Il FATA inizia la sua corsa. Tra Natura e Progetti innovativi. Intervista a Domenico Piraina, Direttore di Palazzo Reale di Milano e Presidente del Comitato Scientifico del Sila Science Park & FATA Museum

Redazione

Alcuni indicatori statistici, dopo il lungo periodo di restrizioni, segnalano come necessità per le prossime vacanze, mete e luoghi immersi nella natura. Il Sila Science Park & FATA Museum è uno di questi. Potrebbe essere anche un’occasione per valorizzare tutta la regione Calabria? E nello specifico che valore educativo potrebbe avere per la Sila piccola, un territorio già molto frequentato? Per esempio, perché avete avviato questo ciclo di conferenze?

Cosa rappresenta nella sua carriera questo incarico, dal momento che è alla Direzione anche dei Musei Scientifici milanesi?

Il Sila Science Park può diventare e in che termini un museo scientifico a livello nazionale?

Ci può dare un’anticipazione sui prossimi progetti? Per esempio del Festival del Tempo?

Domenico Piraina

Ho ritenuto un onore la proposta avanzatami dal FATA di presiedere il Comitato Scientifico del museo, composto peraltro da personalità di grande spessore culturale e scientifico, dotate di un bagaglio notevole di esperienza e che hanno dimostrato, sul campo, tutte le loro enormi capacità, per molte ragioni che convergono tutte nell’idea di trovarci di fronte ad un modello di museo molto innovativo e pienamente aderente ai problemi e alle opportunità che contraddistinguono la nostra contemporaneità. Un museo che si prefigge l’obbiettivo di costituire una piattaforma di benessere per i visitatori che possono fare una esperienza straordinaria: quella di imparare e di divertirsi in un contesto naturalistico di assoluta eccellenza. Tra le finalità che, come abbiamo scritto io e l’amico Maurizio Vanni nel nostro ultimo libro “La nuova museologia: le opportunità dell’incertezza”, il museo deve avere vi è, accanto a quelle tradizionali di studio, educazione e diletto, anche il benessere, perché i musei sono fatti per le persone. Questo obbiettivo del benessere, costituirà uno dei filoni vincenti per i prossimi anni.

Il FATA inoltre si propone di promuovere la cultura dello sviluppo sostenibile, la cultura di un turismo lento, di qualità che è perfettamente coerente con il contesto naturalistico-paesaggistico ed ambientale silano.

Il FATA insomma propone di diventare una sorta di SPA, dove rigenerare il corpo e l’anima.

Le attività del FATA, come concordato con tutti i membri del Comitato Scientifico, devono essere molteplici, varie, larghe perché devono unire quello che per troppo tempo è stato vissuto in maniera divisa e cioè la cultura umanistica e la cultura scientifica. Quindi i temi si muoveranno ibridando scienza, arte, filosofia, letteratura, antropologia, mitologia, eno-gastronomia, design, danza, musica… per proporre un ritorno all’ unitarietà del sapere, di stampo tipicamente rinascimentale. Ci saranno quindi attività continue alle quali si aggiungeranno momenti più tematici resi attraverso mostre, convegni, festival, dibattiti. Un museo aperto a 360 gradi alle collaborazioni con altre istituzioni culturali, agli stakeholders, alle comunità, un museo senza barriere, quasi senza muri in cui tutti potranno trovare quello che cercano per dedicare un po’ di tempo a sé stessi, alle proprie famiglie; vorrei che diventasse uno stile di vita, più autentico, lontano dal frastuono, in cui il divertimento andasse di pari passi con la crescita della consapevolezza del sé e della propria cultura. La collocazione di questo museo-software in un hardware naturalistico di assoluta eccellenza come quello silano costituiscono favorevoli premesse a che questa esperienza museologica diventi un punto di riferimento non solo regionale ma nazionale. Ne siamo tutti convinti e metteremo le nostre capacità a disposizione di questo progetto.

Come prima uscita, dopo il difficilissimo periodo contrassegnato dalla pandemia, abbiamo voluto dedicare 1 public program indagando il tema del tempo, visto da ottiche e prospettive diverse ma complementari ed abbiamo voluto anche proporre una serie di iniziative fuori dal contesto strettamente museale, proprio in coerenza con le ragioni che ho succintamente illustrato prima. Il tempo è un tema che è stato indagato dalla fisica, dall’arte, dalla letteratura, dalla filosofia e il programma che abbiamo costruito dà conto di tutte queste prospettive. Il panel dei diversi relatori è di alto livello e questo consentirà di affrontare il tema in maniera puntuale e documentato. Questo programma è un perfetto specimen di quella unità del sapere di cui abbiamo parlato e che credo che incontrerà il favore sia del pubblico che quello della comunità scientifica.

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