I Martedì Critici

DE CHIRICO BIS, di Aurelio Bulzatti

Giorgio_de_Chirico__I_progetti_della_ragazza__1915Ferrara, Palazzo dei Diamanti, mostra “De Chirico a Ferrara, Metafisica e Avanguardie”, curata da Paolo Baldacci e Gerd Roos. Gennaio 2016.

Inaugurazione con ressa, impossibile vedere i quadri. Seconda visita più soddisfacente sebbene il museo sia ancora pieno di gente.

Il mio è il punto di vista di un pittore non di un critico tantomeno di un esperto. Bella mostra, racconta gli anni dal 15 al18 a Ferrara da militare, in fureria poi alla clinica il Seminario da imboscato per non andare in guerra. Tre anni intensi,idee molto chiare condivise col fratello Savinio influente e preparatissimo,e buoni contatti francesi e italiani.

Ma a me interessano i quadri come sono dipinti e realizzati. Nella prima sala c’è il ”progetto della fanciulla” quello col guanto e i tre rocchetti e la scatola verde smeraldo, un godimento per gli occhi, in realtà il quadro è una natura morta con sfondo vista sul castello estense, mi viene voglia di farne una con quello schema compositivo, piccolo piano orizzontale con oggetti disposti a caso, subito, che crea uno spazio angusto,una parete, qui con il famoso guanto, nel mio caso un muro grigio vuoto o con oggetto in verticale che dialoga con il resto. La pittura di De Chirico di quel periodo è satura all’inverosimile, di più non si può,il colore è tirato al massimo, non ne manca uno, ci sono gli ocra i gialli di napoli e di cadmio, le terre rosse e gli aranci caldi rossi, e il suo colore meraviglioso che solo lui tra i contemporanei sa usare, il veronese, come lo chiama, o verde smeraldo che mescolato col blu oltremare (provare per credere) dà aria e spazialità infinite e malinconie a non finire, sfondi densi luminosi che vanno bene sia per i ritratti che per i cieli che chiudono piazze architetture o finestre. Non si sa cosa dire di quel colore è la sua chiave di volta, ogni sua invenzione ( e sono tante) è resa tale e ci appare nel suo DE CHIRICO 001_sitosplendore per quel colore di fondo. Anche la pennellata in De Chirico è importante perché costruisce la forma,i volumi degli oggetti sono modellati col tono e col colore e questo lo rende un pittore fortemente plastico alla faccia di chi credeva che i suoi quadri fossero solo letteratura. Un altro aspetto sconvolgente dei dipinti, p.es.”natura morta evangelica”è lo squilibrio programmatico delle forme spaziali, il quadro per De Chirico sostituisce a tutti gli effetti ricreandola di sana pianta la realtà, dipinge oggetti verosimili (biscotti, dolci) in uno spazio totalmente allucinato,le prospettive si intersecano provenienti da qualunque parte, credo sia difficile organizzare di fantasia un intreccio più ingarbugliato, viene da pensare piuttosto ad uno psicotico o sotto effetto di droghe tanto è estrema la scomposizione. Certo ci sono le esperienze cubiste alla fonte ma la sua scomposizione labirintica è psichica, libera di comprendere il ricordo le estasi rivelatrici la quotidianità del presente. Fili misteriosi e libere associazioni tra le cose rimettono in circolo l’antico, lo spazio e la realtà che vediamo, una macchina perfetta intelligibile con pochissime sbavature,un artista esaltato dalla sua raggiunta perfezione tecnica e compositiva.

de-chirico-8Se potessi potarmi a casa un quadro prenderei “ il grande metafisico”. L’uomo Frankenstein al centro della piazza mi sconvolge sempre per la potenza che emana. La condensazione di quella figura che si erge nel mezzo mi sembra il punto di arrivo della “megalomania” umanista cominciata nel 1400. Qui non c’è il sembiante umano come allora, ma ciò che lo costituisce. La forma, pezzi di geometrie, anatomie meccaniche ,drappi e impalcature di sostegno, si erge a Totem divino. Solo, da contemplare nello spazio infinito della piazza. E l’uomo titanico, malinconico sconfitto dalla sua solitudine nel mondo.

Schermata 2016-01-26 alle 11.56Esattamente all’opposto c’è un quadretto”l’angelo ebreo”, tutto chiaro e luminoso dalla stesura piatta come un disegno colorato. Stesso uomo Frankenstein ma con occhione sbilenco al posto della testa che tutto vede e conosce. Sorprende questa figura accrocchio dipinto su fondo grigetto piatto come raramente si vede in De Chirico, ma la gioia e la leggerezza che emana sono perfette. Non si può finire anche se con breve accenno ad un quadro di Morandi, natura morta su tavolo quasi sospesa. E un abbaglio di luce dorata, una sinfonia di ocra, gialli e bruni che intonandosi all’unisono risplendono nella luce, un mistero tecnico, non metafisico, ma tale a volte è l’arte. Buona visita.

 

 

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