I Martedì Critici

IL 5 GIUGNO E’ ALLE PORTE, di Roberto Gramiccia

531048-2A proposito della scadenza elettorale del 5 giugno, vorrei provare a proporre delle considerazioni a titolo assolutamente personale. La forza di questo sito è, infatti, che chi lo anima e chi vi è ospitato può e deve esprimere liberamente la sua opinione, al di fuori di ogni protocollo o strategia di schieramento. Fatte salve ovviamente due discriminanti che riteniamo irrinunciabili: l’adesione totale alla nostra Costituzione e l’Antifascismo. Fatta questa premessa che può sembrare ovvia e non lo è, dirò subito che, per Roma in particolare, le prossime elezioni sono di un’importanza eccezionale. Non solo per le condizioni penose in cui la nostra città è ridotta, che già sarebbe una ragione di gigantesca importanza, ma anche perché l’esito di queste consultazioni condizionerà fortemente il futuro politico del nostro povero paese. Se questo è vero, piuttosto che dare indicazioni di voto, proverò a srotolare il filo di un ragionamento.

Tanto per incominciare, mai come in questa occasione lo spettro dell’astensionismo graverà sulla competizione elettorale. E mai come oggi mi pare si debba riconoscere che l’opzione astensionistica non possa essere demonizzata. Dentro questo fenomeno, infatti, non c’è solo indifferenza e ignavia politica, quella che storicamente tiene a casa chi non attribuisce alcun valore alla democrazia rappresentativa. C’è qualcosa di più e di più complesso, che può riassumersi in buona sostanza in due cose. La prima è un rancore per la classe politica in generale che ha un suo indubbio fondamento, su cui non è il caso qui di dilungarsi. La seconda è che per motivi diversi esiste oggi un deficit di rappresentatività che riguarda tutte le forze politiche. E una confusione grande avvolge la questione di chi, e con quali mezzi, debba rappresentare interessi sociali diversificati.

Volete un esempio? Quando mai il principale partito del cosiddetto centro-sinistra ha ritrovato nella Confindustria il suo sponsor più potente e influente? Quando mai gli interessi dei lavoratori non sono stati difesi dai Sindacati ma dalla Confindustria? È altrettanto vero, però, che mai come in questo momento debole, frammentata e ininfluente appare la presenza di una Sinistra politica “vera” e credibile in grado di “smascherare” l’attuale governo e proporre una strada utile nella prospettiva della difesa del lavoro e dello stato sociale, della costituzione e della stessa democrazia. È vero che è in campo a Roma un’aggregazione unitaria di forze di sinistra che cerca di dare risposta a questa domanda che si chiama “Sinistra per Roma”, alla quale personalmente aderisco e per la quale mi presento alle elezioni del 5 giugno. Ma è altrettanto vero che si tratta di una forza inedita e con pochi mezzi. Non c’è da meravigliarsi che ci sia chi pensi che “non basti” a reggere il confronto (lo scontro) con i poderosi interessi costituiti che hanno quasi ridotto in macerie la nostra città.

E quindi prima di tutto: portiamo rispetto a chi non votando intende protestare, con l’unico mezzo che ha a disposizione, contro uno stato di cose che non permette di disporre di strumenti politici adeguati a rappresentare gli interessi dei più deboli o, comunque, di coloro i quali non si riconoscono in una prospettiva iperliberista e mercatista. Mi sia permesso solo di far notare, tuttavia, che le giovani forze come “Sinistra Italiana” che si affacciano all’orizzonte andrebbero conosciute e sostenute con un po’ più di attenzione. Non si può in sostanza solo criticare dall’esterno. Scandalizzarsi dal di fuori “senza esserci mai”. È vero che le buone ragioni della delusione a sinistra abbondano. Ma è altrettanto vero che queste ragioni non giustificano la resa. Perché è proprio su questa resa che si costruiscono le fortune del potere così come oggi si configura, un potere solo apparentemente liberale e in realtà dispotico, come dispotica è la legge del profitto e dell’accumulazione.

Mai, potremmo dire con altre parole, fu più attuale il problema di chi, e di come si debba incaricare di mantenere in vita una prospettiva di Sinistra nella nostra città, nel nostro paese e in Europa. Del resto non si può negare come nel senso comune dominante si sia venuta capillarmente diffondendo l’idea che la Sinistra sia una categoria ormai superata. Un colossale equivoco si è venuto generando, favorito astutamente da chi ha interesse a consolidare la già solidissima vittoria della controrivoluzione neoliberista. Ebbene, io penso che l’idea di uguaglianza che, sin dalla Rivoluzione francese, ha impregnato di sé il senso più profondo del termine “Sinistra” sia per così dire senza tempo. La questione della difesa degli interessi collettivi e, segnatamente, dei meno fortunati e dei più fragili è – infatti – sempre esistita e, temo, sempre esisterà. E allora che senso ha affermare che la distinzione sinistra/destra è definitivamente superata? Non c’è tempo di dilungarsi su questo, specie alla vigilia delle elezioni. Mi basterà aver enunciato la questione.

Ma poi non si tratta di una questione astratta perché considerare la cultura e l’arte come uno dei massimi beni comuni, beni pubblici, e da questo assunto trarre le linee di indirizzo di una politica che potrà avere un peso decisivo nella città che possiede i più grandi tesori d’arte del mondo non è una questione astratta. Come non è astratto ridiscutere e rinegoziare il debito per avere fondi sufficienti per le politiche sociali. Come non è astratto ritessere la rete degli asili nidi e mettere in sicurezza le scuole, proteggere le fasce più deboli, implementare l’assistenza sociosanitaria, curare i vecchi a casa e non internarli in cronicari mascherati da residenze sanitarie. Ecc. Ecc. Ecc. Questo significa, nel concreto, fare una politica di sinistra e c’è bisogno di una forza di sinistra per farla. A Roma, come nel paese.

Ora mi domando e vi domando, ci si può aspettare questo da un partito il cui leader-premier ritrova nei vertici della Confindustria, in Marchionne e in altre discutibili figure i suoi punti di forza? Per non parlare della questione morale che è trasversale ma che lo stesso Renzi non ha potuto non riconoscere come esistente e cogente anche nel suo partito e che sappiamo che panni ha vestito nella storia recente di Mafia Capitale. Dopo di che il progetto di Renzi si può anche comprendere: lui il Pd se lo vuole mettere alle spalle, facendo nascere il Partito della nazione. Il punto è che questo partito non sarà, né vuole essere più di sinistra. Efficienza, velocità, dirigismo, innovazione purchessia saranno le sue parole d’ordine, non giustizia, uguaglianza, democrazia sostanziale, sostenibilità.

Insomma, come sempre l’importane è capirsi. Se uno pensa che la Sinistra è morta, che i beni comuni, l’ambiente, la scuola, il patrimonio artistico-culturale, la sanità non vadano difesi come beni in sé ma vadano subordinati alle dinamiche del libero mercato, ai diktat delle centrali del potere finanziario, allora la narrazione di Renzi potrà anche farla propria. Altrimenti cerchi lui, a partire da queste Elezioni comunali, adoperando la propria intelligenza critica, nei programmi, prima ancora che nell’appeal televisivo dei vari leader, dove trovano dimora queste istanze. Si tratta di un appello che va lanciato prima di tutto alle élites del popolo del non voto che non si riconoscono in Renzi.

C’è poi un altro popolo. Quello dei Cinque Stelle. Che va rispettato pure lui perché la mutazione del centrosinistra, diventato di fatto centrodestra, e l’ininfluenza della sinistra hanno lasciato libero uno spazio enorme che non poteva non essere occupato. Il grande merito di questo movimento è di aver canalizzato la protesta in forme civilmente spendibili. Purtroppo questa legittima aspirazione rischia di rappresentare un ulteriore ostacolo alla presa di coscienza della struggente necessità di riunificare la sinistra e di creare un partito che la rappresenti. Non parliamo qui del centro-destra perché è chiaro che su questo la posizione di Hidalgo è inequivoca. La destra non ci piace e nemmeno il centrodestra e chi ci si allea. Del resto non si possono recitare due parti in commedia: non si può difendere l’uguaglianza e la giustizia sociale e non avversare il darwinismo sociale della destra. Con buona pace del trasformismo che appare il tratto prevalente della storia politica del nostro paese.

Come promesso, ho cercato di non fare propaganda, proponendo un ragionamento magari sommario e insufficiente, ma sincero e rispettoso delle posizioni di tutti. La confusione che regna sotto il cielo è grande ma non sono sicuro – a differenza di Mao Tse-Tung – che preluda ad esiti positivi per noi, per l’arte, per la nostra vita in comune. Ho provato, per quel poco che so e che posso, ha diradare un po’ di queste nebbie. Magari – chi lo sa – qualcuno riuscirà a trovare la sua strada un poco più facilmente.

 

 

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5 Comments

  1. Simone Oggionni

    Bell’articolo, pienamente condivisibile. A dimostrazione ulteriore che ci sono mille ragioni per fare come farò anche io: votare la lista di Sinistra per Roma, indicando come voto di preferenza quello a Roberto Gramiccia.

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  2. Valerio Strinati

    Naturalmente condivido l’impostazione generale dell’articolo e, in particolare, l’equilibrata ed articolata valutazione del probabile livello di astensionismo e del ruolo di una forza politica come il M5S. Va detto in proposito, e cavallerescamente Roberto non ne parla, che le proposte della candidata a sindaco di Roma sono di una debolezza sconcertante, e non possono rappresentare alcuna alternativa reale. E non è solo un problema che riguarda il M5S: nessuna delle proposte politiche in campo oggi sembra volere essere all’altezza della complessità della situazione della Capitale. Mentre servirebbe una forte torsione programmatica e un richiamo ad esigenze insopprimibili per fermare un degrado soffocante, che allontana sempre più Roma dalla fisionomia di una grande città europea, il piano del confronto resta confinato agli schieramenti. Voterò per la lista di Sinistra italiana e per Roberto Gramiccia. Ma vorrei che in questi ultimi giorni di campagna elettorale, questa nuova e fragile (come giustamente la connota Roberto) forza politica desse un segnale, indicasse un progetto politico forte che dia alle donne e gli uomini che le accordano fiducia, il senso di una iniziativa che si protrae oltre il voto e che intende avvalersi del concorso di quanti possono e vogiono lavorare seriamente per creare una sinistra propositiva e credibile

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  3. Franco Mulas

    Condivido l’articolo di Gramiccia, non retorico, non dogmatico ma obbiettivo e realista. Il voto alla lista di Sinistra per Roma è necessario per mantenere in vita una prospettiva di sinistra. La preferenza a Roberto Gramiccia è importante per chi considera l’arte bene comune.

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  4. andrea fogli

    Grazie per il tuo intervento Roberto, come è stato detto giustamente nel precedente commento, “non retorico, non dogmatico ma obbiettivo e realista”. Tutti noi abbiamo ancora la caparbietà, e la speranza, di fare qualcosa per contribuire ad una società e ad un sistema culturale diverso, non incentrato sul consumo e dove, in tutti i campi, sia contraddetto, o almeno arginato, il dominio delle furbe e scaltre “volpi” a scapito di tutti noi, fatti diventare dei “polli” ( per riprendere l’osservazione di James Joyce perfetta per definire la nostra società selvaggiamente liberista e la mostra democrazia incompiuta: “libera volpe in libero pollaio”)…

    Forza allora amico Roberto, per tutte le battaglie ideali e concrete che potrai intraprendere, siamo con te!

    Andrea Fogli

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  5. Eva Macali

    Grazie Roberto per questo articolo e per la tua candidatura, che fa onore a una città dove qualunque progetto politico dovrebbe essere inclusivo di una visione il più ampia e articolata possibile sul mondo dell’arte, anche contemporanea.

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