I Martedì Critici

Di Arte e di Fragilità: istruzioni per l’uso, di Jasmine Pignatelli (Il Segno, 24 aprile 2017)

Copertina-jpg--240x360Nella Storia collettiva ci sono momenti nei quali una sensibilità particolare riesce a cogliere qualcosa di profondo che è dentro tutti noi ma che non riusciamo a esprimere compiutamente. È il caso di Roberto Gramiccia, che con il suo ultimo libro “Elogio della Fragilità” è riuscito a dare sostanza e dignità a un sentire diffuso che tutti avvertiamo indistinto ma che, pressati da uno Zeitgeist così intriso del mito della forza e della performance da non ammettere debolezze, non abbiamo avuto coraggio di esplorare a fondo: la fragilità. Cosa lega questo tema, questo libro e questo personaggio al mondo dell’arte? “L’Elogio della fragilità”ed. Mimesis è l’ultima fatica letteraria di un intellettuale atipico: Gramiccia è medico appassionato (tra i suoi pazienti grandi artisti come Kounellis), è collezionista e critico d’arte, curatore di importanti mostre, saggista e militante politico. Tutta la sua biografia è intrisa d’arte e di quella fragilità che i suoi pazienti (gli artisti) gli rivelavano e sapevano poi trasformare in una forza creativa potente. Un punto di osservazione peculiare questo, che ha permesso all’autore di costruire una lettura personale e profonda di questi “fragili” eroi, (per citare un altro suo libro) e intercettare una connessione sottile tra debolezza e creatività, formulando così una vera e propria Teoria della Fragilità: siamo tutti fragili e quando ci riconosciamo in questa dimensione, essa può diventare il punto di partenza per percorsi evoluzioni, cambiamenti, canalizzandosi verso vette artistiche o iniziative sociali o politiche nel segno di una idea di coesione/incontro con l’altro. Gramiccia individua la fragilità come strumento di comprensione di sé e degli altri, e come possibile motore/leva di una nuova visione del mondo e dell’agire politico come anche artistico.
Ed è questo il dato che più ci interessa segnalare: la sua teoria solleva domande sul ruolo degli artisti dentro questo tempo fragile e invita gli artisti stessi a prendere posizione, a tradurre in azione la consapevolezza della propria e altrui fragilità non per ripiegare su sé stessi, ma per riscoprire un profondo valoreemozionale sociale e perché no, politico all’arte, oggi troppo e sempre più spesso inaridita da cliché concettuali e rincorse del mito salvifico del mercato. Siamo fragili nell’arte e nella vita, ma l’unione delle fragilità può diventare una forza sovvertitrice. Così il libro, vero e proprio cross over tra testo e ipertesto, sempre sospeso tra romanzo autobiografico, saggio, manifesto, pamphlet politico e indagine sullo stato attuale dell’arte, indica che la lettura consapevole della fragilità e del prendersene a cuore può trasformarsi in una vera “piattaforma condivisa” pre politica, emotiva, poetica e pratica di un nuovo fare per il mondo e la società a venire. Questa consapevolezza che Gramiccia offre agli artisti e agli operatori del sistema dell’Arte, può renderci finalmente uniti in uno sfondo ideale, può darci un indirizzo e può soprattutto costituirsi come una nuova visione del fare arte, un nuovo Zeitgeist che si oppone alle derive del Pensiero Unico imperante. Chi, artista o no, non ha mai colto quell’attimo di fragilità nel proprio essere, nel proprio cercare, nella propria arte, che non sia poi maturato in una grande espressione di umanità?

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Elogio della fragilità
Roberto Gramiccia
Editore: Mimesis
Anno edizione: 2016
Pagine: 130 p.
ISBN: 978-88-5753-649-1

 

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