Come dichiara Fila, i verbi ‘tramare’ e ‘ordire’ nella sua arte assumono significato positivo, grazie ad un lento processo di restituzione alla vita della materia utilizzata, che viene rigenerata e successivamente sottoposta a una particolare forma di riscatto, un’assoluzione che riattualizza la materia stessa nel presente.
Un lavoro meditativo e artigianale sulle materie prime – siano esse tela, carta, lino, seta, pergamene o fibre incontaminate – che lascia un’impronta, un nuovo segno grafico che le rende significative, attraverso un’innata energia espressa nel tempo e nello spazio senza confini.
Il progetto espositivo è stato concepito proprio in relazione al luogo in cui questo trova collocazione.
Così come la sede espositiva, ex Ufficio d’Igiene della capitale, è riemersa dallo stato di incuria e abbandono in cui versava da diversi decenni, trovando un nuovo profilo e una nuova identità come Palazzo Merulana e come spazio culturale, anche le materie con cui l’artista lavora e si confronta sono caratterizzate da un vissuto che, una volta concluso, ritorna sotto una nuova luce, svelando inediti contenuti e nuove promesse di vita.
La mostra si presenta come un atto di ‘rivelazione’ a partire dalla velatura tridimensionale di un’opera in collezione permanente, al di sotto della quale si ‘svela’ il mondo. L’emanazione cromatica, unita alla luce immateriale, rappresenta l’espressione della pura energia della materia, e attraverso il vibrato costante delle sue fitte trame riesce ad andare oltre alla verità fisica del visibile.
