I Martedì Critici

“Una nuova casa per la collezione Cerasi, capolavori romani in via Merulana”, di Paolo Boccacci (La Repubblica, 27 dicembre 2016)

Antonio Donghi, "Piccoli saltimbanchi", 1938
Antonio Donghi, “Piccoli saltimbanchi”, 1938

L’immenso telone bianco è caduto come un grande sipario sulla severa facciata dell’ex Ufficio d’Igiene di via Merulana e d’un colpo sono riapparse le architetture di una delle quinte più affascinanti della strada che da San Giovanni vola verso la basilica di Santa Maria Maggiore. Con le colonne dell’ingresso da cui si intravede il giardino interno. E così è partita la prova generale di un’operazione che, in cinque mesi, porterà lo storico edificio a diventare la sede di un collezione definita dagli storici dell’arte come “una delle più belle al mondo della pittura italiana della prima metà del Novecento e in particolare dell’avventura della Scuola Romana”. In primavera, una volta completati anche gli interni, sfileranno nelle sale del palazzo capolavori come il “Ballo sul fiume” di Giuseppe Capogrossi, il “Ritratto di Primo Carnera” di Balla, la “Pettinatrice” di Antonietta Raphael e il gioiello dei “Piccoli saltimbanchi” di Antonio Donghi.

È la collezione privata, acquisita negli anni, del costruttore Claudio Cerasi e della moglie Elena. Che non si ferma qui: ecco i Cambellotti, i Dottori, i Casorati, i Campigli, i Funi, i Depero, i Pirandello, gli Scipione, i De Chirico, insomma tutti i maestri di quel periodo d’oro. E insieme saranno accolti e messi in mostra dalla “Fondazione Claudio ed Elena Cerasi”, una onlus, che non ha fini di lucro. Il tutto reso possibile da un project financing che ha visto protagonista la Sac, la società appalti e costruzioni dei Cerasi, la stessa che ha realizzato il Maxxi. Una lunga marcia, dal 2000, anno in cui fu approvato il piano di recupero del vecchio palazzo fatiscente, alla gara vinta nel 2002, per poi arrivare alla firma della convenzione con il Comune nel 2004. Che cosa prevede? La Sac si impegna al restauro conservativo dell’edificio, iniziato nel 2015 e in fase di ultimazione, e poi a gestirlo per altri 88 anni, con dentro 1000 metri quadrati di esposizione della collezione e settecento di uffici. Un nuovo quartier generale della cultura che sarà anche utilizzato per mostre. In tutto un progetto da 5 milioni di euro. Ma i protagonisti saranno loro, i dipinti, i toni pastello e i rossi bruciati della Scuola Romana e gli altri, soprattutto dagli anni Venti ai Quaranta.

Spesso Claudio Cerasi ha raccontato l’inizio del suo sogno di collezionista. Uno dei primi quadri che entrarono in casa fu proprio “I piccoli saltimbachi” di Donghi, davanti al quale lui, la moglie e i tre figli si fermavano a lungo per ammirarlo. E il Primo Carnera di Balla del 1933? Fu un omaggio al campione quando vinse il campionato del mondo. Che conservava un tesoro: sotto la tempera, dopo il restauro, è spuntato lo studio di una bottiglia di profumo, uno dei quadri futuristi dell’artista.

Claudio ed Elena Cerasi non si sono fernati lì e, oltre ai capolavori di Mafai, Scipione e Antonietta Raphael, quelli della Scuola di via Cavour della fine degli anni Venti, arrivano Riccardo Francalancia, Marino Mazzacurati, Alberto Ziveri, Pericle Fazzini, Leoncillo. Poi “Le amiche” di Campigli, poi le “Cabine con porta rossa” di Giorgio De Chirico, della prima serie dei “Bagni misteriosi”, o il De Chirico che dipinge New York, città con un'”aura metafisica”. Per vederli basterà aspettare la primavera.

 

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