I Martedì Critici

STEFANO FASSINA risponde alle cinque domande di Hidalgo

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È con vero piacere che pubblichiamo le risposte di Stefano Fassina alle consuete nostre cinque domande.

Nonostante i molti impegni legati alla campagna elettorale per le Elezioni comunali, nella quale si presenta a capo della lista “Sinistra per Roma”, Fassina ha aderito al nostro invito. Lo ringraziamo per questo, convinti che il punto di vista di un intellettuale che, come lui, conosce così bene il mondo dell’economia e della politica attiva possa essere utilissimo ad arricchire il nostro dibattito. In questo senso, per la complessità dei temi proposti, un angolo visuale anche non interno al sistema dell’arte risulterà prezioso.

 

Qual è il ruolo della comunicazione, anzi dellipercomunicazione tipica dei nostri tempi, nel condizionare le dinamiche del mondo dellarte?

Prima di rispondere alla prima domanda – come per altro anche alle altre quattro – devo riconoscere la mia limitata competenza in proposito. Devo anche confessare un mio sincero interesse per ciò che è arte, ma che non è mai andato al di là della sfera personale, cioè dell’esperienza derivante dall’osservazione e dall’ascolto di “cose” belle e autentiche.

La produzione culturale e artistica è e deve essere libera e autonoma per definizione. Chi fa politica o è nelle istituzioni di rappresentanza democratica non può fare altro – ma non è certo poco – che creare le condizioni migliori per l’esercizio di questa libertà e di questa autonomia. Questa è l’ottica con la quale provo a rispondere alle vostre domande. Qual è il ruolo della comunicazione, anzi dell’ipercomunicazione? Beh, il fatto che la chiamiate ipercomunicazione già significa attribuirle una valenza negativa. Istintivamente sarei d’accordo anch’io. Venire sommersi da una valanga di informazioni, di suggestioni (talvolta presunte), di suggerimenti (spesso interessati) ci impedisce, senza dubbio, di scegliere con consapevolezza. Ma questo oggi avviene in tutti gli ambiti, non soltanto con l’arte. Per altro, sarebbe inaccettabile porre freni alla comunicazione, una della conquiste fondamentali dell’umanità, purtroppo, ancora ai nostri tempi, troppo spesso minacciata, osteggiata. Ma anche la comunicazione non è neutra. Dietro ci sono poteri, capitali economici e finanziari, dinamiche di “mercato”. Quello che la politica dovrebbe fare è cercare di garantire la libertà dell’artista anche dalla subalternità al mercato, sostenendo la sua possibilità di vivere della sua arte, di poter sperimentare il nuovo, ciò che è ancora fuori mercato e ignorato dalla comunicazione. E nello stesso tempo dovrebbe favorire nei cittadini, a partire dalla scuola, la conoscenza dei linguaggi e della storia dell’espressione artistica, mettendolo in condizione di avere gli strumenti per orientarsi e scegliere. Ma oggi viviamo in un paese in cui si considera l’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole uno spreco.

 

In che misura e in che modo la crisi economica e di valori che attraversa lintero Occidente riverbera e influisce sullarte contemporanea?

In parte ho già risposto. In questa fase storica il mercato sembra aver occupato tutte le sfere dell’esistenza umana, trasformando la persona in consumatore e imponendo come unico giudizio di valore il “prezzo”. Una persona ha valore se produce qualcosa che si può vendere e un prodotto ha valore solo se può essere venduto come oggetto di profitto. Ho l’impressione che oggi di fronte all’artista vi sia una enorme difficoltà in più rispetto al passato. Oggi il rischio è che l’artista venga ridotto a intrattenitore, alla continua ricerca della performance o del prodotto che venda, con il rischio di non poter mai uscire dal pensiero e dal gusto dominante. Uno strumento di libertà in più è forse rappresentato dalla rete che spesso diventa il canale degli artisti “fuori mercato”, ma credo che non si possa sfuggire alla necessità di ripensare al ruolo del mecenate, capace di promuovere, sostenere, far lavorare, conoscere e riconoscere chi è “fuori mercato” ai poteri pubblici, a cominciare dai governi delle città, sul piano culturale, economico e sociale.

 

Esiste ancora una autonomia e un ruolo per il critico darte?

Anche qui, sarò ingenuo, ma penso che il vero critico d’arte esiste e che esisterà ancora. Naturalmente il critico d’arte è un lavoratore e la sua competenza e il suo tempo vanno remunerati, come per altro, quello di tutti gli artisti. Ovviamente, ci sono i critici e i portavoce, le persone serie e quelle a libro paga. L’importante sarebbe avere comunque pluralità di voci, di punti di vista, di strumenti di comunicazione.

 

Che ruolo gioca il sistema dellarte nella selezione delle figure più influenti e di successo?

Mi augurerei che il mondo dell’arte avesse più influenza sulla vita pubblica e il discorso politico. Oggi invece mi sembra che si tenda a svalorizzare chi fa dello studio, della ricerca, della produzione artistica senza applicazione produttiva immediata, la propria scelta di vita. Ricordiamo il termine professore usato come insulto nei confronti dei giuristi o l’invito da parte di ministri ai giovani a lasciare perdere di studiare e andare subito a lavorare. Tra l’altro, che significa il termine successo? Figure più influenti e di successo non necessariamente significa vere, competenti, attente al bene comune. Qualche volta sì. Siamo proprio sicuri che chi taglia per primo il traguardo abbia effettivamente corso più veloce degli altri e se la risposta è sì, ci siamo chiesti come ci è arrivato e perché?

 

Quali ti sembrano le figure di intellettuali (curatori, direttori di museo, filosofi) prestati allarte di maggiore interesse?

Mi secca sempre un po’ fare delle graduatorie. E sinceramente non so se ho le competenze per costruirne una simile. A me preoccupa la tendenza del Governo Renzi a svalorizzare la cultura fuori dal mainstream. Basta vedere i tagli operati al ministero dei Beni culturali, la “riforma” di Franceschini, che subordina la vera competenza artistica e culturale alla presunta competenza manageriale e promozionale, con un esterofilia affetta da provincialismo. Così si penalizza chi si impegna e dedica la propria vita professionale alla ricerca e alla produzione artistica. Al contrario, è necessario investimento culturale, valoriale e anche finanziario sulla bellezza come patrimonio del nostro paese. Così si può creare quel circolo virtuoso che valorizza l’artista e il suo ruolo collettivo e sociale.

 

Stefano Fassina

2015 (Novembre) Fonda e aderisce al Gruppo Sinistra Italiana della Camera dei Deputati

2013-2014 Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze – Governo Letta

2013 (25 Febbraio) Eletto alla Camera dei Deputati – Gruppo Partito Democratico – XVII legislatura.

2010 Responsabile Economia e Lavoro, Segreteria Nazionale Partito Democratico

2008-2009 Dirigente presso la Provincia di Roma, in comando dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri

2007-2011 (Gen) Consigliere di Amministrazione, Sviluppo Lazio

2006-2008 Capo Segreteria Tecnica del Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, on Visco (in comando dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Esperto tributario del Servizio Consultivo ed Ispettivo Tributario – Ministero dell’Economia e delle Finanze

2005-2006 Dirigente – Dipartimento Affari Economici – Presidenza del Consiglio dei Ministri

Direttore scientifico Nens – Nuova Economia Nuova Società

2000-2005 Economista – Fondo Monetario Internazionale – Washington DC (in aspettativa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri).

1999-2000 Dirigente – Dipartimento Affari Economici – Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Consulente Ministro del Tesoro, on. Visco.

Componente del Nucleo di Valutazione della Spesa Pensionistica – Ministero del Lavoro

1999 Economista – Banca InterAmericana di Sviluppo – Washington DC.

1998-1999 Consulente per le politiche sociali del Ministro del Lavoro – A. Bassolino.

1993-1998 Ricercatore in aree economiche e sociali con contratti di consulenza per vari centri studi e aziende.

1990-1993 Segretario Nazionale della Lega Studenti Universitari FGCI – Sinistra Giovanile.

Principali pubblicazioni

2014 “Lavoro e libertà. La sinistra nella grande transizione” a cura di S. Fassina, R. Bertoni, A. Costi, Imprimatur, Reggio Emilia

2012 “Il lavoro prima di tutto”, a cura di S. Fassina, Donzelli, Roma

2009 “Governare il mercato”, a cura di S. Fassina e V. Visco, Donzelli, Roma

2007 “Perché L’Europa? – Rapporto 2007 sull’integrazione europea”, curatore, con P. Padoan, sezione monografica, Il Mulino, Bologna.

2005 “Social Security Reform in Small Emerging Economies” (con K. Dowers e S. Pettinato); P. D. Brunton, P. Masci (editors), Inter-American Development Bank – Washington DC.

2003 “Rising Health Care Spending in PRGF Countries Appears to Be Benefiting the Poor”, with Gabriela Inchauste Comboni, IMFSurvey, June 30, 2003, Washington DC.

1999 “Linee di riforma dei Welfare State dei paesi dell’Unione Europea”, in Esping-Andersen G., Paci M., Rocard M.: “Il Welfare del futuro in Europa”, Ediesse, Roma, 1999.

1997 “Dalla contribuzione alla fiscalità: una proposta per il finanziamento del sistema pensionistico”, in Pennacchi L. “Lo Stato Sociale del futuro”, prefazione di Ciampi C. A., Donzelli, 1997, Roma.

1996 “Equità ed efficienza nel sistema pensionistico pubblico”, con Aprile R. e Pace D., in Padoa Schioppa Kostoris F. (a cura di), “Pensioni e risanamento della finanza pubblica”, Il Mulino, Bologna, 1999.

Altre informazioni

Laurea in Discipline Economiche e Sociali – Università Bocconi – Milano

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