I Martedì Critici

ALBERTO DAMBRUOSO risponde alle cinque domande di Hidalgo

Alberto-Dambruoso-al-Chiostro-del-Bramante-foto-Sebastiano-Luciano

Alberto Dambruoso é uno storico dell’arte, professore di Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia, critico e curatore indipendente d’arte contemporanea, con base a Roma da più di quindici anni. Si è laureato in Storia dell’Arte Contemporanea alla Facolta’ di Conservazione dei Beni Culturali della Tuscia (VT) e ha ricevuto l’abilitazione all’insegnamento di Storia dell’Arte presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia nel 2007. Dal 2010 Dambruoso ha ideato  ”I Martedì Critici”, serie di incontri-dibattito con cadenza settimanale con i maggiori artisti, galleristi e critici del panorama artistico nazionale ed internazionale, che si tengono in luoghi istituzionali italiani (Auditorium di Mecenate, Chiostro del Bramante, Museo MACRO e MAXXI a Roma, Museo Pan e Museo MADRE a Napoli, Museo Pecci a Milano). Inaugura la nuova rubrica “Le cinque domande di Hidalgo”.

Qual è il ruolo della comunicazione, anzi dell’ipercomunicazione tipica dei nostri tempi, nel condizionare le dinamiche del mondo dell’arte?

L’ipercomunicazione che ha attecchito massicciamente nel mondo dell’arte negli ultimi vent’anni ha favorito l’attivazione di meccanismi di natura prevalentemente mercificatoria, sviluppati per lo più attraverso linguaggi desunti dalla moda e/o dalla pubblicità. Sono sorti fenomeni che non avevano niente a che vedere, o poco, con l’arte, venendo però spacciati per tale. Tutto ciò è alimentato da un compiacente sistema dell’arte che ha costante bisogno di apparire sempre nuovo e appetibile per un mercato in continua espansione e desideroso di ricevere conferme quotidiane dai media (parte del sistema) sugli investimenti effettuati.

In che misura e in che modo la crisi economica e di valori che attraversa l’intero Occidente riverbera e influisce sull’arte contemporanea?

Ritengo che la crisi vissuta dal mondo occidentale negli ultimi dieci anni abbia di fatto impoverito la cultura e per esteso tutti gli artisti. I tagli forsennati al comparto culturale, che hanno toccato in particolare i musei pubblici oltre che in generale tutta l’offerta di quasi tutti i Paesi dell’area europea, hanno messo in seria difficoltà tutti gli artisti e soprattutto i giovani che si sono visti ridurre sempre di più gli spazi dove poter mostrare il loro lavoro. Viceversa chi un tempo non avrebbe avuto alcuna chance di esporre all’interno di Musei o di istituzioni pubbliche, oggi lo può fare se alle sue spalle vi è uno sponsor che garantisce la copertura finanziaria della mostra. I Musei pubblici pur di non chiudere hanno lasciato ai privati la programmazione della maggior parte delle mostre con le conseguenze che tutti noi abbiamo sotto gli occhi.

Esiste ancora una autonomia e un ruolo per il critico d’arte?

Il critico d’arte, se svincolato dal sistema e quindi indipendente dal mercato e in generale da qualsiasi tipo di lobby, può godere ancora oggi di spazi di autonomia. Per quanto riguarda il ruolo del critico d’arte, credo si sia perso nel corso degli ultimi decenni. Soprattutto il ruolo di arbitro dei gusti e di colui che decide se un’opera ha le qualità estetiche e formali per essere definita tale. Oggi chi decide se un’opera o un artista possono andare sono le grandi gallerie e le case d’asta internazionali.
I critici poi hanno perso negli ultimi anni quel concetto di militanza, che rappresentava fino agli anni Settanta una condizione essenziale per svolgere l’attività. Essi dovrebbero quindi ritornare ad aver un contatto in prima persona con gli artisti recandosi nel loro studio di frequente, soprattutto quando si devono organizzare delle mostre. Conosco molti colleghi che scrivono dei testi vedendo l’opera solo dal computer. La critica d’arte, poi, dovrebbe tornare a fare il proprio lavoro: essere libera di esprimere giudizi positivi come quelli negativi. Oggi sono davvero pochi i critici che stroncano delle mostre e la critica spesso viene definita buonista con il risultato che si tende all’appiattimento dei valori estetico – formali.

Che ruolo gioca il sistema dell’arte nella selezione delle figure più influenti e di successo? 

Il sistema dell’arte gioca un ruolo primario nel selezionare le figure artistiche più rispondenti alle esigenze del mercato e del sistema stesso.

Quali ti sembrano le figure di intellettuali (curatori, direttori di museo, filosofi) prestati all’arte di maggiore interesse?

In generale non ho mai visto di buon occhio nessuna figura che si sia prestata all’arte, salvo rare eccezioni. Ho sempre ritenuto infatti che la formazione universitaria e le successive specializzazioni o dottorati di ricerca siano imprescindibili per operare nel mondo dell’arte, a maggior ragione se si ricoprono ruoli importanti per la trasmissione del sapere come quello di direttore di museo. Tuttavia ci sono stati nella storia dell’arte degli esempi positivi di intellettuali che, pur non avendo avuto una formazione artistica, si sono ben distinti nel campo dell’arte. Penso a filosofi come Umberto Eco, a poeti come Emilio Villa o al “banchiere” Aby Warburg.

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2 Comments

  1. Giordana Zuffardi

    Finalmente!
    Finalmente leggo qualcosa di onesto e, a mio parere, veritiero sul mercato dell’arte e chi lo condiziona e sul ruolo che i critici dovrebbero riconquistare nel rapporto con gli artisti.
    Grazie di cuore, non mi sento piú sola!

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