I Martedì Critici

LA CITTA’ INVISIBILE DI ELISABETTA NOVELLO, di Anna de Fazio Siciliano

Maria Elisabetta Novello, Opacità_03, 2015, specchio antico, 48x30 cmRoma al microscopio. Un’artista raccoglie la sua (antica) polvere. E la deposita in teche lavorate dal tempo alla Galleria Anna Marra.

Il lavoro di Maria Elisabetta paradossalmente ha a che vedere con quello nobile degli operatori ecologici. Ma la sua raccolta, preziosa si ricicla in arte. Come avviene? Come per un’azione performativa, l’artista disegna letteralmente il suo raggio d’azione entro cui, munita di spazzola e sacchetto di plastica, rimuove tra gli interstizi dei sanpietrini tracce che sembrano inesistenti ma che tra le sue mani diventano documenti minimi di uno strato sottile di memorie. La Novello nata a Vicenza, arriva a Roma il 13 settembre e dopo un’intera giornata, (documentata dal libro d’artista) in giro per luoghi carichi di storia crea le sue opere dal nulla, raccogliendo da residui invisibili la loro memoria. I luoghi prescelti sono il Colosseo quadrato, i giardini di Villa Borghese, e piazza San Pietro. La mostra è curata da Lorenzo Respi e nella prima sala occupa la parete una sfilata di specchi riflettenti e acidati. Probabilmente è la stessa città di Roma con le sue madonnine ai crocicchi delle strade a suggerirle gli ovali, perché è un’opera insolita per l’artista. Il riflesso però è opaco come un’identità cercata nelle pieghe delle cose. Uscendo dalla prima sala, sono esposte piccole opere paragonabili a un esperimento da laboratorio di chimica, sembrano infatti residui fossili: le foglie minuscole, i legnetti e la polvere trovati tra le faglie del lastricato romano e poi intrappolati nei vetrini incorniciati. Pollini, foglioline, tracce montaliane, che a ben vedere sembrano nell’insieme un quadro di Seurat, un puntinismo ultra contemporaneo che deposita antiche memorie e fragili sedimentazioni. Nella seconda sala c’è un “Rothko” ma è ridotto in cenere. Si tratta più di preciso dell’opera (del 2015 in plexiglass) “Orizzonti”. La Novello infatti non racimola solo polvere ma anche la cenere, diversi tipi di cenere che provengono dalla combustione del legno. Per l’istallazione nel dehors, 5 teche di plexiglass con base di ferro arrugginito (2009) contengono la cenere dei legni. Un gioco ottico che ricostruisce come in un polittico medievale un’unica composizione. Qui una montagna o una cava di marmo levigata a più strati.

 

 

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