Perfetti sconosciuti in cerca dell’Altrove. L’incontro tra Armando Gioia e Liao Junwei all’AAIE di Roma

di Giulia Del Papa

Possono due artisti nati e cresciuti in mondi distanti come la Cina e l’Italia raccontare una vicenda affine?

È la sfida che Mariano Cipollini ha raccolto con l’invito a curare la bipersonale “Perfetti sconosciuti in cerca dell’Altrove” di Armando Gioia, figura storica della ricerca artistica abruzzese, e Liao Junwei, artista indipendente con base a Shenzhen, inaugurata lo scorso 21 ottobre 2025 negli spazi dell’AAIE Center for Contemporary Art di Roma.

La mostra costituisce un momento di intensa riflessione sulla materia, sul tempo e sull’azione creativa come forma di interrogazione ontologica e unisce due artisti che, come suggerito dal titolo, non hanno una conoscenza pregressa o un percorso affine e condiviso. I due provengono, infatti, da mondi distanti che li ha condotti però, tramite l’arte, verso una riflessione comune per entrare, come sottolineato dal curatore, «nel merito della genesi dell’essere e del suo processo evolutivo: poetico trascendente.»

La visita alla mostra consente, nell’immediatezza, di apprezzare quell’armonia di linguaggio che li accomuna, pur nelle dovute differenze, e che ha consentito di realizzare un progetto espositivo dove gli equilibri visivi e poetici si svolgono in maniera fluida e morbida. Un’armonia che passa in primis nelle scelte cromatiche: i toni del bianco e nero sono la direttrice primaria nelle opere di Gioia e Junwei, poiché entrambi scelgono l’essenzialità di questi due colori opposti per le loro opere.

Armando Gioia sceglie di farli convivere nella medesima opera, creando demarcazioni nette tra forme geometriche definite con materiali diversi, che consentono un complesso di aggetti, ondulazioni e rientranze dove l’ombra diventa essa stessa pittura. Liao Junwei utilizza, nelle opere esposte, i due colori singolarmente, scegliendo di affidare alle caratteristiche fisiche dei materiali utilizzati la trama cromatica complessiva. Entrambi insistono su un’essenziale direttrice verticale, dove quella di Junwei resta diritta e bilanciata creando una demarcazione netta che divide l’opera in parti simmetriche, quella di Gioia punta a squilibrare le parti, a creare movimenti che fanno scivolare le sezioni fino a farle fuoriuscire dal riquadro preordinato. Dunque, sembra quasi che dove l’artista cinese mantenga all’interno della tela le forze cromatiche e formali che muovono la sua ricerca verso una sintesi sull’essenzialità del linguaggio, l’artista italiano conduca un discorso dove la materia e la forma quasi si scontrano alla ricerca di un nuovo equilibrio. Le forze e i gesti impressi da Junwei restano stabili e contenuti; le forme e i materiali, che portano con sé texture e colori, nelle opere di Gioia mostrano una volontà di destabilizzazione, di affermazione per contrasto, fatica o dolore. Come dichiarato dal curatore si tratta di: «Trascrizioni materiche che, dall’iniziale origine diversa, convergono in unico punto, focalizzando il “luogo”: materializzazione dell’immaginato. Luogo nel quale far espandere l’insieme delle rispettive capacità artistiche legate alla figurazione dell’azione compositiva e al suo processo in divenire. Una dinamica gestionale che motiva la sostanza formale tra segno e materia, restituendoci un volume che cela nel suo interno i presupposti formativi dell’io e delle armonie trascendenti che lo intersecano.»

Come sottolinea Mariano Cipollini, il misticismo filosofico porta Liao Junwei a considerare la materia come elemento essenziale per indagare le esistenze e le loro trasformazioni. La morte rappresenta un momento di evoluzione, consentendo quella «ciclicità che concorre a generare esistenze di un’umanità i cui processi sono promossi dalla conoscenza che ne modifica destini e ne conduce le esplorazioni in un tempo regolato da una natura maestra». Armando Gioia, invece muove a partire dal dolore della perdita: «Le affettività in sottrazione lo spingono a concepire paesaggi tanto materici quanto concettuali, in cui lo stare è determinato dalla volontà di sapersi processo evolutivo della discendenza.» In questo processo, la sintesi a cui approda, pur insidiata dall’incertezza del dubbio, è forte di una consapevolezza che, nell’eliminazione del superfluo, non mostra mai alcun compromesso di rinuncia. «Entrambi, con modi differenti, conoscono il senso profondo dell’appartenenza e dell’essere un prolungamento dell’atto d’amore primoridiale».

Il dialogo stabilito tra i due artisti, nell’ideale prossimità della propria ricerca consente di oltrepassare il dato culturale o geografico, e restituire al pubblico una mostra densa, intima e interrogativa, in cui l’“altrove” non è più solo un luogo da raggiungere, ma un processo da abitare. È in questo modo che l’AAIE conferma i propri intenti nella promozione dell’arte contemporanea: costruire ponti attraverso l’arte e aprire nuove possibilità attraverso l’incontro interculturale.


PERFETTI SCONOSCIUTI IN CERCA DELL’ALTROVE

Mostra bipersonale di Liao Junwei e Armando Gioia

A cura di Mariano Cipollini

AAIE Center for Contemporary Art, Via Sermide 7, Roma

Inaugurazione: 21 ottobre 2025, ore 18:00

21 ottobre – 16 novembre 2025

Ingresso libero

Martedì-Sabato 14:00-17:00

www.aaie.art

info@aaie.art

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