In arte giustizia è fatta

di Bruno Ceccobelli

Felice Giani, ”Giustizia e Pace”, di inizio ‘800

L’artista Bruno Ceccobelli reitera la sua volontà “Metafisico-Situazionista” nel proporre, dentro la nostra Storia dell’Arte (da lui considerata squilibrata per la presenza di una filologia esclusivamente razionalista), inversioni temporali e concettuali, con un nuovo pensiero critico.

 

Fermiamo queste terre e questi cieli, scambiamoci un segno di Pace.

Ci sono paesi che per la loro “pace” fanno le guerre e invadono i paesi accanto; manifestiamo per la “pace”, sfasciamo e picchiamo; mogli e mariti che per “troppo” amore o poco amore si uccidono… perché siamo così fragili e confusi?

E così saremmo vivi?

«Sì però vogliamo una pace duratura, una pace giusta, una pace reale!».

«Ah sì, sì beh! Certo, ma secondo te, essendo la pace già un concetto ideale puro assoluto, sentire questi diversi aggettivi addossati alla parola pace… così appesantita da ossimori ideologici è più facile o più difficile raggiungerla?».

«Allora è come dicessimo che l’arte non è giusta o non è più vera o eterna se non troviamo nuovi strumenti metodologici di lettura critica che ci possano liberare dal veleno del mercato!».

«Sì, sì! Ci siamo scordati che l’arte è una filosofia spirituale e morale a colori ed è giusta a priori, in quanto eseguire ad arte l’arte non sarà mai una prassi che risponde o aderisce alle leggi capitalistiche del mondo andante».

«E perché realizzare arte è costruire giustizia etica?».

La Giustizia non è solo rispettare le leggi costituzionali, è soprattutto armonia-equilibrio-equità intima; una inequivocabilmente profonda delicatezza scaturita da una coscienza sensibile per una pacificazione interiore, una comunicazione Gandhiana immanente e trascendentale, traghettata da un’ascensione che solo l’arte fuori dal tempo ordinario… può assolvere.

Nell’umanissima triade filosofica della Bellezza Trascendentale già concepita nel periodo assiale della cultura ellenica, che va dal IV al V secolo a.C., teorizzata da filosofi solari come Socrate che ci indicò che cosa sa fare l’arte intesa come ricerca dialettica trascendentale attraverso il metodo della maieutica ottieni il “conosci te stesso”; Pitagora ci dimostra logicamente che ciò che vediamo è composto da ordini di linee e punti di proporzioni e rapporti, principi armonici come la sezione aurea, perché la sacralità è tutta nei numeri, nella geometria e nella musica, infatti è questo quello che si “vede” nell’arte; Platone ci spiegò che il sommo bene è legato attraverso l’eros ad un principio assoluto del mondo il giusto, il bello che è l’Uno* metafisico, fatto di idee e forme “perfette” che abitano un mondo, l’Iperuranio, sopra il nostro cielo imperfetto.

L’arte sa fare la verticale ed è il solo “congegno”, perfetto pattern focale per contemplare l’alto sull’orizzonte terreno.

In Principio è il Principio del bello divino, l’arte dell’esistere e sussistere nella magnificenza: “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”; esercitarsi nel fare della vita un’arte interiore, la propria autocoscienza, rinascere alto, viene prima della pace e della giustizia secolare.

L’arte è procreata nella carne attraverso lo Spirito = il Verbo = l’Info che illuminano l’anima, il cuore, la passione e il gesto estetico.

 

Visioni di Ildegarda

NASCERE DENTRO-RINASCERE ALTO

Dopo l’anno 1100 d.C. la teologia negativa e quella positiva, cioè la cristianità ortodossa e quella occidentale, sono superate e si saldano nelle mistiche profezie della dottissima Ildegarda; noi, grazie a queste sue antiche rivelazioni, ancora valide oggi, possiamo ancora utilizzare le sue intuizioni sotto forma di disciplina filosofica, per concepire una nuova critica e una più completa lettura trascendentale della Storia dell’Arte.

«E chi è Ildegarda?».

«Aspetta, poi te lo spiego…».

«Noi uomini imperfetti di oggigiorno non sappiamo più apprezzare le opere d’arte come belle, giuste, sacre** così come ci insegnò la scienza classica dei nostri saggi avi, prima dell’illuminismo; ora produciamo e consumiamo solo arte come merce di decoro e più o meno la loro validità critica viene assorbita nel “pagano” mercato dell’arte».

«Artista sì, artista no, ah beh! Sì beh!».

«Sì sì, si fa presto… è facile dirsi artisti delle proprie bizzarrie; attualmente, nella nostra società dello spettacolo, molti sono artigiani, altri eccentrici buffoni, ma il Monte Olimpo è “alto” e gli artisti Dei sono pochi!».

La moda, lo stile o i gusti di un’epoca… non sono arte, sono merci di una compravendita.

«Boh! Allora, tutta la Storia dell’Arte passata è sbagliata, che ne so… vuoi dire che c’è stata una narrazione saltellante, bucata, strabica, o prezzolata e tu vorresti conoscere una contro storia dell’arte paradossalmente parallela e perfino Iperuranica?».

«No, no, solo che quegli avvenimenti delle “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”*** vergati nei nostri libri d’arte (questi testi colti e a volte sacri, altre volte con vicende idolatrate solo da operazioni di censo), sono viziati dal pensiero evoluzionista, razionale, materialista e formalista!».

«Un Bello come ente sacro quantistico terapeutico, come un’esperienza discriminante, fondamentale e rivoluzionaria quella di un giudizio artistico critico basato sul pensiero Ildegardiano, vale a dire sulla quantità dell’Energia Spirituale interna alle opere d’arte, chiamata Viriditas°**, non c’è mai stata e in quel caso tutto cambierebbe!».

 

Ildegarda durante una visione mistica

«Va bene, allora ricominciamo da capo con la frase più romantica e funzionale per l’Arte: “la bellezza salverà il mondo” e tu vorresti intendere, se ho compreso bene, la bellezza non solo come Estetica, ma soprattutto come carica di Viriditas!».

«Ah ecco la saggezza di Ildegarda°°*! Boh! però così in arte i valori di mercato cadono!».

«Ah bravo…! Questo sì è il problema: abbiamo solo una versione ufficiale della Storia dell’Arte, quella della parte sociale detta “elitaria”; una visione coercitiva, legata al conformismo dei vari gusti appartenenti ai diversi sistemi temporali dominanti!».

«Boh!».

«Sì certo la filosofia del boh!.

Per esempio si possono considerare le forme e i colori di un quadro o di una scultura anche solo per il loro “spirito”, per il loro “slancio vitale” per la loro “sublimazione psico-somatica” verso la loro “verità animica”; così poi, magari, scopri che un artefice primitivo o indigeno di qualsiasi paese e d’epoca si è espresso o si esprime alla stessa maniera di un “grande” artista storicamente accertato, grazie alla sua Viriditas.

 

NASCERE DENTRO-RINASCERE ALTO

Istruzioni per l’uso dei pennelli spirituali

Se dipingi, non è detto che devi saper usare i pennelli unicamente per una mimesi, è più importante cosa dipingi nel centro del tuo centro, hanno senso più il significato e il tema, per l’accrescimento del tuo capitale intimo, fuori dallorizzontale mondano.

<<Scusa, allora per te, dicasi anche “artisti” quelli che non sono esattamente degli artisti professionisti? Quindi tu ci proponi una panspermia estetica situazionista dell’anima, non locale né temporale, che apparirà o è apparsa ovunque? come quegli artisti che sono dilettanti, o naif, ma pieni di Viriditas… cioè voglio dire immetti pure quelli che si vogliono nascondere: gli eremiti, i mistici o i misandriaci, e quelli che non vogliono avere un successo economico, oppure quelli che dipingono eccezionalmente anche come seconda o terza disciplina… perché geni!>>.

Due di questi formidabili autori ottocenteschi multi-taches, mentali anticipatori anche di un’arte pittorica fuori dalle tendenze del loro momento, sono lo scrittore, drammaturgo svedese August Strindberg (1849-1912) e il musicista compositore austriaco-statunitense Arnold Schöenberg (1874-1951).

 

August Strindberg, ”Doppia visione”, 1892

August Strindberg°°°, genio poliedrico e rivoluzionario, fu riconosciuto non solo come importante commediografo, infatti oltre al teatro (dove fece anche l’attore), in gioventù si prodigò negli studi scientifici, iniziò a lavorare come giornalista poi si dedicò alla poesia e ai romanzi e per di più praticò con dedizione la fotografia, finanche la scultura e la pittura e, proprio in quest’ultima disciplina, sorprendentemente, anticipò molta arte espressionista-astratta-concettuale del primo Novecento.

Si sposò nel 1877 con l’attrice Siri Von Essen ed ebbe tre figli Karin, Greta e Hans, ma poi si risposò per altre due volte ed entrambi i matrimoni fallirono.

Strindberg era un occultista, teosofo e antroposofo: partendo da queste sue particolari posizioni filosofiche, scrisse 1894 durante il suo soggiorno a Dornach anche un trattato sulla sua idea spirituale della pittura dal titolo: “Du hasard dans la production artistique” teorizzando una pittura della casualità, delle sorprese impreviste dei colori, portando nelle sue esperienze artistiche risultati inaspettati.

August s’interessò alla pittura proprio in quei periodi che alcuni storici fanno coincidere con alcune delle sue crisi nevrotico-espressive; dipinse dal 1872 al 1874 e dal 1892 al 1894 e nei primi anni del 1900… anche per la fotografia ci furono interessi alternanti.

 

 

August Strindberg, ”Tempesta”, di fine ‘800
August Strindberg, ”Inferno”,1901

 

Soggiornò e dipinse in varie località, una delle prime fu Dalarö, un’isola nell’arcipelago di Stoccolma, in solitudine, abitando in una piccola capanna, dipinse tristi orizzonti marini, più tardi soggiornò a Berlino, Dornach e a Parigi.

Strindberg inventò anche una bellissima tecnica pittorica che chiamò la “grattatura della palette”! e in musica trovò degli accordi melodici straordinari sulla sua chitarra scordata per una sua pièce teatrale.

L’arte per lui doveva essere un insieme di simboli consci e inconsci, tanto da poter creare come la natura che considerava capricciosa e senza scopo; amava, in campagna, fare il giardiniere di se stesso e come per la sua ricerca fotografica diceva anche per la pittura: “voglio fotografare la mia anima”.

Arnold Schöenberg, viennese di famiglia ebraica, ingegnoso tardo romantico, famoso musicologo autodidatta, di rottura, scrisse note fuori dal sistema tonale, fu uno dei teorici della dodecafonia basata su accordi in sequenza detta musica seriale atonale; dipinse, senza prendere molte lezioni, per un periodo assai prolifero: dal 1906 al 1912, fu ritrattista e considerava la pittura la sua seconda professione.

 

Arnold Schönberg, ”Lo sguardo rosso”, 1910

Nell’ottobre del 1910 espose a Vienna i suoi ritratti alla libro-galleria Hugo Heller, senza successo, mentre nel 1911 il suo amico Kandinskij lo farà esporre insieme al proprio gruppo: “Der Blaue Reiter” (Cavaliere Azzurro) con gli artisti già conosciuti come Franz Marc, Robert Delaunay e Henri Rousseau.

La ricerca musicale di Schöenberg è venata di melanconia per la continua investigazione su un ipotetico dialogo contraddittorio con Dio, esperienza poi esacerbata dai tragici fatti dell’olocausto tedesco.

Arnold aveva un suo peculiare modo di dipingere i suoi autoritratti e quelli di amici, sviluppò un espressionismo astratto iconico, anticipando così alcune future correnti artistiche del secondo dopo guerra; era un visionario essenziale-esistenzialista, ma religioso; inevitabile un possibile parallelo con il drammatico pittore norvegese Edvard Munch (1863- 1944), più anziano di una decina d’anni.

Munch fu amico di Strindberg di cui fece anche un celebre ritratto; ora il confronto tra le pitture simboliche dei due artisti Edvard e Arnold, gemelli diversi tra di loro (colori furiosi e psico-umorali), è spontaneo e immediato: l’uno pittore professionista nichilista e bohémien, divenne celebre grazie all’opera “l’Urlo” del 1893, emblema del futuro “Secolo Breve”; proprio quell’urlo voleva esprimere uno straziante terrore della natura… forse che quel suono prolungato fu una simbolica sirena, avamposto inumano, a fronte delle future violenze novecentesche mondiali? L’altro, Arnold, nel 1910, dipinse con frenesia “Lo sguardo rosso” un altro simbolo sensitivo contrapposto alla bocca di Munch.

 

Edvard Munch, ”Urlo”, 1893

 

Arnold Schönberg, ”Lo sguardo rosso”, 1910

                                                                                                                                                                                                                       

Con Arnold abbiamo gli “occhi” che vogliono vedere “oltre” il pericolo “rosso” del visibile… che vogliono un vedere-cadere nell’invisibile, nell’immateriale, trasformando e sorpassando così le forme materiche.

Schöenberg (amico di Kandinskij, il quale dichiarò l’amore per le sue composizioni di rottura che rappresentavano un ideale per le sue tele astratte) fu sostenitore della ricerca archetipale di una trascendenza evocatrice di quel “Suono Inaudito”, appellativo che lui dava alle sue composizioni.

Nel dicembre 1989 ero a Barcellona alla galleria di Thomas Carstens, per una esposizione dal titolo: NASCERE DENTRO-RINASCERE ALTO, con una presentazione di Alberto Boatto°*** dal titolo “Un Itinerario Ascensionale”.

Alberto, all’interno del suo testo critico, ci fa notare l’importanza di un’ascensione: “Pure dentro l’uniformità dell’esistenza umana, dentro la ripetizione dei suoi giorni, occorre l’intromissione attiva di una forza in grado di contrastare tanta piattezza, di spezzarla, proiettandola verso l’alto. Nel passato, le grandi religioni hanno tenuto con ostinazione simile linea verticale, traducendola anche visibilmente in una serie di segnali: obelisco, piramide, colonna, calvario, cupola, minareto. Esclusivamente nella cecità del moderno, l’uomo ha assecondato la tendenza a schiacciare il proprio passaggio interiore dentro la sola dimensione orizzontale, consegnandoci al dispotismo di un’unica linea retta”.

 

Bruno Ceccobelli, ”Dal grembo di sua madre rinasce dall’alto”, 1989

L’Itinerario Ascensionale ha salvato e salverà sempre ogni buona volontà umana; ecco, la verticale umana passa attraverso l’arte, filtrata solo dal paradigma della “Viriditas”.

«Cosa? Frena, frena, troppe cose difficili dentro l’arte, ci mancava pure sta… “Viriditas”», «ma no, se le “cose” le sogni, le puoi fare!»,

«Chi lo dice?» «La scienza!», «Ma quale scienza?», «Ahahah! Sarà una magia…! »

«Guarda che oggi l’effettiva magia si chiama Fisica Quantistica*°*°».

«Ecco, non voglio fare voli pindarici, però l’arte della Viriditas è per me una luce atta a farmi entrare in uno spazio di fede astratta ed estetica, praticare un credo-creativo celestiale, avere una visione di gnosi e coscienza-conoscenza per essere padrone del mio benessere fisico».

 

 

 

Bruno Ceccobelli, ”Corre intorno lento”,  1989

Da poco è morta mia zia Quintilia, centenaria; quando lei cercava la tua approvazione, dopo aver finito di pronunciare una frase sarcastica che terminava sempre con una risatina ovattata, per meravigliarti della sua ironia, ti guadava fisso negli occhi interrogandoti silenziosamente, soddisfatta!

Ebbene, mia zia, persona semplicissima e senza studi, aveva un modo buffo d’imprecare, che definirei una maniera estetico-patafisica: snocciolava un veloce <<Brutto io!>>.

Ma sì, mia zia aveva una sua beata innocenza ancestrale, una inconsapevole giusta dimostrazione concettuale di un’inveterata condanna della bruttezza, non solo come bestemmia per una mancanza estetica, ma inoltre come un peccato universale deprecabile anche contro l’anima e il corpo!

Riposa in pace Quintilia, addio discepola naturale della pratica “Viriditas”!

«Allora si può dire ad alta voce… quest’opera d’arte è estetica, sì carina, belloccia, però è solo ornamentale se le manca la grazia verdeggiante!».

«Sì, così si va oltre l’Estetica e al piacere dei sensi individuali e alla simonia…».

 


* L’Uno: come ci confermò nel Novecento il fisico quantistico e filosofo David Bhom il mondo è olografico indivisibile e interconnesso, ogni sua parte contiene il tutto, un tutto vivo e intelligente.

** Sacre: le opere d’arte sono sacre, non perché figurativamente appartengano ad una specifica iconologia religiosa o ideologica, ma in quanto ancestrali simboli o allegorie del nostro inconscio collettivo spiegato così bene da Carl Gustav Jung; il Sacro inteso come significato come campo del bello, per cui diventa un recinto, o una tela, una superficie-spazio di rispetto e devozione, separata da un contesto che non ha un senso pratico, o meglio detto pagano.

*** “Le Vite…” Libro del 1550 un trattato di biografie di artisti del pittore architetto Giorgio Vasari (1511-1574) pubblicato in due volumi; furono i primi libri sulla Storia dell’Arte Occidentale.

°** “Viriditas” termine latino, nobile concetto astratto, che si traduce in soffio vitale o “verdeggiare”, ispirato dalle teofanie della badessa benedettina Santa Ildegarda di Bingen. Questa parola, “Viriditas”, per Ildegarda era la spiegazione di una creazione metafisica, da parte di una forza invisibile spirituale che, se risvegliata in noi, avrebbe portato ad un equilibrio rivelatore; un’unità tra l’anima e il corpo e tra l’uomo e il cosmo, portandoci ad una guarigione psicofisica salvifica.

°°* Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179) monaca mistica teologa Benedettina, “la veggente del Reno”, profetessa, una personalità poliedrica carismatica ma autodidatta: anticipatrice del “femminismo” e della medicina Olistica (Medicina Ildegardiana) naturalista, erborista, cosmologa, linguista, poetessa, drammaturga, musicista e artista… nonché consigliera politica; ebbe confidenze e colloqui con l’Imperatore Federico Barbarossa, Papa Eugenio III°, Filippo di Alsazia, San Benedetto di Chiaravalle… nel 2012 il Papa Benedetto XVI° la dichiarò Dottore della Chiesa.

°°° August Strindberg nella sua formazione giovanile studiò le scienze naturali, la medicina, la chimica e l’alchimia, in totale si occupò di 18 diverse discipline!

°*** Alberto Boatto (1929-2017) è stato critico d’arte, scrittore e mio professore all’Accademia di Belle Arti, cardine per generazioni di artisti della Pop-Art romana, del Concettualismo, dell’Arte Povera e della Nuova Scuola Romana.

*°*° Fisica Quantistica: la divulgazione più affascinante di questa scienza complessa e magica, presente in Italia, sia con libri e sia sul web, è dell’italiano naturalizzato statunitense Federico Faggin nato a Vicenza nel 1941, fisico inventore del microprocessore Z80 e imprenditore della ditta ZiLOG; con una ulteriore azienda sviluppò i touch screen. Ora sta studiando la teoria della coscienza umana nel programma QIP (Quantum Information-based Panpsychism).

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