CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE
Dal 24 gennaio al 24 marzo 2019
A cura di Benedetta Carpi De Resmini
Progetto di Cecilia Luci a cura di Benedetta Carpi De Resmini. Il progetto è costruito grazie alle testimonianze e ai volti delle donne del carcere di Rebibbia, con i loro dolori e le loro paure, poste a fianco delle monache che hanno abitato nel complesso del Buon Pastore, ex convento e primo carcere femminile istituito dallo stato della Chiesa e dunque luogo di reclusione e penitenza.
“Le celle mi colpirono sin dalla prima volta che le visitai, diversi anni fa. Solo in seguito capii cosa fare di quella sensazione e di quelle delle voci che mi avevano rapita, permeata e trattenuta lì per tanto tempo, in quello spazio sovrasensibile apparentemente inesistente.
Le voci vogliono essere ascoltate, strappate a quella reclusione, l’unica via non è la sottrazione, la negazione dell’accaduto, ma l’amplificazione degli accadimenti di quel luogo antico abbandonato e dei suoi segreti che trama per essere rivisto, rivisitato, curato.
Attraverso questo progetto mi interessa sondare lo spazio temporale antico e quello attuale, e carpire la reale permeabilità tra i due mondi.
Lo spazio, compresso ed estraniante, misura l’impossibilità ad agire una scelta da parte delle segregate, delle monache sentinella, del pubblico coinvolto nell’azione delle performers monache nel corridoio”. (Cecilia Luci)
Le voci vogliono essere ascoltate, strappate a quella reclusione, l’unica via non è la sottrazione, la negazione dell’accaduto, ma l’amplificazione degli accadimenti di quel luogo antico abbandonato e dei suoi segreti che trama per essere rivisto, rivisitato, curato.
Attraverso questo progetto mi interessa sondare lo spazio temporale antico e quello attuale, e carpire la reale permeabilità tra i due mondi.
Lo spazio, compresso ed estraniante, misura l’impossibilità ad agire una scelta da parte delle segregate, delle monache sentinella, del pubblico coinvolto nell’azione delle performers monache nel corridoio”. (Cecilia Luci)
