
TERMOLI
MACTE
Dal 5 febbraio al 15 maggio 2022
A cura di Caterina Riva
Le artiste, gli artisti e i collettivi invitati alla mostra tracciano mappe eccentriche che si spingono dal Mediterraneo fino al Pacifico e all’Artico, e delineano contesti ambientali ibridi, sognati, contaminati, stimolando la nostra percezione attraverso sculture, fotografie, disegni, installazioni e film messi in relazione negli spazi del MACTE.
Il titolo della mostra riprende un saggio del 1989 di Félix Guattari in cui si delineano tre ecologie: quella dell’ambiente, quella sociale e quella mentale. 1
Le 3 ecologie, pensata e posticipata a più riprese a causa della pandemia, dà spazio ad opere e ricerche che si sono confrontate con luoghi sia a livello estetico che sociale e che relativizzano il rapporto tra natura e cultura in base alle coordinate geografiche di riferimento. La mostra, articolata in tutti gli spazi del museo è da immaginarsi come un organismo, in cui coesistono alla pari persone, materiali e idee; Le 3 ecologie avvicina luoghi lontani, presentando a Termoli visioni artistiche a cavallo tra passato, presente e future lotte di sopravvivenza.
Matilde Cassani installa nell’ingresso del museo un tendaggio parasole per smorzare la luce abbagliante che colpisce sia i visitatori che il personale del museo. Come in una danza di creazione ispirata dalla mitologia delle isole del Pacifico, Tusalava di Len Lye, un’animazione realizzata nel 1929, delinea gli inizi della vita da cellule fino ad organismi complessi. Micha Zweifel, con i pannelli di gesso intagliati che compongono Calendar installati a raggiera nella rotonda del MACTE, scandisce un tempo di lavoro e di manualità. Al centro della sala, la scultura del 2010 Ipogea di Piero Gilardi, in poliuretano espanso, ci porta in una caverna dove scorre un fiume.
I soffioni ed altri arbusti ripetuti nel wallpaper creato digitalmente da fonti documentate dall’artista Francesco Simeti, rivestono le pareti di una sala del museo, portando in primo piano piante che nelle rappresentazioni nella storia dell’arte restavano sullo sfondo. Due caroselli di diapositive fanno scorrere in sincronia immagini di corsi d’acqua raccolti con pazienza da Simeti dalle pagine cartacee del New York Times, quotidiano della città dove vive.
I disegni di Nicola Toffolini catturano con maestria di esecuzione e ipertrofia di segni solitarie palme difese da frangiflutti in relazione a mutamenti climatici o un’isola post-umana con radici che paiono tentacoli come in un film di Miyazaki. Whutarr, Saltwater Dreams, opera video di Karrabing Film Collective ci trasporta nei Territori del Nord, dove le comunità aborigene provano a sopravvivere in sintonia ai corsi d’acqua malgrado il controllo soffocante da parte delle autorità australiane.
Il documentario Wild Relatives di Jumana Manna segue una semenza agricola dalla Siria alla Norvegia, attraversando sfide climatiche e di sopravvivenza legate a climi e condizioni socio-economiche avverse. La pittura di Francis Offman attiva un ciclo di riuso, dove l’artista di origine ruandese adopera come materiali compositivi per le sue stratificazioni pittoriche fondi di caffè, gesso di Bologna, carta di castagne, in una tecnica affinata con tenacia e sulla scia delle persone che migrano in continenti diversi.
Jonatah Manno utilizza ciò che il mare restituisce come impulso per i suoi lavori, la spiaggia è il suo luogo di raccolta e d’ispirazione: in mostra ci sono due cianotipie e delle sculture in resina che incapsulano paesaggi marini. Silvia Mariotti lavora alla serie fotografica Boutade quando, confinata in casa durante il lockdown e impossibilitata a viaggiare e a scattare all’aperto come è solita fare, decide di aprire il suo archivio di fotografie e costruire un luogo che è una somma di altri luoghi, tra realtà e immaginazione.
Le 3 ecologie è in dialogo con opere della Collezione del Premio Termoli, appositamente selezionate e allestite nelle sale del museo.
BIOGRAFIE
Matilde Cassani (1980, Domodossola; vive a Milano) sviluppa una ricerca versatile, combinando architettura, arti visive e design. Nel 2013 consegue un dottorato in Pianificazione Territoriale e Sviluppo Urbano presso il Politecnico di Milano e ora insegna alla Architectural Association di Londra e all’Università di Bolzano. Progetta il design espositivo della mostra Broken Nature alla Triennale di Milano nel 2019 e presenta i suoi lavori in rassegne internazionali, tra cui Manifesta 12 a Palermo nel 2018, la Triennale di Architettura di Chicago nel 2017 e la
Biennale di Architettura di Venezia nel 2014 e 2018.
Piero Gilardi (1942, Torino; vive a Torino) lavora esplorando le relazioni che intercorrono tra arte, nuove tecnologie, natura e società. Durante gli anni Sessanta partecipa alle mostre dell’Arte Povera e a esposizioni pioniere quali Op Losse Schroeven (Amsterdam 1969) e When Attitudes Become Form (Berna, 1969). Parallelamente alla pratica artistica conduce un percorso di lotta politica al fianco del movimento dei lavoratori fin dagli anni Settanta. Nel 2006 fonda a Torino PAV (Parco d’arte vivente), un centro sperimentale di arte contemporanea. Tra le sue mostre personali, Museo MAXXI di Roma nel 2017 e Castello di Rivoli nel 2012.
Karrabing Film Collective è un collettivo indigeno che nasce nel 2013 nei territori dell’Australia nord–occidentale e include ad oggi oltre cinquanta membri. Intendendo la pratica artistica come forma di resistenza, strumento di analisi sociale e spazio di autorappresentazione, il gruppo realizza pubblicazioni e film che mescolano finzione e documentario. Karrabing partecipa a festival di cinema, tra cui il 67 Berlin International Film Festival nel 2017,
e rassegne d’arte, come Documenta 14 ad Atene nel 2016. Nel 2019 il MoMA PS1 di New York dedica loro una mostra personale.
Len Lye (1901, Christchurch, Nuova Zelanda – 1980, Warwick, New York, USA) è stato un artista neozelandese e sperimentatore, che si è espresso attraverso film, sculture cinetiche, dipinti e poesie. Nei primi anni Venti viaggia nei territori del Pacifico meridionale, studiando le forme artistiche delle comunità indigene locali. Vive a Londra durante gli anni Trenta
e prende parte alla scena artistica newyorkese del secondo dopoguerra. Suoi film e lavori sono conservati presso il New Zealand Film Archive, il British Film Institute, il MoMA New York, il Whitney Museum of American Art e l’Art Institute of Chicago. Nel 2000 si è tenuta una sua retrospettiva presso il Centre Pompidou di Parigi. La Len Lye Foundation nasce nel 1980 in Nuova Zelanda.
Jumana Manna (1987, Princeton, USA; vive a Berlino) è un’artista palestinese. I suoi film e sculture esplorano le connessioni tra la storia dei territori e le strutture del potere coloniale, la politica internazionale e la vita quotidiana. Si forma presso le Accademie di Belle Arti di Gerusalemme e Oslo e al California Institute of the Arts di Los Angeles, dove sceglie il curriculum “Estetica e Politica”. Presenta mostre personali presso il museo MuHKA di Anversa nel 2021; ar/ge Kunst di Bolzano nel 2019; Sculpture Center a New York nel 2014. Nel 2017 partecipa alla 57esima Biennale di Venezia, esponendo nel Padiglione dei Paesi Nordici.