I Martedì Critici

LA GENESI DI GIUSEPPE CAPITANO, a cura di Giuseppe Appella

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LA NUOVA PESA

Dal 31 maggio al 29 luglio 2016

L’idea della genesi, principio – nascita – creazione – origine, circola in tutta l’opera di Giuseppe Capitano, fin dalla sua preistoria di artista, e attraversa la sua formazione, con il seguito di contenuti mitici, allegorici e didascalici, quasi dovesse avviare ogni volta la realizzazione dell’universo.

Un resoconto fattuale, dai primi disegni a oggi, della sua determinazione a dare vita a immagini, altro non è se non il racconto, in sequenza, delle capacità di staccare dalla realtà costole di nuove esistenze che, dalla sorgente, mediante una serie di separazioni, attraverso materiali insoliti e tecniche originali, pervengano al compimento di un’idea-guida del lavoro successivo. Infatti, l’alito di vita iniziale si moltiplica di opera in opera, con l’immediatezza datagli dall’uso di canapa, acrilico, polvere, erba, malva, carbone, tempera, quasi un’opera dovesse scaturire dall’altra, episodio dopo episodio, come dalla terra i germogli, dal suolo le piante, in un luogo fantastico.

Le separazioni successive di questo atto inventivo che, dal generale al particolare, porta al compimento dell’opera e mette le basi per sviluppi consecutivi, ora pieni di colore e di vita, ora monocromi e aridi, ogni volta tendono a ristabilire l’ordine del mondo o a illustrare le meraviglie della natura, in una sorta di Eden del quale essere custode ebbro o coltivatore metodico, sempre in attesa dell’arcobaleno o dei grandi mostri, di Adamo ed Eva o dell’arca in cui salvare i tanti animali che lo hanno inseguito in questi ultimi anni.

 

La filosofia, la cosmologia, le scienze naturali e la storia, le elaborazioni poetiche e le divagazioni leggendarie, ripercorrono senza sosta le scene di un repertorio che, estrapolando episodi e temi, suggerisce ipotetici modelli figurativi che caratterizzano da un lato l’arte medievale, lì dove la varietà delle impostazioni, in uno schema unitario e una impaginazione narrativa a volte drammatica, tocca le immagini della creazione della terra o, più semplicemente, del proprio modo di concepire la realtà, e dall’altra, dopo la Tana (2011), calandosi senza volerlo nel movimentismo futurista russo o nel metodo Depero, ricostruisce una propria Casa del Mago.

Non è difficile, in questa Casa, individuare le diverse fonti di luce “immaginarie, alogiche e artificiali” e la flora e la fauna magica che allieta l’Eden in cui è possibile riconoscere campi e monti inclinati, muri e città inesistenti, guizzi di filamenti e brulichii di presenze incessantemente concatenati in un complesso, schematico, espressivo partito architettonico, dalle prospettive multiple e dalle cromie sgargianti che non disdegnano di addentrarsi nei ritmi dell’arte popolare o del folclore mediterraneo. Non manca neppure la suggestione di una rappresentazione scenica, all’insegna della sovrapposizione, della compenetrazione e del ritmo, in pezzi di paesaggio fuggente ed eccentrico, tali e tanti sono i motivi e i soggetti geometrici, floreali, fantastici delle sequenze analitiche tolte dalla multiforme vita moderna, gli scorci illusionistici disseminati nella nitida articolazione delle parti, sia grazie alle forme, intuite e dipinte da gran colorista, che ai rapporti gestuali e ritmici tra le figure, disposte con estro coraggioso e prepotente vivacità dall’agile quanto intenso disegno.

Giuseppe Appella

http://www.nuovapesa.it/

 

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