Perimetro e Materia: sono queste le coordinate principali intorno a cui ruota la mostra dedicata ai cinquant’anni di lavoro di Primarosa Cesarini Sforza. L’esposizione, a cura di Michela Becchis e allestita nelle sale del Casino dei Principi di Villa Torlonia, è un percorso a ritroso lungo una vita immersa nel fare, che per Primarosa non può e non poteva essere che fare arte.
Perimetro e Materia: termini quasi antitetici, certamente definitivi di chi trova nella manualità e nel lavoro su e con i materiali il senso della propria ricerca.
E se la materia è chiara nei lavori, si palesa in quei nodi di fili di seta, nei timbri, nelle carte, nei metalli, nelle ceramiche, nei rami e in tutto ciò che affascina la sua fantasia ed entra così nelle sue opere, il perimetro fluttua tra il disegno o la linea tirata di un filo, i limiti del supporto che accoglie l’opera o la volontà dell’artista che interrompe il proprio lavoro quando lo ritiene opportuno.
Descrivere l’opera di Primarosa è un’impresa ardua, forse impossibile e a tratti superflua per un’artista che vive la propria ricerca nell’esperienza stessa della creazione e sfugge alle definizioni, come la lepre che abita alcuni suoi lavori. Entrare oggi nel Casino dei Principi vuol dire visitare il mondo di quest’artista, quell’universo fatto di figure di bimbe, lepri, uccelli e altri animali, di fiori, nodi di fili colorati, sagome geometriche, barche, casette e rami. Come lei stessa racconta, l’inizio di ogni opera parte da un’ispirazione e non da un progetto, si svolge liberamente sul supporto secondo il disegno interno dell’artista e poi termina quando la sua volontà ne definisce la conclusione.
Alla vista delle opere il senso dei due termini cardine della mostra sembra fluttuare e compenetrare l’uno nell’altro. A volte il perimetro si fa materia, quando diventa la campana di vetro che contiene le germinazioni di rami, stoffe e nodi, oppure, quando la seta disegna mani, uccelli o conchiglie e aggrovigliandosi crea il colore.
L’artista nei decenni ha molto sperimentato, oltre alle opere bidimensionali e tridimensionali, i taccuini e i libri testimoniano un’attività estremamente intensa, consapevole della conoscenza tecnica e per questo non timorosa di provare. Ai lavori colorati e vivaci delle opere realizzate dalla metà degli anni Novanta in poi, si contrappongono i lavori dei decenni Ottanta e Settanta caratterizzati da un maggior rigore concettuale e dalla predominanza del bianco e nero. Già sono presenti in questi anni gli elementi identificativi della sua arte: i fili e i nodi che si intrecciano sulla superficie, una composizione molto libera in cui gli elementi disegnati fluttuano nel campo visivo tra parole e collage. Anche le immagini ricorrenti sono già presenti: casette, barche e solidi geometrici. Di particolare interesse sono gli assemblage degli anni Settanta, in cui l’artista ricrea una sorta di scatola aperta a parete, con un intrico di fili in ferro e cotone che intrappola elementi in ceramica. Negli anni successivi l’atto di inscatolare, richiudere, identificare lo spazio che contiene sarà ricorrente, il Perimetro. Se l’incisione e più in generale la grafica sembra interessare l’artista soprattutto nel corso degli anni Ottanta, nel decennio successivo la materia pittorica si fa più pastosa e le cromie brillanti e vivaci diventano ricorrenti. L’avvento del filo in seta segna un passaggio importante nel suo percorso. La prima conoscenza di questo materiale avviene nel 1989 quando l’artista si reca in Marocco per un festival di incisione, la seta entrerà poi da protagonista nei lavori di Primarosa a partire dagli anni Duemila.
Come osserva Toni Maraini, nei lavori di Primarosa “vi è la traccia di tutte le esperienze che ad ogni tappa conoscitiva l’artista fa confluire verso il proprio lavoro”. Questa donna che ha viaggiato molto, che ha vissuto e frequentato intensamente l’ambiente artistico culturale internazionale, riflette nella sua arte quello che vede e conosce. È come un flusso che scorre attraverso la mente e le mani e si assembla in collage, pitture, ricami e sculture.
E cosa resta dell’incessante e operoso lavoro di questa esploratrice di immagini e simboli se non la giocosità, la libertà del disegno e la vivacità del colore brillante? È quel senso celato di inquietudine, quella dualità spesso scelta come soluzione compositiva e che dunque trapela non solo come immagine ma come significato. Attraverso queste figure ricorrenti, che affondano le radici nel tessuto della memoria comune, è l’interrogativo costante e celato di questa artista magmatica, che ci affascina e attrae ancora una volta.
La mostra, promossa da Roma Culture – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e visitabile fino al 6 luglio, è stata allestita dall’Associazione Culturale TraleVolte di Alessandra Scerrato e Francesco Pezzini e si completa con il catalogo curato dall’AAIE Center for Contemporary Art di Wang Yongxu, con testi di Federica Pirani, Silvia Bordini e Michela Becchis.
Info mostra Primarosa Cesarini Sforza – La materia e il perimetro
fino al 6 luglio 2023
Musei di Villa Torlonia – Casino dei Principi – Via Nomentana, 70 – Roma
Dal martedì alla domenica, orario 09:00-19:00
Info: 060608 www.museivillatorlonia.it