I Martedì Critici

MORTE E RESURREZIONE DEGLI ANIMALI NELL’ARTE CONTEMPORANEA, di Lucilla Catania

8_0Gli animali sono entrati, in carne ed ossa, nell’arte contemporanea già dalla metà del secolo scorso e a tutt’oggi sembrano essere protagonisti indiscussi di eventi, opere e artefatti di varia natura e forma. Sono entrati da “vivi” in eventi artistici che hanno segnato un’epoca per radicalità e forza rivoluzionaria. Ne cito uno per tutti: i cavalli di Kounellis a L’Attico di Fabio Sargentini; siamo nel 1969. In quel garage una decina di cavalli, per un periodo limitato di tempo, sono diventati, in tutta la loro vitale bellezza animale, un’opera d’arte. Hanno mangiato, bevuto, urinato e defecato in libertà, e in copiosa quantità, come ogni cavallo fa nel corso della sua esistenza. In quella situazione Arte, Vita e Realtà sono diventate un tutt’uno, un’unica e coinvolgente emozione. Questa è la sensazione che provo, oggi, quando guardo le foto di Claudio Abate, che hanno documentato quell’evento. L’opera d’arte vive anche nello sguardo di chi la osserva, andando oltre le intenzioni del suo stesso autore.

Successivamente, in tempi molto più recenti, gli animali sono entrati nell’arte contemporanea da morti “stecchiti”. Li troviamo imbalsamati, scuoiati, immersi in liquami conservativi o troviamo i loro resti sotto forma di pelli e pellicce, scheletri, ossa singole e quant’altro. Questi “reperti” organici, oggi, per alcuni artisti, sono diventati i nuovi materiali attraverso i quali esprimere il loro pensiero. Mi sembra di capire, e non nascondo un mio personale scetticismo, che il senso e il filo conduttore per capire queste opere sia da ricondursi alla “rappresentazione della morte” che questi artisti intendono significare. Cioè a dire che per rappresentare artisticamente la morte si debba ricorrere alla morte stessa e, quindi, diviene consequenziale esporre il cadavere della creatura che viene scelta per questa rappresentazione. Trovo questo pensiero banale ma questa resta solo una mia personale opinione, visto che quest’arte sembra essere molto apprezzata sia dalla critica che dal mercato.

1-cattelanLe domande che più mi assillano vertono sulle modalità attraverso le quali questi artisti reperiscono i materiali necessari alla realizzazione delle loro opere. Iniziamo dagli animali d’allevamento e cioè da quegli animali che la legge italiana consente di uccidere per il nostro sostentamento. Cerco di immaginare diverse scene possibili: il nostro artista in cerca di una mucca, di un agnello, di una pecora o di un cavallo ( mi fermo qui ma ce ne sono altri) si reca personalmente o manda il suo assistente presso un macello per scegliere l’animale predestinato. Come lo sceglie? Lo vede vivo (o già morto, chissà!), gli piace per le sue fattezze, il suo colore, il suo portamento aspetta che lo ammazzino, paga e si porta l’animale a casa. Il cadavere sarà poi trattato da esperti tecnici e diventerà un’opera. Altra scena: l’artista, o chi per lui, si reca presso un allevatore di fiducia, vede un animale, sano, vivo e vegeto, gli piace ne ordina l’uccisione, paga e si porta a casa il cadavere che poi verrà trattato, ecc. ecc. Altra ipotesi: l’artista va direttamente da un imbalsamatore di fiducia o meno, vede quello che c’è già di pronto, acquista la merce che poi sarà elaborata in base al progetto che l’autore ha in mente, la variante potrebbe essere che l’imbalsamatore provvede, su specifica richiesta dell’artista, a procurarsi gli animali e a imbalsamarli secondo le modalità desiderate. Ciò eviterebbe all’artista di fare il lavoro “sporco” e di dedicarsi, diciamo così, solo alla parte creativa.

La questione si fa più interessante quando gli animali coinvolti in opere d’arte sono dei predatori o degli animali che vivono liberi in natura e che, quindi, bisogna catturare. In questo caso, scartando l’ipotesi che l’artista sia anche un esperto cacciatore, la cattura e l’uccisione dell’animale deve essere fatta, presumibilmente, su commissione. Suppongo si assoldi un professionista il quale, sulla base delle coordinate estetico/funzionali date dall’artista, trova e ammazza l’animale che più corrisponde a queste coordinate. Indubbiamente, in questo caso, la determinazione dell’artista ad avere il suo animale/opera deve essere assai forte e priva di ogni scrupolo nei confronti di una creatura che, ignara di avere una tale valenza estetica, viene strappata con violenza nel suo habitat. L’arte ha il suo prezzo e se il prezzo è la vita di un animale, chi se ne fotte!

Chi mi darà dei chiarimenti in merito alle procedure adottate per ottenere tali opere? In linea generale mi sembra si tenda a evadere l’argomento ma le notizie che trapelano da internet (invito a visitare www.squali.com) confermano le pratiche di caccia e di uccisione di questi animali e poi, diciamolo, è fastidioso dare certe spiegazioni, direi anche un po’ imbarazzante. Infine, perché interferire con la riuscita di un business così redditizio? E poi per cosa, un animale? Figuriamoci, oggi gli umani si uccidono con la massima disinvoltura, con modalità di assoluta crudeltà e per futili ragioni anzi a volte per il solo piacere di ammazzare, che importanza può avere in questo contesto la vita di un animale? L’estetica della “rappresentazione della morte” la vediamo tutti i giorni semplicemente facendo un clic sul nostro computer o guardando un Tg comodamente da casa nostra.

Ma, invece, per questi artisti non è così e questa estetica ci viene riproposta attraverso le loro opere che risultano, ai mei occhi, totalmente reiterate e tautologiche rispetto ad una realtà che mostra la morte sempre, comunque e dovunque.

E così noi felici fruitori dell’arte andiamo a vedere mostre e biennali, visitiamo musei italiani e esteri e a volte, (solo a volte viva Dio! ) incappiamo, faccio solo alcuni esempi, in cavalli adagiati a terra con cartelli conficcati nel ventre, cavalli appesi alle pareti con la testa infilata nel muro, le zampe posteriori e la coda penzolanti in aria, rane crocefisse, mucche impiccate e animali di vario tipo (l’elenco sarebbe troppo lungo da scrivere), fatti a pezzi o integri, rinchiusi in teche trasparenti e immersi in formaldeide. E chi più ne ha più ne metta! I nostri amici animali, con un residuale sussulto, si immolano per noi ancora una volta, offrono il loro ultimo atto di sottomissione alla specie dominante, e risorgono per il nostro piacere o per i nostri interessi a nuova vita, la vita dell’Arte. Morte e Resurrezione, binomio inscindibile nella nostra secolare cultura cristiano/cattolica. Il Cristo era consapevole del proprio destino questi poveri animali no!

 

Nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale, UNESCO 15/10/1978, che allego alla fine di questo mio testo e che invito tutti a leggere, gli articoli 11 e 13 recitano cosi:

Art. 11

Ogni atto che comporti l’uccisione di un animale senza necessità è un biocidio, cioè un delitto contro la vita.

Art. 13

1- L’animale morto deve essere trattato con rispetto.
2- Le scene di violenza di cui gli animali sono vittime devono essere proibite al cinema e alla televisione, a meno che non abbiano come fine di mostrare un attentato ai diritti dell’animale.

Manca un’appendice su “animali e arte contemporanea” ma, un giorno, qualcuno la scriverà.

 

 

DICHIARAZIONE DEI DIRITTI UNIVERSALI DELL’ANIMALE

Preambolo

  • Considerato che ogni animale ha dei diritti;
  • Considerato che il riconoscimento ed il disprezzo di questi diritti hanno portato e continuano a portare l’uomo a commettere dei crimini contro la natura e contro gli animali;
  • Considerato che il riconoscimento da parte della specie umana del diritto all’esistenza delle altre specie animali costituisce il fondamento della coesistenza della specie nel mondo;
  • Considerato che genocidi sono perpetrati dall’uomo e altri ancora se ne minacciano;
  • Considerato che il rispetto degli animali da parte dell’uomo è legato al rispetto degli uomini tra loro;
  • Considerato che l’educazione deve insegnare sin dall’infanzia a osservare, comprendere, rispettare e amare gli animali.

 

Articolo 1

Tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all’esistenza.

 

Articolo 2

  1. a) Ogni animale ha diritto al rispetto.
    b) L’uomo, in quanto specie animale, non può attribuirsi il diritto di sterminare gli altri animali o di sfruttarli violando questo diritto. Egli ha il dovere di mettere le sue conoscenze al servizio degli animali.
    c) Ogni animale ha diritto alla considerazione, alle cure e alla protezione dell’uomo.

 

Articolo 3

  1. a) Nessun animale dovrà essere sottoposto a maltrattamenti e ad atti crudeli.
    b) Se la soppressione di un animale è necessaria, deve essere istantanea, senza dolore, né angoscia.

 

Articolo 4

  1. a) Ogni animale che appartiene ad una specie selvaggia ha il diritto a vivere libero nel suo ambiente naturale terrestre, aereo o acquatico e ha il diritto di riprodursi.
    b) Ogni privazione di libertà, anche se a fini educativi, è contraria a questo diritto.

 

Articolo 5

  1. a) Ogni animale appartenente ad una specie che vive abitualmente nell’ambiente dell’uomo ha il diritto di vivere e di crescere secondo il ritmo e nelle condizioni di vita e di libertà che sono proprie della sua specie.
    b) Ogni modifica di questo ritmo e di queste condizioni imposta dall’uomo a fini mercantili è contraria a questo diritto.

 

Articolo 6

  1. a) Ogni animale che l’uomo ha scelto per compagno ha diritto ad una durata della vita conforme alla sua naturale longevità.
    b) L’abbandono di un animale è un atto crudele e degradante.

 

Articolo 7

Ogni animale che lavora ha diritto a ragionevoli limitazioni di durata e intensità di lavoro, ad un’alimentazione adeguata e al riposo.

 

Articolo 8

  1. a) La sperimentazione animale che implica una sofferenza fisica o psichica è incompatibile con i diritti dell’animale sia che si tratti di una sperimentazione medica, scientifica, commerciale.

 

Articolo 9

Nel caso che l’animale sia allevato per l’alimentazione, deve essere nutrito, alloggiato, trasportato e ucciso senza che per lui ne risulti ansietà e dolore.

 

Articolo 10

  1. a) Nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo.
    b) Le esibizioni di animali e gli spettacoli che utilizzano degli animali sono incompatibili con la dignità dell’animale.

 

Articolo 11

Ogni atto che comporti l’uccisione di un animale senza necessità è un biocidio, cioè un delitto contro la vita.

 

Articolo 12

  1. a) Ogni atto che comporti l’uccisione di un numero di animali selvaggi è un genocidio, cioè un delitto contro la specie.
    b) L’inquinamento e la distruzione dell’ambiente naturale portano al genocidio.

 

Articolo 13

  1. a) L’animale morto deve essere trattato con rispetto.
    b) Le scene di violenza di cui animali sono vittime devono essere proibite al cinema e alla televisione, a meno che non abbiano come fine di mostrare un attentato ai diritti dell’animale.

 

Articolo 14

  1. a) Le associazioni di protezione e di salvaguardia degli animali devono essere rappresentate a livello governativo.
    b) I diritti dell’animale devono essere difesi dalla legge come i diritti dell’uomo.

 

 

 

 

 

 

 

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2 Comments

  1. daniela

    sicuramente mi farò qualche nemico ma come si fa a chiamare opere dei cadaveri? e come si fa a chiamare artista chi li utilizza pensando di stupire?

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