I Martedì Critici

PINO PASCALI E GINO DE DOMINICIS – “Bomba e scrigno”

img051-750x375ROMA

GALLERIA L’ATTICO – FABIO SARGENTINI

Il 21 ottobre 2016, ore 19

La stagione de L’Attico (la cinquantanovesima!) si apre con il guizzo di due opere che dal passato irrompono prepotentemente nel presente. Parliamo di una bomba a mano della seconda guerra mondiale e di uno scrigno che ha l’apparenza di un forziere. La prima è di Pino Pascali, il secondo di Gino De Dominicis. Entrambi gli oggetti sono cavi, custodiscono al loro interno un’anima segreta, un messaggio enigmatico, e questo li rende simili. Un’altra cosa che hanno in comune è l’essere legati ad un atto generoso degli artisti, che li hanno donati rispettivamente, Pino ad Anna Paparatti, Gino a Fabiana Sargentini. Detto ciò, i due oggetti hanno ognuno la propria storia e fisionomia.

La bomba a mano

Cosa mi ha guidato qualche mese fa se non una mano invisibile ad estrarre dallo scaffale il catalogo ragionato di Pascali e a soffermarmi sulla serie delle armi? Questa bomba la conosco da tempo immemorabile. Essa contiene un biglietto autografo che, dico la verità, avevo sempre letto distrattamente. Non so perché stavolta l’ho osservato con occhi nuovi, penetranti. Il biglietto porta in alto, alla sua sinistra, la scritta sottolineata Diario e poi, più sotto, due frasi, la più significativa delle quali dice: «ho ricaricato la bomba con questo biglietto». Firmato e datato 24 gennaio 1967. Mi sono venuti i brividi. Come ho potuto essere così cieco per tanto tempo? Non vedere il nesso bomba-diario che stringe il ready made in un nodo scorsoio esistenziale? E’ pur vero che il ready made puro non è mai stato nelle corde mediterranee di Pino. C’è sempre in lui, quando lo usa, quel tocco di umanità in più, che riscalda l’appropriazione indebita duchampiana, a sangue freddo, del reale. Questo Diario altro non è che una bomba atomica intima. La natura di Pascali si conferma in quest’opera, l’ultima della serie delle armi, indissolubilmente ludica e tragica.

Lo scrigno

E’ un dono di Gino de Dominicis a mia figlia Fabiana che compiva un anno. Siamo a marzo 1970. Gino qualche mese prima, in ottobre, ha esordito al garage de L’Attico con la mostra degli oggetti invisibili. La mostra ha destato scalpore. Gino è un enfant prodige, non ha ancora compiuto ventitré anni essendo nato nell’aprile 1947. Il dono consiste in un contenitore metallico chiuso ermeticamente con un lucchetto. Fabiana, si raccomanda categorico Gino, dovrà aprirlo non prima dei ventitré anni (gli stessi che ha lui in quel momento). Col passare del tempo l’oggetto è finito in soffitta, sigillato, ma non dimenticato. Recentemente ci siamo detti: è venuta l’ora che lo scrigno sciolga il suo enigma. Son passati ben quarantasei anni dal dono, esattamente il doppio di quanto era previsto. Il suo contenuto è ancora un mistero. Cosa conterrà? Scuotendolo, non si avverte alcuna presenza di peso là dentro. Ci sarà un foglio scritto? Un disegno? O niente? Ogni ipotesi è plausibile quando entra in gioco De Dominicis, poeta dell’invisibile.
La sera di venerdì 21 ottobre a L’Attico sarà svelato l’arcano.

Fabio Sargentini

http://www.fabiosargentini.it

 

 

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