualsiasi punto del rizoma può essere collegato con qualunque altro, e deve esserlo. È molto diverso dall’albero o dalla radice che fissano un punto, un ordine. […] Nel rizoma non esistono punti e posizioni simili a quelle che si trovano in una struttura, un albero, una radice. […] il rizoma [è] carta e non calco. […] Se la carta si oppone al calco, è perché interamente rivolta verso una sperimentazione in presa sul reale. […] La carta è aperta, è collegabile in tutte le sue dimensioni, smontabile, ribaltabile, suscettibile di ricevere modificazioni costanti. […] Si può disegnarla su un muro, concepirla come un’opera d’arte, costruirla come un’azione politica o come una meditazione. […] ci vogliono assolutamente espressioni inesatte per designare qualcosa esattamente. […] l’inesattezza non è per niente un’approssimazione, al contrario, è la proiezione esatta di quanto è in divenire» [Gilles Deleuze e Félix Guattari, “Rizoma. Introduzione”, Parma: Pratiche, 1977, pp. 27, 30, 39, 40, 54-55].

Jacopo Benci vive e lavora a Roma. Il suo lavoro artistico si fa in un dialogo costante con campi, pensieri, pratiche, esterni al mondo dell’arte. Questo atteggiamento informa la scelta dei soggetti e la realizzazione di opere in diversi media: video/film, fotografia, installazione, disegno/pittura, performance.

Ha esposto in gallerie e musei in Italia, Argentina, Colombia, Ecuador, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Ungheria, Russia, Thailandia, USA. 
È stato Vicedirettore per le Arti Visive (1998-2013) della British School at Rome, dove ha curato oltre 60 mostre di artisti e architetti residenti. 
Dal 2003 al 2018 si è occupato di visual studies, con conferenze all’estero e in Italia, e pubblicazioni in inglese. 
È inoltre attivo come musicista, docente, giornalista.
www.jacopobenci.com
www.vimeo.com/user2876122

Mesia Space: “Connessioni”

La vetrina di Mesia Space è luogo fisico e spazio di pensiero per la creazione di “Connessioni”il nuovo progetto che da settembre 2020 a novembre 2021 ospita 13 installazioni site-specific. Come in una ‘residenza’, gli artisti hanno a disposizione lo studio adiacente allo spazio espositivo e possono di volta in volta realizzare le proprie opere, anche con momenti di work in progress performativo. Il pubblico può relazionarsi ai lavori dalla piazza antistante e tramite i social media interagire con gli artisti, lasciando un segno a testimonianza del proprio passaggio con immagini e testi che andranno ad arricchire quelli postati dagli autori stessi per documentare l’evolversi dei loro interventi.   

Mesia Space è un progetto attivo dal 2015 — grazie all’impegno di Cinzia Colombo, artista, e di Alessandro Riva, psicoanalista, e di tutti coloro che hanno partecipato attivamente alle diverse iniziative — con la realizzazione di mostre, installazioni, giornate di studio, performance, incontri con gli artisti… Lo spazio espositivo, situato direttamente nel contesto urbano a contatto anche col pubblico non specialistico degli abitanti del quartiere, permette agli artisti che vi espongono di sperimentare diverse modalità espressive, divenendo spazio di dialogo e riflessione sulla propria ricerca creativa e sul farsi dell’esperienza artistica.

La molteplicità e le divergenze di formazione e stili emerse nelle opere esposte in Mesia Space dal 2015 è condizione di partenza per queste nuove “Connessioni” — espresse da ogni artista con parole diverse per arricchire e specificarne il senso — in un ampliamento di orizzonti basato sul rapporto significativo con ‘l’altro’, un bisogno umano che nell’isolamento forzato causato dal coronavirus — scandito dal tempo lento e dalla paura — ha ritrovato necessità e anche nuovi mezzi per esprimersi.

L’idea di bosco può cogliere il multiforme insieme di punti vista espressi dai vari interventi, il loro interagire ed influenzarsi reciprocamente. Gli alberi e le piante nella loro apparente immobilità e isolamento sono pienamente interconnesse al territorio e a tutto l’ambiente nel senso più ampio: la vita degli animali sulla terra dipende di fatto dal loro apporto in termini di aria, acqua e cibo. Nel bosco, con l’aiuto di funghi e licheni, gli alberi sono collegati l’un l’altro in modalità molto sofisticate attraverso una rete orizzontale di apparati radicali che gli permettono di scambiare informazioni vitali e di cooperare, inglobando — paradossalmente — in questo network utile alla sopravvivenza anche elementi, come i tronchi secchi, tecnicamente morti. Il bosco come organismo complesso può oggi essere considerato non solo metafora dell’altrove ma anche essere ispirazione per vivere l’appartenenza al proprio contesto di vita con modalità che consentano di immaginare ancora un futuro per l’umanità, dove la cooperazione, la solidarietà e la sostenibilità siano in primo piano, giustapponendosi al “mors tua vita mea” che ha caratterizzato nei secoli l’approccio ecologico dell’homo sapiens.

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