La bellezza è cieca

di Bruno Ceccobelli

L’artista “militante spirituale” Bruno Ceccobelli sposta all’indietro le lancette della Storia dell’Arte, così come noi la conosciamo, e vuol convincerci che l’Arte Astratta è sempre stata contemporanea ed è apparsa prima dell’Impressionismo.

 

Victor Hugo ”Individuo che effettua visite”, 1835-40

La bellezza è cieca

Ho sempre sostenuto che l’arte vera, quella che emerge dai tempi, è sempre stata astratto-metafisica e che affiora carsicamente nella storiografia sia dell’arte preistorica, sia della classica, moderna e post-moderna e comunque sempre contemporanea… nella sua bellezza cieca!

Mi spiego meglio: per me l’arte forte nel suo epocale percorso esistenziale, in totale spirito di poiesis, non vede i tempi ed è libera dalla critica, dalle mode e dai mercati, per questo la sua bellezza è cieca!

Io vedo la bellezza, ognuno vede la sua bellezza, ma la bellezza non vede noi, la bellezza non cerca consensi umani!

La bellezza, vista nella vera storia dell’arte, va fuori da qualsiasi esame e da qualsiasi costume sociale, essa piuttosto fa parte del corso degli eventi atemporali.

La bellezza offre un’influenza “divina” sulla nostra intimità: coinvolge quindi solo la sfera personale di ognuno, quella più profonda, la parte più indomita genuinamente astratta, l’anima.

La Storia dell’Arte vista sui libri è tutta formalmente lì; c’è un bel lungo “binario”, con biglietto obbligatorio, una successione di dati e tempi lineari con stazioni prestabilite, ma esistono altre vedute, altri percorsi, fuori dal quel panorama facilmente scorrevole, concettualmente in ordine crescente e consequenziale… e tutti abbiamo preso quel treno affollato!

Ebbene, finché con dubbi e con coraggio chiaroveggente, non si scende da quel treno “info-diretto” per verificare “linee” non ferrate, che portano ad altre visioni che deviano, anticipano, oppure contraddicono palesemente quelle “stazioni” schiacciate su gusti funzionali, non si trova l’essenza della bellezza!

 

“Il pubblico è, rispetto al genio, un orologio che rimane sempre in ritardo”

                                                                                    (Charles Baudelaire, 1855).

 

Esistono in arte dei pittori sciolti dalla Storia, ma segnali luminosi, che fanno caso a sé, “paranormali”: sono una sorta di avvisaglie veggenti persistenti e genuine e di folgorazioni, in “tempi sperduti”, creative e alternative.

 

Georgina Houghton, “Fiore di Samuel Warrand”, 1862

 

Solo allora, in noi risvegliati, tutto si sospende per la meraviglia, nell’alba di un’altra Storia dell’Arte!

E dopo questo mio “allettamento” voglio narrarvi due storie parallele: quella della pittrice medianica inglese, Georgina Houghton (1814-1884) e quella del geniale pittore, scrittore e politico francese Victor-Marie Hugo (1802-1885).

Artisti distanti e sconosciuti tra loro, astratti, a loro insaputa, ancor prima dell’Impressionismo!

È incontrovertibile che l’Arte Astratta sia stata partorita, da parte di alcuni, prima dell’Impressionismo e inoltre nei secoli sia sempre stata contemporanea, consona cioè allo spirito libero dell’uomo animicamente “evoluto”…

E di questi “fenomeni” intriganti, col tempo, ci sarebbero tanti esempi passati da poter riscoprire, certamente non fruibili o codificabili nelle loro eredità come movimenti di mercato, né come definite poetiche concettuali, ma concrete sorprese, “sensibili” sintomi di emancipazione.

Tecnicamente, in ogni caso nell’Ottocento, delle opere di questi pittori meteore trascendentali, non si poteva parlare di automatismo psichico, o di surrealismo, tranne che con critiche feroci per quelle loro macchie fantasiose o disegni detti onirici e per quegli schizzi medianici visti come confuse bizzarrie o semplici arabeschi gestuali.

Georgina Houghton, “Disegno spirituale”
Georgina Houghton , “Gloria a Dio”, 1864

 

 

 

 

 

 

 

 

Georgina Houghton, settima di dodici figli, appartenente ad una famiglia di mercanti inglesi d’epoca Vittoriana e conosciuta come aderente al movimento spiritualista cristiano, realizza tra il 1860 e il 1870 disegni ed acquarelli straordinariamente attuali.

Georgina aveva avuto una sorella, Zilla, alla quale era particolarmente affezionata e che morì nel 1851.

Venuta a conoscenza delle tecniche di contatto spiritistiche, iniziò una sua pratica di sedute medianiche per comunicare con Zilla nell’aldilà, attraverso una planchette* realizzando così una pittura e dei disegni automatici.

Fu così che Georgina non solo contattò sua sorella, ma anche lo spirito defunto di un pittore (che affermava di essere stato sordo muto, sic!) di nome Henry Lenny, il quale la spronò a dipingere opere pittoriche trascendentali.

Per tutta l’estate del 1871, alla The New British Gallery in Old Bond Street a Londra, furono esposti 155 disegnie acquarelli, linee di forze invisibili spontanee “astratte” della novella e nubile pittrice telepatica Miss. Georgina Houghton, accolti tra ilarità e maldicenze (con accuse di stregoneria); fu respinta dalla Royal Academy e da altre gallerie, finché dovette pagare per la sua esposizione, senza vendere nessun opera.

La Houghton vedeva unicamente la “bellezza” nelle forme invisibili.

Georgina Houghton, “Senza titolo”, 1872

 

Victor Hugo fu celebre romantico genio francese, laureato in giurisprudenza; di lui non pensiamo solo ai suoi grandi romanzi impegnati socialmente, come “Notre-Dame de Paris” o “I miserabili”, oppure l’esser stato poeta drammaturgo, deputato e senatore (passò dalla destra alla sinistra), attivista dei diritti umani, che fece della satira politica e per questo fu esiliato, ma lo sappiamo anche perfetto pittore.

Ebbe cinque figli, più una figlia fuori dal matrimonio, quattro dei quali morti prematuri, molte amanti, molte liti, conobbe il male della depressione e per dieci anni non scrisse.

Ma, delle molte vite di Hugo, la mia preferita è quella di pittore: più di quattromila disegni e acquarelli, con colori bruni, creati grazie al nero fumo e al caffè.

Victor Hugo, “Senza titolo” o “Evocazione di un’isola”, 1870
Victor Hugo, “La montagna dei miti”, 1839

 

Victor, altro autorevole veggente simbolista senza tempo, anticipa l’espressionismo e l’astrattismo per via naturale e celeste.

Victor Hugo, “Composizione”, 1875
Victor Hugo, astrazioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1988 è nata una mia personale internazionale, da un’idea del critico d’arte Italo Mussa, che da Roma, in via degli Ausoni n° 3 (Centro di Cultura Ausoni) transitò verso Madrid alla Galleria Mar Estrada per finire poi a New York alla Jack Schaiman Gallery; esposizione dal titolo “Le figure, le case, i pozzi”, con sottotitolo: “ovvero – La vita delle Ombre nei Recinti Sacri**”.

L’esposizione era composta da circa quaranta pezzi, comprendenti dei grandi lavori simbolici tridimensionali, compresa la carena di una barca da pesca, alcuni articolati con ante che si aprivano come polittici d’altare trecenteschi*** e piccole immagini vicine ad un’astrazione iconica.

 

Bruno Ceccobelli, “La Signora delle acque”, 1987, 266 x 119 x 40 cm, esposizione RM, MAD, NY

 

Quando Italo Mussa scriveva nel testo introduttivo: “La storia oggi sembra non avere più eredi. Bruno Ceccobelli crede che essa sia ancora possibile, soprattutto attraverso la creatività che accetta l’imperfezione come punto più alto dell’arte. L’imperfezione forte, che si avverte nelle sue opere, innalza il godimento estetico in modo spontaneo, senza supporti didattici e suggerimenti teatrali…” mi giudicava forse cripticamente?

Ed è ancora così!

La storia non ha più eredi, perché per tutti noi obnubilati è d’obbligo “arrenderci ” (non vedere), arrenderci perché non ci sono più ideali da difendere, arrenderci all’avvelenamento provocato dal frenetico declino capitalistico che ci ha inseminato nel cervelletto la perversione monetaria e la velenosa omologazione.

Ora ho a lungo riflettuto sulla strana locuzione affibbiatami da Italo, a proposito della mia produzione pittoscultorea: “imperfezione”… riflettendo per capire a pieno cosa potesse intendere, ad oggi, sono convinto che possa essere intesa proprio come un non vedere le regole della perfezione novecentesca.

 

 

Bruno Ceccobelli, “Pala salata”, 1987, 265 x 265 x 6 cm aperta – 265 x 132 x 6 cm chiusa, esposizione RM, MAD, NY

 

Di conseguenza quell’imperfetto può risultare inteso come forma di sovvertimento a quegli stilemi canonici post-moderni, e valutato come il giusto estro di un artista cieco alle mode.

Infatti l’attuale arte Post-Human può facilmente essere veduta come materia retorica o peggio pedagogico-didascalica, quando esizialmente ricorda altre “visioni” del passato, riconducibili consciamente o incoscientemente a stili e tematiche, del già fatto, del déjà vu; questo fare arte diventa maniera, labile frutto di narrazioni rimescolate, capitombolando in un fattore monetario.

La vita ci insegna sulla nostra pelle che il nostro orizzonte umano è sempre “imperfetto” rispetto alla cieca visuale sociale, sempre razionale.

Acta Diurna: hamassoni/governo Netanyahu.

E’ scoppiata la pace, e scoppierà la “lotta continua”, le guerre sono tragedie atroci, ciò nondimeno la pace può trascinarsi in dolenti ferite con attriti razziali non rimarginabili che, meschinamente, possono accecare più a lungo delle guerre stesse!

Bruno Ceccobelli, “Facilmente Trino”, 1987, 218 x 236 x 9 cm, esposizione RM, MAD, NY.

 

A meno che l’Umanità non si converta ad essere trascendente e non si pèriti a trovare la pace interiore, rivoluzionando se stessa, sublimarsi ogni giorno in una Fisica Spirituale° persuasi di porsi in guerra solo ai propri istinti e desideri superficiali, schivando errori maldestri.

Finalino extrasensoriale, al dunque, ricorrete al libero arbitrio, salvatevi nell’Ospedale Metafisico, al suo Pronto Soccorso Spirituale, lì troverete: al primo piano l’emergenza pediatrica estetica, l’arte illuminante, la Bellezza; al secondo piano la terapia intensiva, l’Amore astratto e al terzo piano in ginecologia cosmica, l’Eternità estatica.

Per una “vista” senza “veste” l’unica medicina è l’eternità e gli artisti sono gli oculisti dell’anima!

 

Triste destino: non esser ciechi e non vedere

(Poesia tratta da “Il Nottigavo” di Gian Giacomo Menon, 1910-2000)

 


* Planchette o “tavolette parlanti” sono tavolette piatte di varie forme, la più comune a forma di cuore; sotto la tavoletta due piccole rotelline, per favorire il movimento, con un buco al centro per mettere una matita. La planchette, poggiata su un tavolo rotondo e toccata leggermente con un dito dagli astanti occultisti e dal medium, tramite uno spirito, si sposterà verso lettere e numeri, oppure sul “sì” o sul “no”, a seconda delle domande. Devo lo spunto per iniziare la ricerca su questi artisti veggenti e fuori dalla materia al mio amico artista universale Manuel Koss.

** La mostra, aveva un bel catalogo edito da De Luca Editore, con la presentazione di Italo Mussa e altri tre interventi critici: di Arnaldo Romani Brizzi, Alberto Boatto e Donald Kuspit, più un mio testo. Il titolo, da me scelto, molto enigmatico: “Le figure, le case, i pozzi – ovvero le vite delle ombre nei sacri recinti”, influenzato dal pensiero del nolano Giordano Bruno, voleva essere un omaggio al filosofo veggente.

*** In quegli anni ero sotto sorveglianza critica di A. B. O., che geloso della sua creatura, la Transavanguardia, denigrava gli altrui lavori, per esempio i miei polittici… dei quali diceva in giro: <<Cecco fa i mobili Cantù!>>.

° Fisica Spirituale: il pittore scultore architetto simbolico olistico veggente Oberto Airaudi (1950-2013) (in arte Falco Tarassaco) fondatore nel 1975 della Federazione di Comunità Damanhur, nei dintorni di Torino, indicò anche le otto leggi della sua Fisica Spirituale: Sincronicità, Atomo unico, Divinità, Essenza geometrica, Matrice temporale, Pioggia di eventi neutri, Caos, Freccia della complessità.

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