I Martedì Critici

La “pulizia etnica” a Piazza San Cosimato

di Andrea Fogli

Volentieri pubblichiamo la lettera di Andrea Fogli sulle recenti vicende di Piazza San Cosimato a Trastevere, Roma


La Pulizia etnica a Piazza San Cosimato 

Piazza San Cosimato non tornerà mai come prima. Trastevere non sarà più la stessa.

La “pulizia etnica” ha preso il sopravvento anche qui, dopo che negli ultimi mesi il nostro rione ha dovuto purtroppo dire addio ad alcuni dei suoi figli più cari che l’hanno amato e vissuto, in libertà e comunità, senza alzare muri, senza intolleranze, insomma da “trasteverini”: Peter Berling, Lando Fiorini, il “Vichingo”, Mario Marin…..Persone anche molto diverse da loro, ma che non si sono mai fatte scudo del “decoro”, o rinchiuse in un asfittico salottino piccolo borghese dove non si guarda il marcio che c’è sotto il tappeto ma ci si affaccia infastiditi alla finestra disturbati dalla vita che prorompe in strada. O, per tornare ai nostri giorni, in piazza – in piazza San Cosimato.

Una piazza che era rinata anche grazie ai ragazzi del “Cinema America Occupato”, e che – a causa dell’ottusità dei non trasteverini, alloggiati in qualche ovattata stanza del Campidoglio, o in tristi appartamenti con le tende ben tirate e le persiane chiuse – rischia di morire lentamente, come sigillato “museo”, o tomba, “a cielo aperto”.

L’aver cancellato la vita che l’animava d’estate, amata dalle migliaia e migliaia di romani e trasteverini che vi accorrevano per stare insieme e sognare davanti ad uno schermo, lascerà in tutti noi un vuoto, aggravato dall’aver visto prevalere stupidità e grettezza, e un’insensata “pulizia etnica” desertificante che si oppone alla “vita a cielo aperto”.

E’ facile farsi promozione e scudo invocando “il potere ai cittadini”, quando nei fatti si agisce contro di loro; quando una persona, o uno sparuto drappello, può avere la meglio sull’interesse e sul piacere di molti. Persona e drappello che non si comportano da cittadini, ma da inaciditi poliziotti fai da te, quindi da non trasteverini in un rione di fatto a loro estraneo, che è sempre stato terra di comunità e libertà, multiculturale e senza classi. Non vale la pena neanche di chiamarli per nome, la “signora” e i suoi sodali, né vale la pena di ricordare a quale sponda politica fanno riferimento, perché – pur se lo “sgombero” è stato perpretato con la complicità di apparati politici – qui di politica, e di senso della polis, non si tratta. Ma di pruriti piccolo borghesi, di invidie, di rancori, di smanie morbose di pulizia e polizia. Quindi di nevrosi e ignoranze conclamate. Di cuori e sogni piccoli come il buco di una serratura. Ben serrata.

Il sogno di una comunità che si inventa da sola una nuova forma di condivisione, ed anche di lavoro, andrebbe premiata, non perseguita. Non mi riferisco solo ai “ragazzi del Cinema America”, ora alla ribalta della cronaca, ma anche a varie altre esperienze e iniziative certamente meno eclatanti ma non meno vere né vive : penso per esempio ai “ragazzi di via Bertani” o al “Cantiere, o ai vari piccoli eroici teatri di quartiere; penso ai saltimbanchi di Santa Maria, alla vita vissuta in strada, inclusa l’antica abitudine trasteverina delle tavolate sotto casa, sulla via (usanza che andrebbe rianimata, e non invece ostacolata).

Abbiamo sempre creduto che fossero i cittadini a creare la città e la comunità, non solo perché è sempre stato difficile credere che a trasformarsi fosse il “mondo”, o lo Stato, ma perché così dovrebbe essere in una democrazia reale, libera dagli interessi e dallo strapotere di pochi e aperta all’autodeterminazione creativa di tutti.

Ora lì dove erano i “prati” dellla vita e dell’arte, dove era insomma la nostra “via Gluck” trasteverina, tornerà solitario il cemento, e nessuno di noi sarà contento. Certo piazza San Cosimato, e il rione, è più verde di come era tre o quattro anni fa, e questo grazie all’impegno dell’associazione Trastevere Attiva, ma non sono le piante e gli alberi che da soli portano la vita e la bellezza, ma le persone, la loro libertà, la loro polimorfa umanità, e così l’arte, la cultura, che comprende “armonia” e “disarmonia”, ordine e caos, amore e conflitto. Ed è per questo, fatta salva la riconoscenza per quelli che lo fanno, che non basta fare giardinaggio, piantare nuovi alberi o ripulire muri, per essere cittadini “esemplari”, ma riconoscere dove la vita umana cresce, a nostra insaputa, anche nel posto “sbagliato”, “straniera”, ed accudirla, difenderla ed amarla.

Come da sempre si fa qui a Trastevere, terra dell’accoglienza e dell’integrazione, della “bio diversità” culturale e umana, caso davvero esemplare in un Paese che sembra avviato oggi verso più drammatiche e sconcertanti “pulizie etniche”.

 

Andrea Fogli 11 febbraio 2018

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